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Seconda serata: Lauro immenso e Pausini scioltissima. Ma trenta canzoni erano davvero necessarie?

E poi non riesco ancora a concentrarmi sui testi, cosa che mi ero imposta di fare, ma a me arriva sempre prima la musica
Seconda serata: Lauro immenso e Pausini scioltissima. Ma trenta canzoni erano davvero necessarie?
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La seconda serata è speciale perché torna sul palco Achille Lauro in veste di co-conduttore, oltre che cantante. La sua soddisfazione per un periodo pieno di grandi successi la leggiamo sui suoi profili, dove annuncia che l’album Comuni Mortali è doppio disco di platino. Reduce dalla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, porta a casa la puntata di Sanremo e, successivamente, un tour nei palazzetti e negli stadi da sold out.

Riflettori puntati su di lui anche in conferenza stampa, dove una giornalista gli chiede se sia single. “Felicemente sì”, risponde, mentre gli fa eco Carlo Conti (come era successo il giorno prima con Yaman) dicendo che lui è felicemente sposato.

Un altro giornalista, definendolo “Re Mida”, gli chiede come mai non subisca la crisi delle vendite o dei tour lamentata da alcuni colleghi, ma anzi viva in maniera crescente il suo successo. Lauro risponde che non conosce la situazione degli altri, non guardandosi intorno, ma per quanto riguarda lui, la squadra costruita negli anni si è impegnata ad affrontare anche i problemi lavorando sodo, imparando anche dai fallimenti per costruire i traguardi raggiunti.

Ok, andiamo alla gara. Aprono i giovani. Filippucci, molto bravo, vince sul trio Blind, El Ma & Soniko, sebbene la loro canzoncina molto orecchiabile resti subito in testa. Angelica Bove, prevedibilmente, supera Mazzariello. Patty Pravo canta in un registro basso sempre molto intonata, tranne — che peccato — nell’ultimissima lunga nota di chiusura, che però non intacca il piacere di vederla ancora una volta lì.

A questo punto appare Giovanni Vernia in bianco, super dandy, con due quintali di collier di non so quali e quante gemme preziose, stile strike a pose Vogue... ops, no, no, è proprio Lauro! Eh, lo so, darà materiale per nuove imitazioni, ma è immenso: davvero bello, elegantissimo, stiloso e sempre impeccabile. Il pubblico chiama a gran voce lui e Carlo in galleria. Lauro presenta LDA & Aka 7even che latineggiano nella loro Poesie clandestine e stasera direi che mi piacciono abbastanza.

Stacchetto: “È Sanremo, è Sanremo, è Sanremo”. Bene per Welo, mio conterraneo, al quale spero che questa opportunità dia tanta fortuna.

Pausini scioltissima. In realtà non avevo dubbi che sarebbe stata perfetta per questo ruolo; mi è sempre stata simpatica e mi piace molto, pur non essendo precisamente una sua fan, non me ne voglia.
Elettra Lamborghini sta facendo il suo miglior Sanremo: è maturata nell’esecuzione ed è sempre super spontanea. In pratica sta sul palco di Sanremo a lamentarsi dei festini in albergo come se ne stesse parlando tra quattro mura con le sue amiche. La sua bolognesità è irresistibile, ma forse è un fatto mio e della saudade che mi porto addosso per aver vissuto 24 anni nell’amata Bologna.

Duetto Laura-Lauro in 16 marzo: canzone essenzialmente uguale a se stessa con coreografia scenografica e arrangiamento efficace. Lui composto, lei scatenata, ma in totale equilibrio; quando armonizzano il risultato è solido e, anche se la canzone vive già di vita propria, questa versione — pur non aggiungendo nulla — è comunque piacevole. Il timbro caldo di Achille Lauro rimane necessario a scaldare il tono acuto della nostra Laura nazionale.

Levante, dal look rétro che le dona moltissimo, regala un’esecuzione sicura, padroneggiando una melodia potente e non certo semplice con voce a tratti pulita e a tratti graffiante.

Torna sul palco Lauro che canta Perdutamente in ricordo delle vittime di Crans-Montana. Cambio di programma rispetto agli accordi iniziali di eseguire Incoscienti giovani, ma la madre di uno dei ragazzi ha cantato in tv il ritornello di Perdutamente e così si è deciso per questa. Sono le undici di sera, minuto più minuto meno, devo tenere basso il volume della tv mentre vorrei godermi questa esecuzione che ho tanto atteso. Va bene, potrò recuperarne il video che riascolterò con il volume a palla domani.

Intro da brividi, piano e voce (quella del soprano Valentina Gargano), archi e coro di venti elementi, filtro tv bianco e nero, applausi, commozione. E poi lui: strofa con piano e violino. Applausi. Achille Lauro offre un’interpretazione struggente e commovente, il momento più alto della serata, confermando di dare sempre il massimo nelle ballad, complice forse una nota di melanconia della sua persona. Standing ovation del pubblico.

Grazie Lauro, è stato un momento di grandissima emozione collettiva. Come lui stesso afferma: “La musica ha il compito di accompagnarci nella vita, non è solo intrattenimento. Le canzoni hanno qualcosa di molto più viscerale dentro; se questo ha confortato anche solo una persona e le ha fatto del bene, per noi era un dovere”.
Intanto il mio telefono tace, nessun commento, nessun messaggio. Che siano tutti a letto?

Chiello ancora non convince nell’esecuzione delle strofe, dove l’intonazione mi sembra incerta; ad ogni modo la canzone ha un ritornello allegro e radiofonico. Come anche il ritornello di Stupida sfortuna di Fulminacci, che canta bene e con precisione.

Gli applausi durante Male necessario partono quando Marco Masini comincia a cantare nel ritornello, che gode della forza trainante della sua voce che spinge in alto, piacevolmente “sporca”. Il duetto è convincente anche stasera, la strofa può accontentarsi del registro di Fedez che si amalgama bene con il resto, come un compito in classe ben eseguito.

Dargen D’Amico è meglio ascoltarlo senza guardare i suoi look di quest’anno, ma lo dico con affetto. Lui è così, prendere o lasciare. E d’altronde il ritornello è forte e l’arrangiamento funky-ballereccio del brano me lo rende gradevole anche stasera.

Parentesi omaggio a Ornella Vanoni con Eternità, brano scritto da Giancarlo Bigazzi e Claudio Cavallari, che portò a Sanremo insieme ai Camaleonti nel 1970 e che ora canta sua nipote Camilla Ardenzi. Sa portare l’eredità e la rendita della nonna con spalle larghe, Camilla: brava. Nel finale si alterna con la voce della nonna mentre le inquadrature sulla Pausini e sull’orchestra rivelano volti sorridenti. Applausi. Ornella Vanoni è stata molto amata oltre che per la sua voce, anche per il suo stile e la sua personalità.

Fine del mio scrivere. Dice: “Ma tu non parli di tutte le esibizioni e di tutti i cantanti”. Eh, appunto. Man mano che ascolto non sono sicura che fossero necessarie trenta canzoni, queste trenta canzoni. E poi non riesco ancora a concentrarmi sui testi, cosa che mi ero imposta di fare, ma a me arriva sempre prima la musica, tanto che a volte per anni rimango convinta che una canzone dica una cosa e invece ne dice un’altra.

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