“Mentre gli descrivevo quello che stava vivendo, lui continuava a ripetere: ‘Esatto, esatto'”: Biles in soccorso di Malinin
“Mentre gli descrivevo quello che, secondo me, stava vivendo e come affrontarlo per andare avanti, lui continuava a ripetere: ‘Esatto, esatto'”. Simone Biles arriva in soccorso di Ilia Malinin. Chi, se non lei che alle Olimpiadi 2021 a Tokyo fu travolta da problemi simili, di natura mentale, che la obbligarono pure a ritirarsi da alcune gare nel corso della competizione. “A un certo punto mi ha detto qualcosa come: ‘Finalmente qualcuno l’ha detto'”, ha spiegato Simone Biles, che era presente al Forum di Assago venerdì 13 febbraio, quando Malinin fece un’esibizione disastrosa e da favorito assoluto per l’oro finì addirittura ottavo.
In tanti avevano provato ad avvicinarsi a Malinin dopo il disastro, ma con scarsi risultati. Serviva probabilmente qualcuno che lo capisse, qualcuno che avesse vissuto qualcosa di simile, come Simone Biles appunto. L’unica che è riuscita a comprendere e fargli “sputare” fuori tutto: “Ero sinceramente in ansia per il suo benessere psicologico“, ha spiegato. “Quando ti prepari per la gara della vita e le cose non vanno come speravi, il contraccolpo può essere pesante, sia dentro di te sia per come vieni percepito all’esterno. L’ho vissuto sulla mia pelle e per questo mi è scattato subito un forte istinto di protezione”, ha dichiarato la ginnasta statunitense dopo le parole di Malinin nel post gara.
Malinin aveva già esplicitato una parte del suo malessere nei giorni precedenti alle Olimpiadi, con alcuni messaggi social poi cancellati parecchio preoccupanti. “A volte vorrei che mi succedesse qualcosa di brutto, così non dovrei farlo da solo” o ancora”Il tuo piccolino è stanco, mamma”, si legge in un altro post. La madre è Tatiana Malinina, ex pattinatrice uzbeka che ha dato il cognome al figlio temendo che negli Usa quello del padre fosse considerato troppo russo.
“Niente fa più male che dare il massimo e comunque non essere abbastanza bravo“, si legge in un altro post, che sembra proprio riferito ai genitori-coach. E ancora: “Quando torno a casa, entro nella mia stanza e i miei occhi cominciano a piangere perché nessuno sa quanto duramente ci sto provando”. Le frasi di questo tipo pubblicate da Malinin sono tantissime e sono senza dubbio una richiesta d’aiuto. Fino al più preoccupante, appunto: “A volte vorrei che mi succedesse qualcosa di brutto”.