Trump avverte l’Iran: “Sto valutando un attacco limitato”. Teheran: “Bozza di accordo pronta entro 2 o 3 giorni”
“Credo di poter dire che ci sto pensando”. Con queste parole Donald Trump, rispondendo ai giornalisti durante un evento alla Casa Bianca, conferma le indiscrezioni del Wall Street Journal. Il presidente Usa sta considerando la proposta di un attacco preliminare limitato contro l’Iran per costringere Teheran ad accettare la richiesta americana per un accordo sul nucleare. L’attacco, secondo il quotidiano, avrebbe come obiettivi siti militari o del governo. Se il presidente dovesse approvare una operazione militare di questo tipo, i raid potrebbero iniziare nel giro di qualche giorno. In una seconda fase gli Stati Uniti potrebbero poi estendere la portata degli attacchi, per includere obiettivi del regime.
Teheran: “Bozza di accordo entro 2 o 3 giorni”
Tutto questo mentre in Medio Oriente si registra un dispiegamento di forze Usa che non si vedeva dal 2003, cioè dall’invasione dell’Iraq. Intanto però Teheran, tramite il ministro degli Esteri, fa sapere di essere pronta al prossimo passo nell’ambito dei negoziati presentando a breve a Washington una bozza di accordo: “Il prossimo step per me è presentare una bozza di un possibile accordo alle mie controparti negli Usa, credo che nei prossimi 2 o 3 giorni sarà pronta e, dopo la conferma finale da parte dei miei superiori, questa verrà consegnata a Steve Witkoff. Forse avremo bisogno di un’altra sessione per parlare di questo e poi cominciare a lavorare su questa bozza per, si spera, una buona conclusione”, ha detto il ministro iraniano Abbas Araghchi in un’intervista a Msnbc.
Nyt: “Nessuna spiegazione sul perché attaccare e perché ora”
Mentre Donald Trump valuta le sue opzioni per l’Iran, però, il New York Times fa presente che in tycoon finora non ha fornito spiegazioni sul perché attaccare e perché farlo proprio ora. Il giornale americano sottolinea come il presidente non abbia fornito alcuna valutazione sull’urgenza della possibile minaccia che arriva dall’Iran o sul perché voglia colpire i siti nucleari di Teheran che ha più volte detto sono stati “obliterati” dall’attacco Midnight Hammer. Se Trump appare concentrato sulle armi nucleari iraniane, i suoi consiglieri hanno di volta in volta fornito motivazioni diverse per un possibile attacco, dal proteggere i manifestanti alla distruzione dell’arsenale missilistico del paese passando per la necessità di mettere fine al sostegno di Teheran a Hamas e Hezbollah. Uno dei temi è se la “forza militare possa effettivamente raggiungere questi obiettivi. La maggior parte dell’uranio” è stata distrutta a giugno “e non è chiaro come i raid aerei possano aiutare i manifestanti o convincere l’Iran a smettere di finanziare il terrorismo”, mette in evidenza il New York Times. Il presidente “non ha mai descritto con chiarezza i suoi obiettivi” e non si è soffermato a spiegare e “preparare gli americani a un attacco contro un paese di 90 milioni di abitanti. Non ha spiegato perché questo è il momento di affrontare l’Iran e non la Corea del Nord“, osserva il Nyt constatando come “raramente nella storia moderna gli Stati Uniti si sono preparati a condurre un atto di guerra con così poche spiegazioni e così poco dibattito”.
Le forze radunate dagli Usa in Medioriente
In un contesto di crescente tensione la presenza di forze statunitensi nell’area mediorientale è sempre più massiccia. Bloomberg evidenzia come, sebbene sia improbabile che gli Stati Uniti schierino truppe di terra, l’aumento delle forze militari suggerisce che Trump si stia concedendo la discrezionalità di lanciare una campagna prolungata della durata di molti giorni, in collaborazione con Israele. I dati del sito di monitoraggio FlightRadar24 mostrano un’impennata dell’attività di volo da parte di mezzi di trasporto militari statunitensi, aerei cisterna, velivoli di sorveglianza e droni verso basi in Qatar, Giordania, Creta e Spagna. Gli aerei, i cui transponder li rendono visibili da terra al sito di tracciamento, includono i rifornitori aria-aria KC-46 e KC-135 e gli aerei cargo C-130J utilizzati per trasportare truppe e attrezzature pesanti. Ci sono i jet E-3 Sentry dotati di radar di controllo e allerta aviotrasportati, che garantiscono una “sorveglianza a tutte le altitudini e in tutte le condizioni meteorologiche” delle potenziali zone di battaglia, nonché i droni di sorveglianza RQ-4 Global Hawk. La portaerei Uss Abraham Lincoln è accompagnata da tre cacciatorpediniere lanciamissili classe Arleigh Burke, in grado di trasportare missili Tomahawk. Lo stormo aereo della portaerei include caccia F-35C. La USS Gerald R. Ford, la nave da guerra statunitense più costosa mai costruita, costata 13 miliardi di dollari, è accompagnata da cacciatorpediniere lanciamissili e il suo stormo aereo comprende i Super Hornet F/A-18E e F/A-18F, i velivoli di allerta precoce E-2D, nonché gli elicotteri Seahawk MH-60S e MH-60R e i Greyhound C-2A. Le armi a disposizione di Trump, scrive Bloomberg, sono “formidabili”.