Colpo di mano notturno, la destra trova l’accordo sulla legge elettorale: proporzionale con premio e ballottaggio. E c’è chi evoca già il ritorno del Porcellum
L’accordo è arrivato in piena notte. Chiusi all’interno della sede di Fratelli d’Italia, in via della Scrofa, gli esponenti della maggioranza hanno raggiunto l’intesa sulla nuova leggere elettorale. Il blitz è servito: i partiti che sostengono il governo di Giorgia Meloni hanno definito le nuove modalità di voto per le prossime Politiche. Proporzionale con premio di maggioranza, eliminati i collegi uninominali e soglia di sbarramento al 3%, sono le principali novità. Due i punti in sospeso che saranno decisi direttamente dai leader: si tratta delle preferenze e del numero dei collegi. Tutto questo mentre dalle opposizioni si solleva un coro di critiche: “Ecco le priorità della destra, non le emergenze economiche e sociali del Paese”. Da destra qualcuno l’ha già ribattezzata “Stabilicum“, mentre dalle opposizioni c’è chi parla di “nuovo Porcellum“.
Spariscono gli uninominali
Il provvedimento di 3 articoli, firmato dai capigruppo di maggioranza, è stato già presentato al Senato ed è in corso di presentazione alla Camera, da dove, secondo quanto di apprende, dovrebbe iniziare l’iter. Secondo quanto trapela, vengono eliminati i collegi uninominali, prevedendo quindi il mantenimento dei soli collegi plurinominali proporzionali. I collegi uninominali – cioè quelli dove le liste o le coalizioni presentano un unico candidato, risultando eletto quello che ottiene più voti – sono quelli che nel 2022 hanno permesso al governo Meloni di avere l’attuale maggioranza in Parlamento. In quell’occasione, infatti, il centrosinistra si presentava diviso e questo ha premiato l’unità del centrodestra che, ad esempio, ha eletto 121 deputati sui 147 degli uninominali. Un contesto che però cambierebbe molto con il campo progressista unito. Per questo – attaccano dalle opposizioni – la modifica della legge elettorale è diventata una priorità della destra.
Il premio di maggioranza e il ballottaggio
C’è poi il tema del premio di maggioranza. La coalizione che supererà, anche di poco, il 40% delle preferenze otterrà un premio fisso di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, che verrà assegnato tramite listini bloccati che saranno circoscrizionali alla Camera e regionali al Senato. La scheda elettorale non sarebbe dunque molto differente da quella del Rosatellum: in quest’ultimo caso compare il nome del candidato nel collegio uninominale e sotto i listini dei partiti che lo sostengono, con la nuova legge vi sarebbero i nomi dei candidati dei listini circoscrizionali al posto del nome del candidato dell’uninominale. Del Rosatellum verrebbero mantenute le pluricandidature e l’alternanza uomo/donna sia nelle liste proporzionali che nei listini circoscrizionali, e l’obbligo di candidare almeno il 40% di uno dei due sessi. La soglia di sbarramento è stabilita al 3%. Nel testo, rendono noto fonti del centrodestra, ci sarebbe anche l’ipotesi di fare ricorso al ballottaggio ma solo in un caso definito “residuale”: cioè qualora la prima e la seconda coalizione dovessero ottenere tra il 35% e il 40% dei voti. Pieno accordo sull’inserimento dell’obbligo di indicare nel programma di coalizione (e non sulla scheda) il nome del candidato premier, da proporre al presidente della Repubblica in caso di vittoria.
I punti in sospeso: decideranno i leader
Mancano ancora le ultime limature tecniche. In particolare, sull’introduzione delle preferenze, sponsorizzata da Fratelli d’Italia, resterebbero scettici gli alleati, Forza Italia, Lega e Noi moderati. Da chiarire anche il numero dei collegi: rispetto agli attuali 49 alla Camera e 26 al Senato, la Lega ha chiesto di aumentarne il numero, questo anche per consentire un maggior numero di candidati e per avere listini bloccati più corti, visto che le preferenze verrebbero meno. Fdi avrebbe proposto come soluzione tecnica la possibilità di aumentarli altrimenti rimarrebbe l’ossatura del Rosatellum. Spetterà adesso a Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi sciogliere questi dubbi in un vertice che dovrebbe essere convocato a breve e che sarà decisivo per l’ok definitivo alla riforma del sistema di voto. Il testo, si apprende, potrebbe essere depositato in Parlamento già all’inizio della prossima settimana.
Le critiche delle opposizioni
“Il governo trova l’intesa per la riforma elettorale e per la riforma della giustizia per salvare i politici dalle inchieste ma nulla per quanto riguarda 60mila rider sfruttati sotto la soglia della povertà, nulla per tutti i nostri giovani sottopagati, dice no al salario minimo”, attacca il leader del M5s Giuseppe Conte. “Questa accelerazione è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario”, ha detto la segretaria Pd Elly Schlein. Dalle indiscrezioni il testo pare, ha aggiunto “molto distorsivo della rappresentanza” e ha “degli elementi che sarebbero per noi inaccettabili“. “Rischiano di consegnare a chi può vincere le elezioni anche la possibilità di eleggere da solo il Presidente della Repubblica“, ha concluso la segretaria dem.
Per Angelo Bonelli lo sprint della maggioranza sulla legge elettorale si lega alle difficoltà sul referendum. “È il segnale chiaro della difficoltà della maggioranza in questa fase, che a tre settimane circa dal voto referendaria presenta la legge elettorale. Qual era il problema? Avevano paura che di fronte a una sconfitta non riuscissero a trovare un’intesa? Un segnale di una grande debolezza e di profonda preoccupazione” per l’esito del referendum, sottolinea l’esponente di Avs. “Il sistema politico italiano cade di nuovo in questa maledizione antidemocratica dettata dal vizio dei principali partiti di volersi cucire addosso la legge elettorale come fosse un vestito su misura”, incalza il segretario di +Europa, Riccardo Magi: “Con un premio di maggioranza che non esiste in nessun sistema elettorale delle democrazie avanzate, che in realtà è un premio di minoranza perché trasforma una minoranza nel Paese in una solida maggioranza di seggi in Parlamento. Altro che Stabilicum, era e resta un Meloncellum, cioè un Porcellum targato Meloni”, aggiunge Magi.