Casa del Jazz a Roma, nuovo stop agli scavi. Il figlio del giudice Adinolfi: “Siamo dilaniati dal dolore”
Nuovo stop agli scavi alla Casa del Jazz di Roma. Stavolta dovuto a un disaccordo tecnico che riguarda la Soprintendenza ministeriale e la sovrintendenza di Roma Capitale. L’ennesimo intoppo dopo tre mesi dall’inizio dei lavori alla ricerca del tunnel segreto sotto Villa Osio, che un tempo apparteneva a Enrico Nicoletti, ritenuto il cassiere della Banda della Magliana. “Siamo dilaniati dal dolore”, confida al Fatto Lorenzo Adinolfi, figlio del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel nulla nel luglio del 1994.
Tra le tesi investigative quella che la presunta morte del giudice fosse dovuta proprio alle sue indagini sulla criminalità romana. E nei mesi scorsi è riemersa la teoria che i resti del magistrato possano trovarsi proprio nella fungaia tombata a cui si accede proprio dalla cantina della villa. I riflettori sulla Casa del Jazz si sono accesi a novembre con i primi scavi scattati su impulso dell’ex magistrato Guglielmo Muntoni, ora presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica della Camera di Commercio di Roma. I lavori sarebbero dovuti durare pochi giorni, ma prima le difficoltà tecniche con i georadar, poi le condizioni meteo, poi ancora l’assenza di escavatori adeguati hanno messo più volte in discussione tutta l’operazione, supervisionata dalla Prefettura di Roma.
Adesso il nuovo stop. Nella serata di ieri i vigili del fuoco si sono imbattuti in una scala sotterranea a cui si accede da una volta, probabilmente risalente all’Antica Roma. E proprio questa scoperta ha costretto gli addetti a bloccarsi: ci vuole l’ok dei tecnici dei beni culturali e archeologici per proseguire. Solo che, apparentemente ci vorranno giorni. Per la giornata di oggi, dunque, il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, dovrebbe convocare una riunione a Palazzo Valentini per dirimere le competenze. “Non ce la facciamo più, siamo dilaniati dal dolore – dice al Fatto Lorenzo Adinolfi – Questa vicenda ha riaperto delle ferite. Le notizie ce le state dando voi (giornalisti, ndr), noi non facciamo altro che recarci quasi tutti i giorni sul posto, in attesa che la burocrazia faccia il suo corso”.
Insieme ai familiari di Adinolfi sono tornati a sperare anche i familiari di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, le 15enni scomparse nel 1983. Più pessimisti gli investigatori, che eventualmente confidano di trovare all’interno della fungaia armi, gioielli o – al massimo – gli archivi della Banda. O addirittura, fantasticando, un “jolly”: la refurtiva del colpo al caveau del Tribunale di Roma nel 1999, da sempre rimasto avvolto nel mistero.