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Per i palestinesi in Italia il clima è preoccupante. Come lo sono anche le persone che lo ignorano

La comunità palestinese italiana è sotto attacco, soprattutto dopo le mobilitazioni storiche tra fine settembre e inizio ottobre in tutta Italia in solidarietà alla Palestina
Per i palestinesi in Italia il clima è preoccupante. Come lo sono anche le persone che lo ignorano
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Il clima è molto preoccupante per i palestinesi in Italia, e la leggerezza con cui la maggior parte delle persone lo ignora è un problema enorme. Testate come Il Giornale hanno preso di mira il Centro Handala Ali di Napoli, i Giovani Palestinesi d’Italia (Gpi), l’Associazione dei Palestinesi in Italia (Api) e l’Unione Democratica Araba Palestinese (Udap), accostandoli ad epiteti diffamatori e pericolosi.

Singole persone palestinesi e di altre nazionalità arabe, attive per la causa palestinese, vedono costantemente e con una normalità inquietante i loro volti e nomi spiattellati sui giornali, accostati a parole allarmiste e al termine “terrorismo”. Questo non è un gioco. Soprattutto dopo l’arresto di Mohamed Shahin, avvenuto a seguito dell’interrogazione parlamentare di Augusta Montaruli (Fratelli d’Italia) che cita quanto riportato da un articolo del quotidiano La Stampa.

La comunità palestinese italiana è sotto attacco, soprattutto dopo le mobilitazioni storiche tra fine settembre e inizio ottobre in tutta Italia in solidarietà alla Palestina: arresti, gogna mediatica, conseguenze legali sproporzionate. La circolare del ministro Valditara, che chiede alle scuole di quantificare il numero di studenti palestinesi e di riferire le loro generalità, è un passaggio molto grave. Al di là delle smentite ufficiali del ministro dell’Istruzione, in risposta alle numerose critiche e pressioni esercitate dalle associazioni palestinesi, dai sindacati di base e da tutte le realtà dal basso solidali con il popolo palestinese, questa richiesta è un segnale politico inquietante, poiché dimostra che il governo intende esporre e isolare una comunità integrata nel tessuto sociale di questo paese da decenni.

Il collettivo di insegnanti Docenti per Gaza lo ritiene “un censimento su base etnica”. Proposte di legge avanzate nelle ultime settimane confermano l’intenzione repressiva del governo: il ddl Gasparri e il ddl Delrio ampliano strumenti coercitivi, confondendo deliberatamente l’antisionismo con l’antisemitismo. Il ddl sull’antisemitismo – adozione della definizione Ihra, che definisce come “antisemita” anche le critiche ad Israele e gli slogan alle manifestazioni – è stato da poco approvato dalla maggioranza alla Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Alcuni giornalisti indipendenti oppongono resistenza a tutto ciò: con un comunicato su Voice Over Foundation, ripreso da Pressenza, Global Project e Milano In Movimento, denunciano la normalizzazione della disumanizzazione delle associazioni e persone palestinesi sui giornali. Evidenziano che in questi due anni di mobilitazioni per la Palestina, è stato evidente che le persone arabe subiscono conseguenze molto più severe rispetto a tutti gli altri attivisti sia sul piano legale che mediatico.

Cosa si sta aspettando affinché insegnanti e giornalisti prendano in massa una posizione netta contro tutto ciò? Che arrivino vere leggi razziali? Perché la circolare di Valditara è l’inizio di questo.

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