“Con l’algoritmo crea dipendenza nei minori a scopo di lucro”: il primo processo contro Mark Zuckerberg
Un aula di tribunale, dodici giurati e un testimone d’eccellenza, Mark Zuckerberg. Il fondatore di Meta – che tra i suoi prodotti include Facebook, Messenger, Instagram, WhatsApp e Oculus – sale oggi sul banco dei testimoni per affrontare quello che gli analisti definiscono un processo “spartiacque” per l’intera Silicon Valley. Il Ceo della Big tech, 41 anni, dovrà rispondere di fronte a una giuria popolare di un’accusa pesantissima: aver deliberatamente progettato le sue piattaforme, Instagram e Facebook, per creare dipendenza nei minori a scopo di lucro. Sebbene il fondatore di Facebook sia abituato ai confronti pubblici, questa testimonianza segna un punto di svolta legale. È la prima volta che Zuckerberg non parla davanti a una commissione politica del Congresso, ma deve difendersi in un’aula di tribunale dai danni concreti attribuiti al design dei suoi prodotti.
Il caso Kaley G.M.
Al centro del procedimento c’è la storia di Kaley G.M., una ventenne californiana che ha iniziato a frequentare i social media all’età di 6 anni (YouTube) e 11 anni (Instagram). La tesi dell’accusa è che la giovane sia rimasta vittima di un “aggancio” compulsivo causato da algoritmi e funzionalità studiate per massimizzare il tempo di permanenza, a scapito della salute mentale. Ansia, depressione e disturbi alimentari sono i danni citati nelle migliaia di denunce che attendono l’esito di questo processo pilota.
Un precedente fondamentale
La difesa di Meta punta sulla protezione offerta dalle leggi statunitensi riguardo ai contenuti generati dagli utenti, ma il tribunale di Los Angeles si concentrerà esclusivamente sull’architettura delle app. Se i giurati dovessero stabilire che le piattaforme sono state progettate come “prodotti difettosi” per indurre dipendenza, Meta e Google (proprietaria di YouTube, anch’essa coinvolta) potrebbero dover affrontare una valanga di risarcimenti miliardari. Il verdetto della giuria è atteso per la fine di marzo e promette di riscrivere le regole della responsabilità legale per i giganti del web.
In passato Zuckerberg ha riferito al Congresso in varie occasioni. Ad agosto 2024, in una lettera indirizzata alla Commissione Giustizia della Camera, ha ammesso che nel 2021 l’amministrazione Biden ha esercitato pressioni su Meta per censurare contenuti relativi al COVID-19, inclusi post satirici. Zuckerberg ha espresso rammarico per non essere stato più esplicito all’epoca riguardo a queste interferenze e ha dichiarato che l’azienda è pronta a respingere simili richieste in futuro. A gennaio dello stesso anno ha poi testimoniato davanti alla stessa commissione del Senato in un’audizione molto tesa insieme ai CEO di TikTok, X e Snap. Scuse alle famiglie: Incalzato dai senatori – che hanno accusato i giganti tech di avere “le mani sporche di sangue” per non aver fatto abbastanza contro la pedopornografia e il bullismo online – si è alzato per scusarsi direttamente con le famiglie presenti in aula i cui figli avevano subito danni (inclusi casi di suicidio e sfruttamento) a causa dei social network. Il caso più celebre in cui è comparso davanti al Parlamento americano è legato allo scandalo Cambridge Analytica, dove nel 2018 rispose per due giorni consecutivi alle domande su privacy e interferenze elettorali.