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Viminale condannato per il mancato sgombero di Spin Time: il misterioso caso di Piantedosi, il ministro fantasma

Il ministero dell'Interno dovrà pagare 21 milioni per non aver eseguito lo sfratto del centro sociale all'Esquilino disposto dal tribunale nel 2020. Giornali e politici mettono sotto accusa i governi precedenti, la protezione politica a sinistra, il Vaticano e le petizioni dei vip. Ma il convitato di pietra è l'ex capo di gabinetto di Salvini che negli ultimi 6 anni è stato prima prefetto di Roma e poi capo del dicastero
Viminale condannato per il mancato sgombero di Spin Time: il misterioso caso di Piantedosi, il ministro fantasma
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Colpa di Nanni Moretti. No, colpa del cardinale elemosiniere del Papa. O colpa dei governi precedenti, un classico della letteratura come il Manzoni. Colpa di “anni di lassismo irresponsabile” tanto per tirare il pallone alla viva il parroco. Forse neppure nelle gare freestyle di Livigno è stato possibile assistere alle impavide evoluzioni compiute dai commentatori – giornalisti, opinionisti, politici – delusi, sconfortati, indignati per la sentenza con cui il Viminale è stato condannato per il mancato sgombero del centro sociale Spin Time Labs, a Roma: nel mirino dello sdegno di articoli, dichiarazioni, comunicati sono finiti tutti – Giuseppe Conte, il Vaticano, Anna Foglietta – tranne che il ministro dell’Interno che si può fregiare di essere tra i più longevi della Storia repubblicana, Matteo Piantedosi, a capo del Viminale ormai da tre anni e mezzo suonati.

Il merito della questione: il ministero dovrà pagare oltre 21 milioni di euro alla società InvestiRE perché – nonostante le pronunce dei giudici – non ha mai eseguito lo sgombero dell’occupazione dell’edificio che si trova all’Esquilino, in via Santa Croce in Gerusalemme. Scrive il tribunale: “E’ vero che l’occupazione illecita, e quindi il reato, è stato posto in essere da soggetti terzi, ma il danno conseguente a tale occupazione può e deve essere imputato al Ministero dell’Interno che, a fronte della emissione da parte dell’Autorità giudiziaria di un provvedimento di sequestro preventivo aveva uno specifico obbligo di impedire la prosecuzione dell’illecito, essendo obbligato a dare esecuzione al decreto di sequestro”. Il decreto di sequestro è del 31 marzo 2020, da 22 giorni l’Italia è finita in lockdown per la pandemia del Covid ed è superfluo raccontare la storia dei successivi due-tre anni in termini di misure sanitarie e distanze sociali, oltre che di priorità per tutti i settori dello Stato, prefetture comprese. Ad agosto di quell’anno il prefetto di Roma, che rappresenta il governo sul territorio, diventa un funzionario che si è distinto tra le altre cose per essere stato capo di gabinetto quando il ministro dell’Interno era Matteo Salvini: Matteo Piantedosi resta prefetto per poco più di due anni, fino a quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo sceglie come ministro dell’Interno.

E’ proprio la prefettura guidata da Piantedosi a stilare nell’aprile del 2022 una lista di sgomberi prioritari. A Palazzo Chigi c’è il governo Draghi che sta per cedere sulle gambe, Meloni sta già cavalcando l’onda verso il trionfo elettorale. In quell’elenco c’è CasaPound e anche lo Spin Time. La piccola storia dei mesi a venire testimonia che entrambe le situazioni sono lì esattamente come all’epoca. L’anno dopo, nel 2023, Piantedosi è ministro. Le agenzie continuano a battere lanci in cui viene annunciata la linea dura del “nuovo” Viminale. Racconta l’Ansa a febbraio che il piano di sgomberi “approvato ad aprile dello scorso anno dall’ex prefetto di Roma Matteo Piantedosi” “ha censito decine di immobili, anche di pregio, oggetto, tra l’altro, di occupazioni gravate da sequestro preventivo e da altre proprietà interessate da ordine di rilascio da parte dell’autorità giudiziaria”. Nell’autunno di quell’anno il ministro pone la questione al centro di un Cosp, come viene abbreviato, il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, che si riunisce periodicamente e al quale partecipano tutte le istituzioni cittadine, il questore, il sindaco. Piantedosi dà una scadenza, viene raccontato alla fine di quell’incontro: lo Spin Time sarà sgomberato entro Natale. Ma anche quel Natale passerà.

Nel maggio 2025 è la premier Meloni a rivendicare il pugno di ferro: “Dicevano che era inutile, sbagliato, persino disumano. E invece, grazie alle nuove norme introdotte dal Decreto Sicurezza, in Italia sono già stati eseguiti i primi sgomberi immediati di immobili occupati abusivamente. Un risultato concreto, reso possibile da procedure che consentono finalmente un intervento veloce e il ripristino rapido della legalità avanti così, per tutelare i più deboli e difendere la proprietà privata”. Nasce uno degli innumerevoli decreti Sicurezza: in questo caso il Viminale dà la possibilità a questure e prefetture di intervenire nel giro di 24 ore in tutti i casi di occupazione di stabili interi. E’ il caso, tra gli altri, anche di Spin Time. Negli stessi mesi a pungolare il governo di destra su questo preciso argomento – l’occupazione degli edifici – era stato Mario Giordano, che da anni ne fa una energica campagna giornalistica nel suo programma Fuori dal coro su Rete 4. Così nel frattempo il ministero dell’Interno dimostra che qualche promessa viene seguita dai fatti: nell’estate del 2025, in una Milano addormentata dall’afa e resa deserta dal periodo di ferie, viene sgomberato lo storico centro sociale Leoncavallo. Il sindaco Beppe Sala (centrosinistra, come Roberto Gualtieri a Roma) lamenta di non essere stato nemmeno avvisato. Il governo non fa una piega, quel che è giusto è giusto rivendicano da Roma, restituire i beni ai legittimi proprietari l’imperativo. Quando vuole, insomma, il Viminale agisce. A dicembre sembra arrivato il momento giusto. Qualche giorno prima di Natale anche il centro sociale Askatasuna di Torino, in corso Regina Margherita, tra i più puri e duri d’Italia, viene sgomberato e sequestrato. L’occupazione finisce dopo quasi 30 anni con un’operazione che inevitabilmente registra tensioni, scontri, proteste, coinvolgimento della società civile. Negli stessi giorni, allora, le agenzie di stampa raccontano che la questione degli sgomberi tornerà sul tavolo anche del Cosp di Roma. Nella lista ci sarebbero “in particolare, occupazioni storiche come quella di Casapound all’Esquilino e lo SpinTime“. Certo, servono soluzioni alternative soprattutto per lo Spin Time dove si trovano circa 400 persone tra cui molti minorenni. Anche per questo parte una petizione che raccoglie le adesioni anche di facce più che note: registi, attori, scrittori, da Marco Bellocchio a Matteo Garrone, da Favino a Valeria Golino fino a Nicola Lagioia.

Fino alla sentenza di venerdì che getta nella disperazione editorialisti e dichiarazionisti. Viene ricordato correttamente dal Foglio che allo Spin Time vengono organizzate anche le primarie del Pd, iniziative politiche ed elettorali, perfino dell’allora candidato Gualtieri (ora sindaco), che il centrosinistra è sceso in piazza ogni volta che la minaccia di sgombero è stata imminente, che l’elemosiniere del Papa riattaccò personalmente la corrente che il gestore aveva interrotto per le bollette non pagate. Ma compie il record probabilmente mondiale di non citare mai una sola volta Piantedosi, che negli ultimi sei anni (dal giorno della sentenza che ha ordinato l’esecuzione di sfratto) è stato prima prefetto di Roma poi ministro dell’Interno. Viene aggiunto dalla cronaca turbata di Libero che gli occupanti, lì dentro, sono “rossi” – ed è pure vero – ma non riesce a trattenersi quando aggiunge che “Piantedosi ha imposto a questure e prefetture di intervenire nelle 24 ore in tutti i casi di occupazione di stabili interi”, lasciando il sospetto che in quel chilometro che separa il Viminale dal palazzo della prefettura di Roma ci sia una schermatura di cellulari o fossati pieni di coccodrilli che non permettono di trasmettere le informazioni da un posto all’altro. Nel frattempo Fratelli d’Italia fa il suo compitino – per quanto non sorprendente – e accusa “i governi precedenti”, l’ultimo dei quali è caduto la bellezza di 1311 giorni fa, mentre il presidente di Confedilizia si aggiunge ai pretoriani dell’esecutivo e parla – con il coraggio dell’acrobata che attraversa il cerchio di fuoco – di “lassismo irresponsabile che il governo Meloni e Piantedosi hanno meritoriamente interrotto” perché “le occupazioni vanno prevenute e punite”. E’ veramente un peccato che per evitare questo maxi risarcimento il ministro dell’Interno – o almeno il prefetto di Roma dell’epoca – non sia stato informato in tempo.

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