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Assolto il consigliere di Reggio Calabria Ripepi: era accusato di avere “convinto la madre di una vittima di violenza a non denunciare”

In primo grado era stato condannato a 6 mesi di carcere. Ribaltata la sentenza in appello. Il politico locale: "Non festeggio solo la fine di un incubo, ma il trionfo della verità"
Assolto il consigliere di Reggio Calabria Ripepi: era accusato di avere “convinto la madre di una vittima di violenza a non denunciare”
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È stata ribaltata in appello la sentenza nei confronti del consigliere comunale di Reggio Calabria Massimo Ripepi che, in primo grado, era stato condannato a 6 mesi di carcere per favoreggiamento personale. Al termine del processo di secondo grado, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha scagionato Ripepi per una storia che non ha nulla a che vedere con la politica. Piuttosto con il suo ruolo di pastore di una chiesa cristiana. In sostanza, per l’accusa Ripepi avrebbe “aiutato a eludere le investigazioni” un soggetto, oggi deceduto, che era stato accusato di violenza sessuale ai danni della propria nipote, una bambina di 10 anni.

I fatti risalgono al 2020 quando, alla madre della vittima, che si recò da “Ripepi (pastore presso una comunità religiosa di culto cristiano fondata da Gilberto Perri) per ottenere conforto, consiglio e sostegno nel denunciare quanto saputo”, il consigliere comunale “la invitava – si legge nelle carte del processo – a non parlare con nessuno dell’accaduto” e “la convinceva a non denunciare in quanto il fratello, già condannato e detenuto per reati di natura sessuale, non sarebbe sopravvissuto a un nuovo arresto e sarebbe stata responsabile del sangue di suo fratello”.
Inoltre, stando alle accuse, il politico locale e pastore avrebbe tranquillizzato la donna dicendole che “si sarebbe occupato lui di aiutare” l’uomo, sospettato di avere abusato della nipote, “a sconfiggere il ‘demone’ che lo affliggeva”. Per la Procura, Ripepi “la invitava reiteratamente ed in più occasioni – era il capo di imputazione – a non parlare con nessuno dell’accaduto e ad assicurarsi che la figlia (cioè la vittima, ndr) non lo raccontasse a sua volta”.

Condannato in primo grado quindi, il consigliere comunale è stato assolto in Appello dove i giudici hanno accolto le ragioni della difesa rappresentata dagli avvocati Carlo Morace e Mario Santambrogio. La notizia dell’assoluzione è stata data dallo stesso Ripepi sui social: “Oggi – dice – non festeggio solo la fine di un incubo, ma il trionfo della verità. Sentirsi dire che ‘il fatto non sussiste’ è una liberazione che fatico a descrivere. Sono stati oltre cinque anni di sofferenza atroce, legata a un’accusa infamante. Se non avessi creduto nell’unico e vero Dio Gesù Cristo probabilmente non ce l’avrei fatta”.

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