Congedo parentale paritario, già bocciata la proposta: la destra vota contro e non cerca altri fondi. Le opposizioni: “Trovate i soldi per le bombe e non per i cittadini”
Neanche il tempo di discutere in Aula o di cercare un’asse tra i partiti che la proposta di congedo parenatale paritario è stata bocciata dalla maggioranza di destra in commissione Bilancio della Camera. Uno stop arrivato poche ore dopo che la Ragioneria ha dichiarato “inidonee” le coperture economiche e dopo che nessuno ha cercato di trovare alternative per una misura che aiuta la parità. L’iniziativa delle opposizioni unite infatti, non ha trovato alcuna sponda nel fronte governativo: nonostante la richiesta di riapertura dei termini degli emendamenti per provare a proporre una copertura diversa o una sospensione per approfondire tecnicamente i rilievi della ragioneria arrivati oggi, la destra ha approvato il parere soppressivo del testo. Poco dopo, l’aula della Camera ha bocciato anche la richiesta delle opposizioni di riaprire i termini sulla proposta e rinviare alla prossima settimana il voto: per soli 23 no di differenza, non si è potuto prendere tempo. Quidni l’Aula è passato al voto dell’emendamento soppressivo della proposta: approvato con 137 voti a favore, 117 contrari e 2 astenuti. “Trovate i soldi per qualunque cosa, per le bombe, per le armi ma non per qualcosa che interessa i cittadini”, ha detto intervenendo a Montecitorio la deputata Pd Maria Cecilia Guerra.
L’appello delle opposizioni
Dopo il primo stop in commissione, le opposizioni hanno convocato una conferenza stampa e si sono rivolte direttamente alla presidente del Consiglio. Una mossa che, però, non ha portato alcun risultato. “Siamo qui a chiedere al governo, alla premier Giorgia Meloni, di fermarsi e di confrontarsi con noi su una proposta necessaria” che serve alle lavoratrici, alla conciliazione. “Ci ripensi”, ha dichiarato la segretraria Pd Elly Schlein nella conferenza stampa con tutta l’opposizione. ”Ma sappiamo benissimo che quando c’è la volontà politica Le coperture si trovano e noi siamo disponibili a lavorarci insieme alla maggioranza”. Un nuovo gesto “di arroganza”, ha detto Nicola Fratoianni. Alla conferenza ha partecipato in collegamento Giuseppe Conte, mentre erano presenti Riccardo Magi, Elena Bonetti, Maria Elena Boschi e Angelo Bonelli.
Il no al congedo paritario è una “grande occasione persa dalla maggioranza”, il no a ” una misura che sarebbe una rivoluzione culturale e le nostro Paese”, ha detto ancora la segretaria dem. Di fatto, l’iniziativa che portava la prima firma di Schlein e che aveva ottenuto l’appoggio di tutti i partiti di opposizione, prevedeva un congedo paritario di 5 mesi, pagato al 100%, a madri e padri, compreso quelli non sposati e i lavoratori autonomi. La proposta di legge chiede di incrementare la misura del congedo obbligatorio di maternità, innalzandolo dall’80 per cento al 100 per cento della retribuzione per le lavoratrici dipendenti, autonome e libere professioniste e l’assegno di maternita per lavori atipici e discontinui, a 2.500 euro in luogo dei 3 milioni di lire, e prevede un “congedo paritario”, in luogo dell’attuale congedo obbligatorio di paternità pari a 10 giorni fino a cinque mesi di vita del bambino. “Sarebbe un grande passo in avanti perché aiuterebbe l’occupazione femminile, aiuterebbe i padri a veder crescere i propri figli… Tutti obiettivi che pensavamo essere condivisi dalla maggioranza”. E invece, ha chiuso la segretaria del Pd, “ci è stato anche negato di poter discutere nel merito questa proposta. Hanno adottato un trucco per evitare di discutere la proposta”.
Le motivazioni della Ragioneria
Il primo stop era arrivato in tarda mattinata dalla Ragioneria. La relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato parla di “copertura inidonea”. Secondo quanto si legge, complessivamente i costi della proposta sono stimati in circa 3,7 miliardi per l’anno 2026 che crescono progressivamente fino a 4,5 miliardi di euro annui a decorrere dal 2035, precisando che si trattano di stime non complete. Per quanto riguarda le coperture viene evidenziato che il provvedimento indica i “risparmi di spesa” e le “maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione e dall’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi (Sad)”. Scrivono i tecnici: “Premesso che il provvedimento prevede una decorrenza sul piano temporale degli oneri relativi a un esercizio finanziario ormai concluso, si evidenzia che dal medesimo conseguono oneri a carattere crescente e strutturale, superiori a quelli indicati”, si legge nella relazione. Di qui, le conclusioni: copertura inidonea, “in quanto formulata in termini meramente programmatici facendo riferimento alla rimodulazione o alla soppressione di misure indeterminate per far fronte a oneri certi e quantificati”. Così, sfruttando la relazione della Ragioneria, la destra affossa la proposta senza però entrare nel merito della questione e senza un eventuale confronto con le opposizioni sulle possibili coperture alternative.