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Iran, media: “Esercito Usa in posizione per l’attacco. È il maggior schieramento aereo dall’invasione dell’Iraq del 2003”

Il New York Times: "Inizio dei raid possibile già nel fine settimana". Per il Wall Street Journal le opzioni includono una campagna per uccidere decine di leader politici e militari e operazioni aeree più limitate contro basi nucleari e missilistiche
Iran, media: “Esercito Usa in posizione per l’attacco. È il maggior schieramento aereo dall’invasione dell’Iraq del 2003”
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Il rapido dispiegamento delle forze statunitensi in Medio Oriente è progredito al punto che Donald Trump avrebbe la possibilità di attaccare l’Iran già questo fine settimana. Lo scrive il New York Times, citando funzionari dell’amministrazione e del Pentagono in un articolo dal titolo “L’esercito Usa si mette in posizione per possibili attacchi all’Iran”, precisando che il capo della Casa Bianca non ha dato alcuna indicazione di aver preso una decisione su come procedere. Funzionari statunitensi hanno riferito al Wall Street Journal che le opzioni includono una campagna per uccidere decine di leader politici e militari iraniani nel tentativo di rovesciare il governo e una campagna aerea più limitata che colpisca basi nucleari e missilistiche.

Molti funzionari dell’amministrazione citati dal Nyt hanno espresso scetticismo sulle prospettive di raggiungere un accordo diplomatico con Teheran. I colloqui indiretti di martedì a Ginevra si sono conclusi con quello che il ministro degli Esteri iraniano ha definito un accordo su una “serie di principi guida“. I funzionari statunitensi hanno affermato che le due parti hanno compiuto progressi, ma hanno aggiunto che permangono grandi divergenze. Trump ha ripetutamente minacciato che l’Iran deve accettare le sue condizioni o affrontare gravi conseguenze. Ma un altro attacco, 8 mesi dopo la “guerra dei 12 giorni” in cui Israele e Usa hanno attaccato siti militari e nucleari in tutto l’Iran, comporterebbe potenzialmente rischi sostanziali, fra cui la possibilità che l’Iran risponda con una feroce raffica di attacchi missilistici contro Israele e le forze statunitensi nella regione.

In Israele due funzionari della difesa citati dal Nyt hanno affermato che sono in corso importanti preparativi per la possibilità di un attacco congiunto con gli Usa, anche se non è stata ancora presa alcuna decisione in merito alla sua effettiva esecuzione: il piano prevedrebbe di sferrare un duro colpo nell’arco di diversi giorni con l’obiettivo di costringere l’Iran a fare concessioni al tavolo dei negoziati che finora non è stato disposto a fare. La decisione finale sulla portata degli obiettivi spetta in gran parte a Trump, hanno affermato ancora funzionari Usa citati dal giornale.

L’enorme arsenale di equipaggiamenti militari che gli Usa stanno accumulando nell’area lascia presagire la possibilità che, se ci sarà una campagna aerea militare, potrebbe essere piuttosto prolungata e non solo un attacco isolato, riferisce Sky News che ha analizzato fonti Osint (Open Source Intelligence). L’armata, spiega l’analisi, si compone di tre elementi principali. Il primo è la forza navale. La Lincoln e il suo Carrier Strike Group 3 (Csg3) saranno presto raggiunti dalla Uss Gerald Ford e dalla sua Csg12. La Uss Ford attraverserà lo Stretto di Gibilterra nelle prossime 24 ore e si prevede che sarà di stanza a sud di Cipro tra circa quattro giorni, navigando alla normale velocità di crociera.

Il secondo elemento è stato fornito, negli ultimi 10 giorni, da una vasta serie di voli di C-5 e C-17, Galaxy e Globemaster in entrata e in uscita dalla regione, che hanno portato mezzi di difesa aerea alle basi statunitensi, presumibilmente come copertura in caso di rappresaglia iraniana. Anche le batterie di difesa aerea israeliane “Iron Dome” sono state spostate dal confine con Gaza ai confini orientali, probabilmente per lo stesso motivo.

In terzo luogo, gli Stati Uniti hanno inviato un’ampia forza di aerei cisterna KC-130 per il rifornimento in volo. Sono partiti dalla base britannica di Mildenhall (sei aerei cisterna il 16 febbraio) per la Grecia, e (il 18 febbraio) non meno di altri 10 sono arrivati da basi negli Stati Uniti continentali, via Gran Bretagna, verso basi in Grecia e Bulgaria. Inoltre, ricorda l’analisi, è noto che aerei statunitensi si trovano nella base britannica di Akrotiri a Cipro, ad Aviano in Italia, nelle Azzorre, in Spagna e nella base di Diego Garcia sull’isola di Chagos. Ben oltre 100 aerei da combattimento statunitensi – F-15, F-18, F-22, F-35 e bombardieri B2 – sono ora a disposizione dei pianificatori militari statunitensi nel potenziale teatro delle operazioni. Secondo il Wall Street Journal, si tratta della più grande potenza aerea nella regione dall’invasione dell’Iraq del 2003.

Qualsiasi nuovo attacco statunitense contro l’Iran avrebbe gravi conseguenze, ha detto alla televisione saudita Al-Arabiya il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. “Ci sono già stati attacchi contro l’Iran su siti nucleari sotto il controllo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Da quanto possiamo giudicare, c’erano rischi reali di un incidente nucleare“, ha specificato il capo della diplomazia di Mosca. “Sto osservando attentamente le reazioni nella regione da parte dei paesi arabi e delle monarchie del Golfo. Nessuno vuole un aumento della tensione. Tutti capiscono che si tratta di giocare col fuoco”, ha detto ancora Lavrov, aggiungendo che l’inasprimento delle tensioni potrebbe vanificare i passi positivi compiuti negli ultimi anni, tra cui il miglioramento delle relazioni tra l’Iran e i paesi vicini, in particolare l’Arabia Saudita.

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