Cutro, il caos nella vicenda del preside di Crotone fa capire quale aria irrespirabile si respiri oggi a scuola
Quale insegnamento possiamo trarre dalla vicenda che ha coinvolto il dirigente scolastico dell’Istituto Barlacchi-Lucifero di Crotone, a proposito della giornata commemorativa della strage di Cutro del 26 febbraio 2023 richiesta dalla Cgil?
Come è noto il dirigente prima ha autorizzato la manifestazione pubblica a scuola, poi l’ha vietata e poi di nuovo autorizzata con uno spettacolare comportamento contraddittorio. Poiché la tragica vicenda aveva avuto a suo tempo una grande eco nazionale, anche il dirigente si è trovato a fare i conti con l’opinione pubblica.
La lezione fondamentale è che oggi che la scuola si trova in mezzo a un grande caos normativo e culturale, provocato spesso dall’alto. Per vietare la più che opportuna commemorazione il dirigente scolastico si è riferito in maniera del tutto errata, e anche strampalata, a una recente circolare a firma del Capo Dipartimento del MiM, Carmela Palumbo. Nella circolare del 7 novembre 2025 la dirigente apicale richiamava, e come dire formalizzava, alcune norme di buon senso che le scuole devono rispettare quando ospitano eventi aperti al pubblico.
Al di là del consueto linguaggio burocratico-pedagogico magniloquente, a volte veramente fastidioso, due sono i punti di sostanza richiamati. In primo luogo, i relatori invitati devono essere persone autorevoli rispetto al tema affrontato, da qualunque fonte questa autorevolezza provenga, esperienza o studi. In secondo luogo, si deve consentire il necessario confronto tra opinioni differenti, invitando relatori che sul tema in questione la pensano diversamente per offrire una panoramica completa all’uditorio. Tutto questo perché la circolare fa riferimento a manifestazioni rivolte alla cittadinanza intera che, per così dire, escono dallo stretto perimetro scolastico.
C’è da dire che queste linee metodologiche la scuola le ha sempre rispettate, senza il bisogno di nessuna circolare per non cadere nel discredito. Accade, per esempio, durante le campagne elettorali che le scuole organizzino dei dibattiti tra le forze politiche, invitando esponenti dei vari partiti. Quindi la breve circolare Palumbo non diceva nulla di nuovo. Potremo dire, forse, che non si intravvedeva la sua utilità, passando in effetti del tutto inosservata.
Perché allora il dirigente calabrese ha fatto riferimento a questa innocua e condivisibile circolare per vietare la commemorazione, richiamando la motivazione che sarebbe stato ignorato il necessario contraddittorio richiesto dalla normativa? Questo è il punto. Forse il timore era che la manifestazione, promossa dalla Cgil, si sarebbe trasformata in una critica alle scelte del governo in materia di politica migratoria, o semplicemente si voleva fare uno sgarbo al sindacato proponente?
Chi ha fatto improvvisamente cambiare idea al moderno e modesto don Abbondio calabrese? L’idea di vietare l’evento commemorativo per mancanza di contraddittorio è stata un obbrobrio giuridico, prima che morale.
Mi sarei aspettato a questo punto, anche per chiarire la situazione, un deciso intervento del ministro per bacchettare, e forse anche sanzionare, il dirigente maldestro, in modo da dare anche alla circolare la sua corretta valenza giuridica e operativa. Ma questo non è avvenuto. Il prof. Valditara interviene spesso e su tutto, ma stavolta si è nascosto dietro il bel comunicato dell’Ufficio scolastico regionale che è intervenuto per sconfessare l’operato del dirigente scolastico e per rimettere le cose a posto. In questo caso il ministro ha pensato bene di lavarsene le mani non inviando i suoi solerti ispettori.
Questi ispettori non si negano mai quando a livello scolastico interviene la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che sicuramente è persona qualificata, per raccontare gli orrori di Gaza, e invece latitano quando la scuola va nella direzione più gradita alla visione ideologica del ministero. La mediocre doppiezza del ministro è ora del tutto manifesta.
Siamo in presenza solo di dirigenti scolastici troppo zelanti e ossequiosi nei confronti della volontà ministeriale, magari per ragioni di carriera? Può darsi, ma c’è anche dell’altro. Molti stanno notando una strana involuzione nella figura del dirigente scolastico che dovrebbe essere il geloso custode dell’autonomia nei confronti di ogni tentazione di ingerenza ministeriale, o anche familiare. Invece sta accadendo il contrario, e il capo di istituto spesso diviene, nel bene o nel male, lo zelante esecutore delle indicazioni ministeriali, tradendo la sua missione di rappresentare al meglio la comunità scolastica.
Da qui il singolare e grossolano errore del Dirigente dell’Istituto in questione che ci ha fatto capire quale aria irrespirabile, perché antidemocratica, oggi si respiri a scuola. Che poi sia un ministro leghista a costituire il pericolo maggiore per l’autonomia scolastica la dice lunga sul fasullo autonomismo delle destre.
Il ministro spesso dice di puntare a una nuova scuola costituzionale, ma non è chiaro quali siano i principi ai quali si ispira. Non credo che la scuola della paura di confrontarsi con il presente, gradito o sgradito, e del servilismo interessato nei confronti dell’autorità sia la scuola democratica immaginata dai padri costituenti. Se una politica che ha smarrito la sua umanità può ignorare le tragedie migratorie del mare e molte altre ancora, la scuola non lo può di certo fare, magari a causa di pessimi dirigenti che stravolgono il senso di innocue circolari ministeriali.