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Il caso della multa Inps da 8 milioni a Fanpage e Today per scorretta applicazione dei contratti dei giornalisti. La replica di Fanpage

Per il sindacato unitario di categoria, Fnsi, è la dimostrazione che "gli unici contratti di categoria considerati validi sono quelli firmati nel tempo dal sindacato dei giornalisti con Fieg, Aeranti-Corallo e Anso-Fisc. Gli altri sono il tentativo di ridurre il costo del lavoro e sottrarre contributi previdenziali". La risposta del condirettore di Fanpage e le precisazioni del sindacato
Il caso della multa Inps da 8 milioni a Fanpage e Today per scorretta applicazione dei contratti dei giornalisti. La replica di Fanpage
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L’Inps ha sanzionato per un totale di 8 milioni di euro Ciaopeople, editore di Fanpage.it, e Citynews, che edita le testate locali Today. Le multe sono state imposte perché secondo l’istituto previdenziale le due società avrebbero dovuto versare i contributi per i lavoratori sulla base delle retribuzioni previste dal contratto nazionale dei giornalisti firmato dal sindacato unitario Fnsi e dalla federazione degli editori, la Fieg (ccnl comunque scaduto da un decennio). Invece entrambe applicano il contratto delle aziende aderenti all’Unione stampa periodica italiana (Uspi) sottoscritto dal sindacato Figec-Cisal, che prevede stipendi molto più bassi.

La Fnsi ha espresso soddisfazione per le multe – 3,5 milioni a Ciaopeople srl e 4,5 milioni a Citynews – commentando che “gli unici contratti di categoria considerati validi dall’Istituto di previdenza sono quelli firmati nel tempo dal sindacato dei giornalisti con Fieg, Aeranti-Corallo e Anso-Fisc. Gli altri contratti sono esclusivamente il tentativo di ridurre il costo del lavoro e sottrarre contributi previdenziali all’Inps e quindi al futuro dei colleghi”. E “l’applicazione scorretta dei contratti”, secondo Fnsi, “non rappresenta solo un danno ai colleghi giornalisti, costretti a lavorare con stipendi inferiori e tutele minime, ma è anche un chiaro esempio di concorrenza sleale da parte di aziende che hanno bilanci milionari, pari a quelli dei grandi gruppi editoriali tradizionali. Concorrenza sleale che andrebbe perseguita anche per via legale”.

Il condirettore di Fanpage, Adriano Biondi, ha replicato facendo sapere che “l’editore è assolutamente convinto di poter dimostrare le proprie ragioni e impugnerà il provvedimento Inps” e dando la sua versione della vicenda. Inizialmente la stessa Fnsi, ha ricordato, aveva siglato un contratto con Uspi alle stesse condizioni retributive, salvo disdettarlo nel 2019 con la motivazione che nel primo anno e mezzo i contratti siglati erano stati solo 300, “un numero deludente” rispetto all’universo delle testate online. Nel 2020 Uspi ha quindi firmato con Cisal. Nel frattempo, scrive Biondi, Fanpage aveva deciso di applicare quel contratto dopo un confronto con la rappresentanza sindacale interna che ha portato “a un piano per la stabilizzazione di trenta precari e a un’intesa di secondo livello per superare i minimi tabellari previsti da Uspi ed Fnsi”. “Non c’è dubbio”, ammette il condirettore, che quello firmato dalla Fieg sia “un contratto “migliore” per i lavoratori (chi scrive ha esattamente questa tipologia di contrattualizzazione, che prevede minimi tabellari più alti e altre agevolazioni), ma evidentemente siamo in presenza di una dinamica del tutto priva di logica. L’editore di Fanpage, infatti, aveva sottoscritto un accordo di stabilizzazione basandosi su una determinata tipologia contrattuale, facendo consequenziali ragionamenti di tipo economico-finanziario. Così, legittimamente o meno, decide di non cambiare l’intera strategia aziendale per la scelta unilaterale di un sindacato”. Poi specifica: “Da noi, tanto per parlare di pulpiti, non troverete pezzi pagati tre, cinque o dieci euro, né tantomeno articoli in prima pagina pagati 14 euro”. Lo scorso agostol’editore del Tempo, la famiglia Angelucci, è stato condannato ad assumere come collaboratrice fissa una giornalista che lavorava da anni per il giornale ed era pagata appunto dai 3 ai 14 euro lordi a pezzo.

Oggi la Fnsi replica a sua volta, sottolineando che la ricostruzione del giornale digitale omette alcuni aspetti a partire dalla natura “derogatoria” dell’applicazione del contratto Uspi-Fnsi. Quando fu applicato inizialmente ai giornalisti di Fanpage.it, infatti, lo fu in via eccezionale e “in deroga” al contratto principale Fnsi-Fieg, con l’approvazione dalla commissione paritetica nazionale a fronte di un impegno specifico: l’assunzione a tempo pieno di 20 giornalisti che, fino a quel momento, erano stati lavoratori a contratto cococo. “Peccato che in seguito, l’azienda si rifiutò di trasformarli in contratti Fnsi-Fieg”. Sui motivi della disdetta del contratto Uspi-Fnsi da parte della Fnsi, il sindacato dei giornalisti ribadisce poi che la volontà era quella di evitare che una deroga diventasse una prassi. Secondo la Fnsi, il sindacato aveva firmato l’accordo con Uspi inizialmente per i piccoli periodici locali e per i giornali online che non superavano una certa dimensione. Ma nel consiglio direttivo dell’Uspi sono poi entrati rappresentanti di grandi aziende editoriali online che hanno cercato di trasformare il contratto Uspi-Figec in uno strumento per fare “dumping salariale”, pagando meno i giornalisti rispetto ai concorrenti che applicavano il contratto Fnsi-Fieg. La Fnsi fa infine notare che, dopo il periodo di avvio, altre testate online si sono trovate nella stessa situazione di Fanpage.it e una volta superata la fase di start-up sono passate al contratto Fnsi-Fieg.

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