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Un’occhiata a Portobello di Marco Bellocchio, un horror ‘col fischio’ e alla consacrazione di Anna Ferzetti

La nuova opera di Bellocchio ha trovato forma come serie in 6 episodi da guardare su HBO Max, dal 20 febbraio, uno a settimana. Ferzetti in "Domani interrogo" finalmente protagonista
Un’occhiata a Portobello di Marco Bellocchio, un horror ‘col fischio’ e alla consacrazione di Anna Ferzetti
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Mentre la serie su Enzo Tortora firmata Marco Bellocchio ha esordito il 20 febbraio sulla neonata piattaforma HBO Max, diamo uno sguardo anche a due film in sala: ‘Domani interrogo’ con Anna Ferzetti e l’horror ‘Whistle – Il richiamo della morte’

Partiamo cronologicamente con questi due titoli, tra di loro agli antipodi, ma entrambi in sala dal 19 febbraio. Domani interrogo di Umberto Carteni è il fedele adattamento all’omonima opera letteraria di Gaja Cenciarelli, Marsilio Editore. Si tratta di un film che sembrerebbe piccolo, invece si rivela grande e sfaccettato perché riproduce in maniera realistica e disincantata le dinamiche all’interno della scuola di oggi, anzi di una classe romana. Una professoressa d’inglese proveniente dal centro si ritrova in periferia. Messa in difficoltà da realtà complesse alle quali non era abituata, reagirà senza mai demordere intessendo relazioni empatiche con i ragazzi e le ragazze del quinto anno, non senza difficoltà e svarioni adolescenziali.

Il regista ci mostra i personaggi attraverso una messa in scena vivace e di camera a mano. La sua trasposizione ricorda anche il francese Les Héritiers, di qualche anno fa. Ottima idea i diversi flussi di coscienza dei personaggi, dove uno per uno, in monologhi da voce-pensiero, in sospensione da una narrazione corale, ci raccontano il futuro di ognuno dei ragazzi e delle ragazze. Scontri adrenalici, amori difficili, scoperta di sé attraverso lo studio e i problemi che possono ingoiare una vita e una famiglia compongono un mosaico di giovani amine in tumulto capitanate da Anna Ferzetti. Che finalmente dispiega le ali da grande attrice in un ruolo da protagonista che riempie con forza e gentilezza. “Non è un fatto di voti, è un fatto di chi volete essere”, dice ai suoi ragazzi.

Il cast di classe è perfetto e sempre sincero nelle performance tra caratteri ribelli e fragili, tutti attorialmente propulsivi. In questo vortice coloratissimo vanno davvero forte Zoe Massenti, Morgan Sebastian Wahr e Sara Silvestro. Ci sono pure in giro insegnanti come la professoressa Ferzetti, e come l’autrice originale Cenciarelli, magari ce ne fossero di più, e magari venissero seguiti dai genitori, ancor più che dai figli. Ma questa è un’altra storia. “Ho provato, ho fallito. Non fa niente, fallisci meglio”. Ottima sintesi questa citazione di Samuel Beckett nello school-movie del momento. Fa un bell’effetto dire school-movie su un film italiano. Ma ancor di più a guardarlo in sala.

Ci trasferiamo attraverso il solito inevitabile viaggio oltreoceano. Sempre scuole superiori, ma un horror dove uno strano e antichissimo fischietto viene ritrovato da uno studente che, indovinate un po’, va a fare una brutta fine. Eh sì, chi ascolta il fischio dovrà morire. Schema solito per questo film col fischio, The Whistle di Corin Hardy, regista molto tecnico anche di The Nun. Si tratta di prodotti tipicamente truculenti rivolti ai teenagers, pieni di rassicuranti ingenuità da format e plot-twist, ma non possiamo mai dimenticare che son tutti nipotini del capostipite Nightmare e dello zietto Final Destination. Tra i quali solo il primo con iconicità artistiche. Oltre a marketing e intrattenimento walky-cup segnaliamo un capolino sulle relazioni LGBTQ, più due attori di classe cristallina. Uno è il simpatico cameo del grande commediante inglese Nick Frost, l’altra è Dafne Keen, vista da piccina in Logan come partner di Wolverine, ma ora inizia con ruoli young-adult. Artista da tenere d’occhio.

Torniamo in Italia ma in streaming online, dove la nuova opera di Marco Bellocchio ha trovato forma come serie in 6 episodi da guardare su HBO Max, dal 20 febbraio, uno a settimana. Quella di Enzo Tortora è una vicenda incredibile, uno degli errori giudiziari più inspiegabili di sempre. Aleggia il pensiero personale dell’autore fin dal prologo iniziale su quei decenni, ’70 e gli ‘80, nati come Anni di Piombo e spezzati poi tra il Nord della Milano da bere e il Sud di Mafia, Camorra e terremoti. In mezzo il liberale presentatore di Portobello, l’uomo in quel momento più famoso e più amato finisce in carcere per la spifferata di un condannato.

Il regista sonda il paese partendo da uno studio televisivo, sbircia nelle case dei telespettatori, mette in mano al suo Fabrizio Gifuni il ruolo di un grande uomo di spettacolo e gli fa scalare una montagna di bugie subite contrapponendoci una dignità più grande e mai piegata. Con lo sguardo e il dinamismo modernissimi quanto Il traditore, ci parla di giustizia e di congiura dell’errore attraverso un affresco nazional popolare. La metafora visiva del castello di carte, lo show dei concorrenti in studio e quello macabro di ergastolani e mentitori da Poggio Reale, passando per i pm discutibili ed egocentrici fino ai confronti nelle aule bunker, ci parlano di una prima Italietta golosa di voyerismo mediatico e trainata dal popolo bue. Sarà amaro l’applauso in aula alla prima condanna di Tortora, anche se il finale lo conosciamo.

Dal cast emerge un grandissimo Lino Musella. Il suo pedante accusatore incarna un male stolto e saccente. Un personaggio machiavellico degno del miglior Scorsese. Mentre intorno a Gifuni Barbora Bobulova nei panni dell’inseparabile sorella Anna, e Romana Maggiora Vergano, qui giovane compagna amorevole e discreta di Enzo, costituiscono la cerchia più stretta degli affetti intorno al protagonista. Una menzione particolare meritano poi i magistrati Fausto Russo Alesi e Alessandro Preziosi; Gianfranco Gallo nel ruolo chiave di Raffaele Cutolo; e Francesco Russo, divertentissimo assistente di studio, e animatore di applausi per il successo del programma. Si mescolano a questa serie scene sorrentiniane con il presentatore alle prese con i suoi ospiti originali, come la ragazza che piange a comando, e poi l’inseguimento al pappagallo svolazzato in una chiesa. Tra condannati cutoliani, il Partito Radicale con un Tommaso Ragno a interpretare Marco Pannella, e Valeria Marini a fare Moira Orfei in un cameo felliniano, nel corso delle sei puntate un grande interrogativo mi ha iniziato a perseguitare: chissà gli spettatori sparsi per il mondo, connessi con i loro wi-fi, come prenderanno questa storia italiana che seppur verissima sembra più fantasiosa e distopica di certe serie tv. #PEACE

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