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Colpo di mano notturno, la destra trova l’accordo sulla legge elettorale: proporzionale con premio e ballottaggio. E c’è chi evoca già il ritorno del Porcellum

Chiusi in via della Scrofa, gli esponenti della maggioranza hanno raggiunto l'intesa. "Ecco le priorità della destra", attaccano dall'opposizione
Colpo di mano notturno, la destra trova l’accordo sulla legge elettorale: proporzionale con premio e ballottaggio. E c’è chi evoca già il ritorno del Porcellum
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L’accordo è arrivato in piena notte. Chiusi all’interno della sede di Fratelli d’Italia, in via della Scrofa, gli esponenti della maggioranza hanno raggiunto l’intesa sulla nuova legge elettorale. Il blitz è servito: i partiti che sostengono il governo di Giorgia Meloni hanno definito le nuove modalità di voto per le prossime Politiche. Proporzionale con premio di maggioranza, eliminati i collegi uninominali, previsto il ballottaggio e soglia di sbarramento al 3%, sono le principali novità. Niente ritorno alle preferenze e rimane, al momento, invariato anche il numero dei collegi. Una mossa che ha provocato le critiche dalle opposizioni: “Ecco le priorità della destra, non le emergenze economiche e sociali del Paese”. Da destra qualcuno l’ha già ribattezzata “Stabilicum“, mentre dalle opposizioni c’è chi parla di “nuovo Porcellum“. Basterà così a una coalizione superare il 40% dei voti per ottenere quasi il 60% della rappresentatività in Parlamento. Una legge finalizzata a “stabilità e pluralismo”, rivendica la maggioranza, mentre la segretaria del Pd Elly Schlein la definisce “inaccettabile“.

Spariscono gli uninominali

Il provvedimento di 3 articoli, firmato dai capigruppo di maggioranza, è stato già presentato al Senato ed è in corso di presentazione alla Camera, da dove – secondo quanto si apprende – dovrebbe iniziare l’iter. La proposta della destra prevede l’eliminazione dei collegi uninominali, con il mantenimento dei soli collegi plurinominali proporzionali. I collegi uninominali – cioè quelli dove le liste o le coalizioni presentano un unico candidato, risultando eletto quello che ottiene più voti – sono quelli che nel 2022 hanno materialmente permesso al governo Meloni di avere l’attuale maggioranza in Parlamento. In quell’occasione, infatti, il centrosinistra si presentava diviso e questo ha premiato l’unità del centrodestra che, ad esempio, ha eletto 121 deputati sui 147 degli uninominali. Un contesto che però cambierebbe molto con il campo progressista unito. Per questo – attaccano dalle opposizioni – la modifica della legge elettorale è diventata una priorità della destra.

Il premio di maggioranza e il ballottaggio

C’è poi il tema del premio di maggioranza. La coalizione che supererà, anche di poco, il 40% delle preferenze otterrà un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, che verrà assegnato tramite listini bloccati che saranno circoscrizionali alla Camera e regionali al Senato. L’entità del premio, si legge, “non può superare il quindici per cento dei seggi, rimanendo comunque ancorato alla soglia massima di 230 seggi conseguibili alla Camera dei deputati e 114 seggi conseguibili al Senato della Repubblica”. In pratica, anche solo ottenendo poco più del 40% dei voti una coalizione può ottenere quasi il 60% della rappresentanza parlamentare. Nel caso in cui nessuno raggiunga la soglia del 40%, si attiverà una distribuzione proporzionale. Se, invece, le due coalizioni arrivate prima e seconda sono tra il 35 e il 40% la proposta di legge depositata prevede il ballottaggio.

Come cambia la scheda elettorale

La scheda elettorale non sarebbe molto differente da quella del Rosatellum: in quest’ultimo caso compare il nome del candidato nel collegio uninominale e sotto i listini dei partiti che lo sostengono, con la nuova legge vi sarebbero i nomi dei candidati dei listini circoscrizionali al posto del nome del candidato dell’uninominale. Del Rosatellum verrebbero mantenute le pluricandidature e l’alternanza uomo/donna sia nelle liste proporzionali che nei listini circoscrizionali, e l’obbligo di candidare almeno il 40% di uno dei due sessi. La soglia di sbarramento è stabilita al 3%. Previsto anche l’obbligo di indicare nel programma di coalizione (ma non sulla scheda) il nome del candidato premier, da proporre al presidente della Repubblica in caso di vittoria. In pratica le coalizioni dovranno decidere prima di depositare le liste chi sarà il soggetto che verrà proposto come presidente del Consiglio.

Niente preferenze

Gli argomenti più dibattuti nella maggioranza sono stati due: le preferenze e il numero dei collegi. Nonostante Giorgia Meloni in passato si sia espressa più volte a favore della reintroduzione delle preferenze, né in premessa di legge, né nei tre articoli depositati trova posto il riferimento alla possibilità dell’elettore di scegliere i nominativi dei candidati in lista. E nessuna variazione, al momento, è prevista per le dimensioni delle attuali circoscrizioni e degli attuali collegi plurinominali e proporzionali. Rimangono, pertanto, gli attuali 49 per la Camera e 26 per il Senato. Dopo la maratona notturna era trapelato che sarebbe stato un vertice tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi a sciogliere gli ultimi dubbi. Poche ore dopo, però, il testo è stato depositato in Parlamento.

Le critiche delle opposizioni

“Il governo trova l’intesa per la riforma elettorale e per la riforma della giustizia per salvare i politici dalle inchieste ma nulla per quanto riguarda 60mila rider sfruttati sotto la soglia della povertà, nulla per tutti i nostri giovani sottopagati, dice no al salario minimo”, attacca il leader del M5s Giuseppe Conte. “Questa accelerazione è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario”, ha detto la segretaria Pd Elly Schlein. Dalle indiscrezioni il testo pare, ha aggiunto “molto distorsivo della rappresentanza” e ha “degli elementi che sarebbero per noi inaccettabili“. “Rischiano di consegnare a chi può vincere le elezioni anche la possibilità di eleggere da solo il Presidente della Repubblica“, ha concluso la segretaria dem.

Per Angelo Bonelli lo sprint della maggioranza sulla legge elettorale si lega alle difficoltà sul referendum. “È il segnale chiaro della difficoltà della maggioranza in questa fase, che a tre settimane circa dal voto referendario presenta la legge elettorale. Qual era il problema? Avevano paura che di fronte a una sconfitta non riuscissero a trovare un’intesa? Un segnale di una grande debolezza e di profonda preoccupazione” per l’esito del referendum, sottolinea l’esponente di Avs. “Il sistema politico italiano cade di nuovo in questa maledizione antidemocratica dettata dal vizio dei principali partiti di volersi cucire addosso la legge elettorale come fosse un vestito su misura”, incalza il segretario di +Europa, Riccardo Magi: “Con un premio di maggioranza che non esiste in nessun sistema elettorale delle democrazie avanzate, che in realtà è un premio di minoranza perché trasforma una minoranza nel Paese in una solida maggioranza di seggi in Parlamento. Altro che Stabilicum, era e resta un Meloncellum, cioè un Porcellum targato Meloni”, aggiunge Magi.

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