Omicidio Lione, cresce la tensione: falso allarme bomba nella sede de la France Insoumise. Fermato un secondo assistente del partito
Vetrine prese a sassate, pittura rossa sui muri e raid vandalici. Fino a un finto allarme bomba che ha fatto evacuare la sede de la France Insoumise a Parigi. Sono ore di grande tensione in Francia dopo l’uccisione del militante di estrema destra Quentin Deranque e, mentre le indagini sono ancora in corso, gli Insoumis di Jean-Luc Mélenchon affrontano un vero e proprio linciaggio collettivo. Attacchi sui territori, contro i luoghi di rappresentanza del partito, ma anche dentro l’Assemblea nazionale dove, nelle scorse ore, parlamentari di destra e sinistra hanno fatto il processo agli eletti. A incendiare le polemiche il fatto che, tra gli undici fermati, ci siano due assistenti del deputato Lfi Rapahael Arnault. “È ora di fare le pulizie tra i loro”, ha dichiarato la portavoce del governo. Un clima di tensione estrema che travolge la sinistra a meno di un mese dalle elezioni Municipali e a poco più di un anno dalle Presidenziali. Una vera e propria bomba, questa sì, per l’asse che dovrebbe sfidare Marine Le Pen e i suoi.
La finta esplosione
La rivendicazione è arrivata alle forze di polizia con una mail che ha pubblicato in esclusiva il giornale online Blast-Info: “Vi uccido tutti, la bomba l’ho messa di notte così non la troverete”, si legge nel testo diffuso in rete. “La pagherete cara per aver ucciso Quentin”. Il luogo sotto attacco: la sede de la France Insoumise a Parigi. Era tutto falso, ma per appurarlo è stata necessaria l’evacuazione di tutti i locali e alcune ore di apprensione. “Voglio dire alla classe politica che queste accuse hanno delle conseguenze concrete”, ha dichiarato il deputato Manuel Bompard. “Vi chiedo di fermare la strumentalizzazione del dramma avvenuto a Lione e sul quale la France Insoumise non ha alcuna responsabilità”. Sono decine le denunce che arrivano dai parlamentari Lfi ed eletti locali di minacce e intimidazioni ricevute in queste ore. Un clima aggravato dalla campagna elettorale in corso sui territori.
Il coinvolgimento degli assistenti di Arnault
Intanto si complica sempre di più la posizione del deputato Raphael Arnault. Infatti, sono due gli assistenti del parlamentare, fondatore e portavoce del gruppo di estrema sinistra (sciolto a giugno scorso) La Jeune Garde, che sono stati fermati nell’ambito dell’indagine per l’omicidio. Se finora si parlava solo di Jacques-Elie Favrot, secondo le Parisien e Bfm tv, c’è anche un secondo sospettato che è stato fermato dagli inquirenti: Robin C., registrato all’Assemblea Nazionale con lo pseudonimo Robin Michel, e che avrebbe dato ospitalità e aiuto al terzo sospettato Adrian B. Quest’ultimo, secondo l’Afp, era stato stagista dello stesso parlamentare. Al momento sono 11 le persone fermate dagli inquirenti.
Cosa cambia nella corsa alle presidenziali
A preoccupare ora, tra le file di sinistra, sono gli effetti politici dell’omicidio. Come è emerso chiaramente durante il dibattito all’Assemblea Nazionale delle scorse ore, da destra a sinistra la corsa ora è a demonizzare la France Insoumise. Gli stessi Socialisti, in primis l’ex presidente François Hollande, hanno iniziato a prendere le distanze dal partito, fino a mettere in discussione l’alleanza. Addirittura, con una capriola politica che ha pochi precedenti, il presidente del Rassemblement National Jordan Bardella ha invocato un “cordone sanitario” contro l’estrema sinistra. Il riferimento è all’asse della forze di sinistra che si è sempre formato per impedire a Marine Le Pen e all’ultradestra di arrivare all’Eliseo. Ora è il leader da sempre demonizzato a ergersi a paladino delle istituzioni: “Non avrebbe mai dovuto essere all’Assemblée Nationale”, ha dichiarato. “Bisogna mettere la sinistra e l’estrema sinistra di fronte alle loro responsabilità, Jean-Luc Mélenchon deve dare delle risposte. E’ il disonore della Repubblica. Non ci si pone come vittima come sta facendo il ‘lider maximo’ della sinistra. Lancio un appello per le prossime elezioni, si deve creare un cordone sanitario”.