“Mai i magistrati in politica, nemmeno dopo la pensione”: quando Carlo Nordio condannava se stesso | Il video
“No, no, mai e poi mai, mai in politica, e non per disprezzo della politica, ma perché io riconosco la superiorità della politica. No, niente politica per i magistrati, ma soprattutto per quelli che si sono sovraesposti mediaticamente, e soprattutto per quelli che, con il loro lavoro, hanno vulnerato le carriere politiche degli altri”. Sagge parole, se non fosse che a pronunciarle era proprio lui, l’attuale ministro della Giustizia Carlo Nordio, 11 anni fa.
Gira impazzito da un WhatsApp all’altro dei magistrati italiani, questo video che, su YouTube, ripropone poco più di cinque minuti in cui Nordio, allora procuratore aggiunto di Venezia, doppiamente incline sia all’esposizione mediatica, che alla produzione di libri e articoli sui giornali, era ospite, all’Ara Pacis di Roma, della ventiduesima puntata della seconda stagione di “Roma InConTra”, un format tv del giornalista Enrico Cisnetto. Un faccia a faccia alla presenza di un pubblico pronto agli applausi. Si parla di Palermo, dell’allora procuratore aggiunto Antonio Ingroia, uno dei protagonisti più convinti dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia che, dopo dieci anni, si chiude con l’assoluzione dei principali imputati. Ma nel frattempo proprio Ingroia prima si è dato alla politica e poi è diventato avvocato.
Giusto nelle stesse ore in cui Nordio, da Guardasigilli, si confronta a Palermo con il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, tra le toghe si diffonde proprio il video in cui Nordio teorizza e pronuncia convito quel “niente politica per i magistrati”. Una condanna aperta del processo sulla Trattativa quando parla di “un’indagine colossale che dura da vent’anni per poi sentirsi dire che forse è stata messa in piedi da un pm per protagonismo”. E ancora: “Questo è di una gravità assoluta, penso che meriterebbe una rilettura di tutto ciò che è stato fatto, anche di tutti i soldi che sono stati spesi”.
E poi eccolo affrontare il tema dei magistrati in politica. “Non ci vorrebbe molto a fare una legge, lo dico in termini atecnici, per cui un magistrato non deve mai fare politica, né prima, né durante, né dopo, e neanche quando è andato in pensione”. Già, ma proprio Nordio ha cambiato idea a 360 gradi e ha fatto esattamente il contrario, candidandosi nel 2022 con Fratelli d’Italia alla Camera giusto nel collegio Veneto 1, cioè in quel Veneto che lo aveva visto magistrato a Venezia per decenni, protagonista di inchieste famose come quelle sul Mose e sui fondi del Pci-Pds. Cisnetto lo interrompe, “certo sarebbe un peccato, perché io ti farei subito ministro della Giustizia”. E lui, schermendosi, replica con quel “no, no, mai e poi mai, mai in politica” e ancora “niente politica per i magistrati”. Non contento è pronto a escludere quelli come lui “sovraesposti mediaticamente” e quelli che, con il loro lavoro, “hanno vulnerato le carriere politiche degli altri”. Eh già, è esattamente il ritratto di Carlo Nordio che, undici anni dopo, non solo è sceso in politica, ma è diventato pure Guardasigilli. A essere benevoli si può dire che ha cambiato idea a 360 gradi.