Il mondo FQ

Il Board of Peace è una holding del potere: un colpo di Stato istituzionale che disintegra l’ordine mondiale

I membri permanenti devono versare un miliardo di dollari al fondo del Board. Chi paga siede al tavolo, chi non paga osserva. È la mercificazione della sovranità. E funziona
Il Board of Peace è una holding del potere: un colpo di Stato istituzionale che disintegra l’ordine mondiale
Icona dei commenti Commenti

Per oltre settant’anni, l’ordine mondiale ha riposato su due pilastri gemelli: il consenso multilaterale delle Nazioni Unite e la stabilità monetaria del dollaro ancorato al sistema di Bretton Woods. Oggi, entrambi stanno andando in frantumi.

Mentre l’economia globale si frammenta in blocchi valutari e sanzioni incrociate, l’architettura politica che avrebbe dovuto gestire questa transizione sta collassando sotto il peso della sua stessa inefficienza. Al suo posto, Donald Trump ha piantato una bandiera solitaria: il Board of Peace (BoP).

Non chiamiamola organizzazione internazionale. Il BoP è una holding del potere. Concepito a settembre del 2025 come parte del Piano Gaza, e cioè la trasformazione della Striscia in una riviera mediterranea per ricchi, il BoP è stato ratificato da una riluttante Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (con Cina e Russia che si sono astenute). Il Board è de facto il primo esperimento di governance post-democratica globale. È snello, verticistico e progettato per aggirare la palude burocratica dell’Onu.

Ma la sua vera natura sta nello statuto: Donald Trump è il chairman a vita, con potere di veto assoluto e l’autorità di interpretare unilateralmente la carta istitutiva. I membri dell’Executive Board – da Marco Rubio a Tony Blair, fino al miliardario Marc Rowan, che ha usato Jeffrey Epstein per consulenze fiscali per la sua società Apollo, – non sono eletti, ma nominati. La struttura è quella di una corporation privata applicata alle relazioni internazionali. Il sistema è quello del capitalismo di relazione, lo stesso della rete pedofila di Epstein, portato al suo estremo logico: un consiglio di amministrazione per la pace, dove la pace si compra.

Qui si consuma il tradimento più profondo dello spirito di Bretton Woods. L’Onu viveva di contributi “valutati”, una tassa di solidarietà globale. Il Board of Peace, invece, introduce il principio del “pay-to-play”. I membri permanenti devono versare un miliardo di dollari al fondo del Board. Chi paga, siede al tavolo. Chi non paga, osserva. È la mercificazione della sovranità. E funziona. A Davos, a gennaio, venti nazioni hanno firmato. Non troverete qui le democrazie europee, impantanate in distinguo legali e fedeltà obsolete all’Atlantico. Troverete invece un’alleanza trasversale di stati autoritari e potenze regionali: dall’Arabia Saudita all’Ungheria di Orbán, dal Qatar alla Bulgaria, fino a Turchia e Kazakhstan. Il Board rappresenta il governo globale secondo Trump: un club esclusivo per chi accetta di giocare con le sue regole.

La mossa di Putin è stata magistrale. Il Cremlino, cauto, non ha firmato, ma ha capito il gioco. Ha offerto di finanziare il Board con un miliardo di dollari proveniente dai propri asset congelati in Occidente. In un colpo solo, Mosca ha trasformato una sanzione in una leva politica, offrendo a Trump la possibilità di sbloccare fondi russi in cambio di un seggio al tavolo dei peacemakers. È la finanziarizzazione della pace: il conflitto diventa un asset da negoziare.

L’Onu, intanto, è in agonia. Il Segretario Generale ha lanciato l’allarme su un “imminente collasso finanziario”. Gli Stati Uniti devono 2.2 miliardi di dollari di contributi arretrati. E non pagheranno. Perché dovrebbero? Con due miliardi si potrebbero compare due poltrone al BoP!

La Risoluzione 2803 aveva definito il Board come uno strumento transitorio per Gaza. Ma il BoP ha subito sforato il mandato, presentandosi come l’unico organismo in grado di garantire “pace duratura” ovunque sia minacciata. È un colpo di Stato istituzionale. Il Board non vuole riformare l’Onu, vuole sostituirlo. E lo fa con la stessa logica con cui le criptovalute sfidano le banche centrali: promettendo velocità ed efficienza, ma offrendo in realtà assenza di controlli e centralizzazione del potere.

Mentre a Sud il Board smantella l’ordine multilaterale, a Nord si salda un’altra crepa: la Nato del Nord. L’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza Atlantica non è una semplice espansione geografica. È la chiusura di un’era. Per duecento anni, la regione nordica è stata una zona cuscinetto geopolitica. Oggi, quella “separatezza nordica” è finita. Il confine tra Russia e Nato corre ora attraverso la Lapponia e il Mar Baltico. I paesi scandinavi non sono più “al di sopra” della tensione; ne sono il fronte.

La Nato del Nord – che integra Danimarca (con la sua problematica Groenlandia), Norvegia (con lo Svalbard conteso), Svezia (con l’isola di Gotland) e Finlandia (con i suoi nuovi accordi bilaterali con gli Usa) – rappresenta il completamento di un cerchio strategico. Ma presenta anche una sutura pericolosa: il comando militare è diviso. I paesi nordici fanno capo al Joint Force Command di Norfolk, mentre i Baltici, Polonia e Germania restano a Brunssum. Tra i due c’è una linea che taglia il Baltico in due.

Questa “famiglia che guarda in direzioni diverse” è l’esatto opposto del Board of Peace. Se il Board è la centralizzazione del potere nelle mani di un solo uomo, la Nato del Nord è la frammentazione della responsabilità sotto un unico ombrello. Due facce della stessa medaglia: la disintegrazione dell’ordine mondiale.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione