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Accordo tra Europol e Ecuador per fermare il fiume di cocaina che dai porti sudamericani inonda l’Europa

Secondo l'Organizzazione mondiale delle dogane il 30% della "neve" che arriva nel continente parte da Posorja o altri scali ecuadoregni. Antoci (M5S) è stato relatore della proposta che dovrà essere votata in seduta plenaria
Accordo tra Europol e Ecuador per fermare il fiume di cocaina che dai porti sudamericani inonda l’Europa
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Un rapporto dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane (OMD) indica che il 30% della cocaina, sequestrata dalle forze dell’ordine all’interno di container, era stata caricata nei porti dell’Ecuador. Nel 2024, la polizia ha messo le mani su 300 tonnellate di “neve”, stimando però che si potrebbe trattare solo di un quarto del totale rispetto alla sostanza stupefacente destinata a Stati Uniti ed Europa. Attualmente, il Paese sudamericano è il terzo in classifica per quantità di sostanza sequestrata, dopo Colombia e Stati Uniti.

In questo contesto, uno scambio di informazioni tra organi investigativi europei e sudamericani appare fondamentale. Ed è questo uno degli aspetti che è contenuto nella proposta di accordo tra Ecuador ed Europol: relatore è stato l’eurodeputato Giuseppe Antoci (M5S). La Commissione Giustizia e Affari interni del Parlamento europeo ha approvato la relazione, si attende il voto definitivo nella seduta plenaria.

Una delle ragioni per cui l’Ecuador è divenuto punto di partenza dei carichi di cocaina è legato alla sua posizione geografica, tra Perù e Colombia, due dei principali produttori. Uno scenario in evoluzione che preoccupa non poco le autorità indirizzate al contrasto del traffico internazionale: l’Ecuador sta iniziando a produrre, specialmente nelle zone di Carchi e Sucumbíos. Il porto di Posorja invece è uno degli scali principali utilizzato per le spedizioni.

“È inaccettabile sottovalutare un sistema criminale che collega i cartelli colombiani ed ecuadoriani alle mafie presenti in Europa – ha dichiarato Antoci – le rotte che partono dall’area di Guayaquil e arrivano nei porti europei dimostrano che siamo davanti a una rete globale che va colpita nei suoi interessi economici”.

Nel documento approvato si specifica che le condizioni di intervento sono legate a diversi fattori, tra cui l’efficienza della magistratura e il rispetto degli individui: “L’accettabilità politica di accordi di questo tipo dipende in larga misura dalla valutazione complessiva della situazione dello Stato di diritto nei paesi interessati, compresi l’indipendenza del sistema giudiziario e il rispetto dei diritti umani. Su questi punti e per completezza d’informazione, secondo recenti rapporti di diverse ONG (Human Rights Watch; Freedom House, ecc.), lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani in Ecuador rimangono fragili, con continue preoccupazioni in merito a corruzione, carenze nel giusto processo e pressioni legate al conflitto politico e alla criminalità organizzata. L’indipendenza della magistratura, in particolare della Corte Costituzionale, è stata minata da interferenze politiche, attacchi pubblici ai giudici e minacce alla sicurezza dei funzionari giudiziari”.

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