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Referendum, il Comitato per il No accetti la sfida: pubblichi gli elenchi dei finanziatori e pretenda che quelli per il Sì facciano lo stesso – Il commento

La trasparenza simmetrica renderebbe evidente qual è il comitato più ricco, non solo di soldi ma anche di potenziali ed eventuali conflitti di interesse
Referendum, il Comitato per il No accetti la sfida: pubblichi gli elenchi dei finanziatori e pretenda che quelli per il Sì facciano lo stesso – Il commento
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La richiesta della capo di gabinetto del Ministero della Giustizia all’ANM sulla trasparenza degli elenchi dei finanziatori del Comitato ‘Giusto dire No’, dovrebbe essere accettata come una sfida e ribaltata sul ministro e i Comitati per il Sì.

Il presidente esecutivo del Comitato per il No, il magistrato foggiano Antonio Diella, dovrebbe consegnare gli elenchi dei contributi e i bilanci finali completi di introiti e spese della campagna referendaria pretendendo però subito dopo dal ministero par condicio con quelli del Sì.

Anche i tanti comitati per il Sì – nati intorno al centrodestra – che ospitano le iniziative del Sì con i vari Alessandro Sallusti, Gian Domenico Caiazza, Enrico Costa e compagnia dovrebbero dirci chi li finanzia e quanto hanno speso per i loro manifesti ed eventi in giro per l’Italia.

Sarà un’impressione nostra ma sembra evidente la sproporzione di forze a favore del Sì. La trasparenza simmetrica renderebbe evidente qual è il comitato più ricco, non solo di soldi ma anche di potenziali ed eventuali conflitti di interesse.

Per conciliare trasparenza e privacy, il presidente del Comitato per il NO, dovrebbe chiedere l’assenso preventivo ai donatori , certo, magari consigliando di aderire alla trasparenza soprattutto ai magistrati. Perché è ‘Giusto dire no’ ma è ancora più giusto farlo sapere con orgoglio anche se costa qualcosa più degli euro donati.

Non c’è nulla di male nel dare un contributo per il NO per un magistrato che giura di rispettare la legge.

Mettere mano al portafoglio per difendere la Costituzione è il modo migliore per esercitare il diritto-dovere della cittadinanza che, come insegnava Giorgio Gaber, non è stare sopra un albero. Comunicare la donazione sarebbe un modo per rivendicare la coerenza del gesto con la scelta di vestire la toga. Sarebbe un modo per mostrare come si praticano la dignità e l’onore prescritti in Costituzione ai servitori pubblici, in testa i magistrati, sia in aula sia fuori.

Sarebbe anche una bella lezione di autonomia a due colleghi come Carlo Nordio e Giusi Bartolozzi che – prima di entrare in politica con FDI e FI – erano anche loro magistrati, e lo restano, a modo loro.

Rispondere all’ex pm Nordio e all’ex giudice Bartolozzi: “Ma davvero volete sapere il mio nome e quanti soldi ho dato alla causa del NO per evitare potenziali conflitti di interesse? Miei? Ecco qua tutto, ma ora fate lo stesso con il Sì”, questo sì sarebbe un modo per mostrare come si tiene la schiena dritta nell’era del Governo Meloni davanti a chi incarna un’idea di giustizia intranea alla politica.

Ricordiamo come nasce questa storia. Tutto inizia da un’interrogazione del deputato di Forza Italia Enrico Costa (figlio dell’ex segretario del PLI Raffaele Costa, cresciuto politicamente negli anni ’90 all’ombra del padre in Piemonte nel PLI e nell’UDC, approdato in FI, partito nel quale è stato eletto più volte in Piemonte e poi alla Camera, rieletto in Parlamento da ultimo nel 2022 con Azione, all’opposizione, poi ripassato agilmente con FI in maggioranza nel 2024) che non chiede esplicitamente al ministro Nordio gli elenchi dei donatori alla causa del No. No. Costa fa una cosa diversa. Con posa preoccupata per le sorti della giustizia chiede pensoso a Nordio quali iniziative voglia adottare per scongiurare un gravissimo rischio per la giustizia. La durata dei processi? No. Costa è preoccupato per le future astensioni a raffica dei magistrati. E perché mai, di grazia?

Eccola l’argomentazione (risibile o seria giudicate voi) di Costa: un magistrato iscritto all’ANM (l’Associazione Nazionale dei Magistrati promotrice del Comitato per il NO) si dovrebbe astenere ‘per gravi ragioni di convenienza’ se si trovasse di fronte nella propria attività in tribunale un finanziatore del Comitato. Cosa accadrebbe se un giudice o un pm si trovasse a discutere in tribunale di “un procedimento in cui sono parti contrapposte un finanziatore del NO e un sostenitore del sì?”. Nordio, preoccupatissimo per il rischio astensioni dei giudici davanti ai vari Pinco Pallo che hanno donato 5 euro al Comitato, corre ai ripari e replica per lettera a Costa che la sua interrogazione “assume un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm. Allo scopo di fornire risposata sottoporremo all’Anm la richiesta confidando nella piena trasparenza dell’Associazione”.

Subito la fida Giusi Bartolozzi completa il minuetto scrivendo una lettera all’ANM (non al Comitato che tanto per lei fa lo stesso) per sottoporre “l’opportunità di rendere noto alla collettività in un’ottica di piena trasparenza” l’elenco degli eventuali donatori al Comitato per il no. Trasparenza è la parola magica per avere in mano l’elenco dei magistrati che hanno osato versare soldi per il No.

Il presidente dell’ANM Cesare Parodi risponde a stretto giro che la richiesta va inoltrata al destinatario giusto: il Comitato, figlio dell’ANM certo, ma pur sempre soggetto giuridico autonomo.

Ora la telenovela continuerà. Già immaginiamo Nordio nella veste di Totò che detta in una stanzetta di via Arenula alla scrivana Bartolozzi, nella veste di Peppino, la nuova missiva: “Scriva: ‘Egregio Comitato per il NO… solo per trasparenza e non certo per intimorire quei fetentoni dei suoi finanziatori la preghiamo inviarci l’elenco di chi ha osato donare l’obolo per l’ingiusta battaglia. Punto e virgola…”.

In risposta ai Totò e Peppino di via Arenula, il Comitato per il no dovrebbe avere il coraggio di rilanciare inviando non solo l’elenco dei donatori (previo assenso dei singoli) ma anche il bilancio finale, al termine della campagna referendaria. Un minuto dopo potrebbe e dovrebbe pretendere la par condicio. Chiedendo ai Comitati del Sì, in testa quelli cari a Costa e nati all’ombra di Forza Italia, come si sono finanziati e quanto hanno speso. E vorremmo sapere, non da Nordio ma dagli elettori, se c’è più conflitto di interesse sotteso a un comitato finanziato da incensurati magistrati con i soldi propri o in uno finanziato magari dal partito fondato da un soggetto poi condannato definitivamente per frode fiscale e da un altro poi condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa.

Pubblichiamo i nomi., Pubblichiamo i bilanci. Ma pubblichiamo tutto di tutti, allora. Così forse sarà più chiaro chi lotta per un ideale di Giustizia con i propri (piccoli) mezzi e chi può contare su mezzi ben più potenti forniti da terzi che aspirano a una giustizia diversa, come piacerebbe a loro. Poi, compresa meglio la posta in gioco, apprezzati gli interessi in campo e chi sarebbero i vincitori se prevalesse il NO o il Sì, i cittadini potrebbero andare a votare più informati e sereni. Che siano pubblicati gli elenchi. Tanto alla fine sull’esistenza o meno di un obbligo di astensione per il magistrato che dovrà giudicare un finanziatore del no deciderà sempre un magistrato vero. Almeno fino a quando le riforme di Nordio lo permetteranno.

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A cura di Paolo Frosina
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