Cinque anni dall’omicidio Attanasio, il senatore Lombardo: “La maggioranza si oppone a una commissione d’inchiesta. Una scelta politica contro il diritto alla verità”
Sostenere la Commissione parlamentare d’inchiesta per continuare a chiedere verità e giustizia per l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e l’autista del programma Alimentare Mondiale (Pam) Mustapha Milambo. È questo l’auspicio, nel quinto anniversario dal mortale agguato nella Repubblica Democratica del Congo, di Marco Lombardo, senatore del gruppo misto tra le fila di Azione, nonché membro – fra le altre cose – della “Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani”. Il senatore Lombardo è primo firmatario del disegno di legge per l’istituzione di una commissione sulle morti dell’ambasciatore Attanasio, di Iacovacci e anche del cooperante Mario Paciolla. In occasione dell’anniversario spiega a Ilfattoquotidiano.it i motivi della sua battaglia.
Senatore Lombardo, come è nato il suo coinvolgimento nel dossier?
Ho seguito la vicenda fin dall’inizio, il fatto era talmente grave che mi ha scosso ancora prima della mia elezione a parlamentare. Una volta eletto, in commissione Diritti Umani abbiamo svolto diverse audizioni, sia per il caso Attanasio che per il caso Paciolla, al termine delle quali è stata votata una risoluzione all’unanimità. Dopo l’archiviazione per non luogo a procedere da parte della procura, l’unica strada era la proposta di legge. Io sono il primo firmatario, ma si tratta di un lavoro di gruppo, che mira al coinvolgimento di tutte le forze politiche. Abbiamo deciso di non enfatizzare i punti più divisivi, come l’immunità diplomatica dei funzionari Onu, proprio per poter ottenere un consenso unanime. Abbiamo anche specificato che la volontà della commissione non è quella di sindacare su eventuali responsabilità della Farnesina o di alcuni ministri, proprio per non dare un carattere di parte. Eppure…
Avevate ottenuto appoggio da tutte le forze politiche, è corretto? Poi però cosa è accaduto?
È accaduto che alla presentazione in conferenza stampa hanno presenziato e firmato il disegno di legge solo esponenti delle opposizioni. Nessun esponente della maggioranza. L’unica spiegazione che ci è stata data è che avviare la commissione parlamentare a fine legislatura non sarebbe stato utile. Era meglio diventasse un impegno per la prossima. Ma allora mi dovete spiegare perché, pochissimi giorni fa si è decisa una commissione parlamentare d’inchiesta sulle fake news. Annunciando in Commissione il mio voto positivo, ho sottolineato a tutti i presenti che non si potrà più dire che non c’è tempo per lavorare sui casi Attanasio e Paciolla. È un alibi, non un tema tecnico ma una scelta politica. Ho chiesto anche al presidente del Senato di farsene promotore. Ma che senso ogni anno fare un minuto di silenzio, se poi non segue l’impegno per accertare la verità e la giustizia? È morto un ambasciatore! Premesso che tutti i cittadini hanno diritto a verità e giustizia, tanto più un rappresentante dello Stato! Sono stato favorevole alla costituzione dello Stato come parte civile a Crans Montana, ma mi chiedo e chiedo ai vostri lettori: ma non avrebbe avuto altrettanto senso che l’Italia si fosse costituita parte civile di fronte alla morte di un ambasciatore, di un carabiniere scelto e di un cooperante? O è una scelta che si fa sempre, oppure qualcuno mi deve spiegare perché là sì e qua no!
Le famiglie da anni denunciano l’inerzia e il mancato impegno del governo attuale, ma anche del precedente. Lei è d’accordo? Quale pensa che sia la spiegazione?
Qualsiasi rappresentante delle istituzioni ha il dovere di non lasciare queste famiglie da sole. Non è solo un fatto privato, ma ha una dimensione pubblica. Accertare i fatti è interesse dello stato italiano. Non solo i nomi degli esecutori, ma i mandanti. Ha a che fare con il Congo, con il Rwanda? Accertarlo serve anche per capire quale posizione lo Stato italiano deve tenere in quei luoghi, perché non ci siano spazi per alibi, complicità e omissione di responsabilità. Lo Stato ha fatto tutto quanto doveva per garantire la sicurezza della missione dell’ambasciatore? Sì o no? Lo Stato italiano sta facendo tutto il necessario per assicurare mandanti ed esecutori alla giustizia? Sì o no? Queste risposte se le aspettano non solo i familiari, ma anche i cittadini. Diventi una battaglia parlamentare, ma soprattutto diventi una battaglia di civiltà del Paese, come in altri casi, come Regeni, Patrick Zaki… Possibile che davanti a quanto accaduto in Congo e in Colombia non ci sia una mobilitazione delle coscienze? Perché?
Negli anni si sono succedute diverse interrogazioni parlamentari sulla vicenda Attanasio-Iacovacci, almeno 8. Il ministro Tajani ha risposto solo una volta sostenendo che “il governo ha valutato che un’eventuale costituzione dello Stato quale parte civile nel procedimento avrebbe esposto l’Italia a responsabilità internazionali per violazione delle norme internazionali in materia di immunità delle Nazioni Unite” e “avrebbe esposto l’Italia a un contenzioso con le Nazioni Unite” che avrebbe potuto sfociare in una “condanna dell’Italia da parte della Corte internazionale di Giustizia”. Cosa ne pensa, anche in quanto giurista esperto?
Il riconoscimento di principio dell’immunità funzionale va rispettato come consuetudine, ma non può trasformarsi in impunità, perché la prima organizzazione a non potersi permettere opacità su temi di responsabilità penale, corruzione, trasparenza, è proprio l’Onu. Da sempre e soprattutto ora non deve solo essere, ma anche apparire al di sopra di ogni sospetto. È eccessivo anche il riferimento alla Corte di Giustizia, perché nel caso l’Italia avrebbe tutti gli argomenti per contrastare eventuali richieste di condanna.
Quale sarebbe secondo lei questo “’interesse nazionale” usato da Tajani per giustificare la decisione di non costituirsi parte civile?
A quale interesse nazionale alludeva? Sarebbe utile da approfondire. Sono queste le domande a cui una commissione parlamentare dovrebbe cercare risposte.