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Gstaad é Italiamania. E non c’entra nulla con il fervore olimpico. Dopo “The Palace”, il film di Polanski, l’eremo ad “altra” quota non é più lo stesso

L’ultimo addio a Valentino nella chiesa gremitissima di Gstaad. Fabio Bechelli porta l’Arte Povera dove si respira riccanza a pieni polmoni
Gstaad é Italiamania. E non c’entra nulla con il fervore olimpico. Dopo “The Palace”, il film di Polanski, l’eremo ad “altra” quota non é più lo stesso
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Alice è bellissima, ricchissima e non ha esitazione alcuna nello staccare chèque a svariati zeri. E’ russa, i figli hanno studiato a Le Roseè, collegio per rampolli viziati la cui ammissione è direttamente proporzionale al conto in banca del paparino/paperone. E dove la cultura Chanel vince sulla Cultura Classica.
Lei gira con il suo personal shopper, gli fa un cenno e tira fuori la carta di credito. Alice é incantata davanti al “concettuale” Emblema, stiamo parlando di Salvatore ca va sans dire. Prima di lei anche una ricca ereditiera libanese aveva fatto la sua offerta, ma ubi maior…

Siamo al vernissage di Italiamania, la mostra “Time travel Through Italian Art” con le eccellenze del made in Italy fra oggetti di design e modernariato, gioie scintillanti e valigie dalla rifiniture pregiate. L’ideatore é Fabio Bechelli, raffinato curatore fiorentino, quinta edizione. Esposizione diffusa e itinerante, ogni anno una location diversa. L’anno scorso una Private Bank gli aveva aperto la sua sede e i suoi forzieri. Quest’anno principi e principesse del jet set direttamente dal Gran Ballo dell’Ordine di Malta a Berna e sembrano usciti anche dal set del film “The Palace” di Polanski, una sarcastica commedia sui vizi dell’Alta Society. Che quest’anno si tinge di sostenibilità e dal 13 al 15 ospita l’evento “UseLess It’s behavior ” by Sabrina Scherz e Tiare von Meister per educare gli “spreconi” a un riutilizzo smart. In chiave sostenibile Maria Sole Ferragamo riutilizza scarti di pelle della produzione della Maison Ferragamo per la sua collezione “So-Le Studio” di gioielli, cachecol, gorgiere, borse in sfumature di colori che vanno dal platino, al bronzo, al blu marine, tutti pezzi unici.

Ecco la Gallery Society sulla chicchissima Promenade 25-29 fra flute di champagne e perline di caviale beluga. Fra i dot..dot…dot.., puntini neri su fondo bianco (ovviamente è un Fontana) un Pistoletto e un Afro, ecce il Terzo Occhio della coscienza di “Piccoli Smalti” di Giovanna Ferrero Ventimiglia, la splendida foto da interno barocco di Antonio Monfreda e un mobile bar in pergamena di Paolo Buffa.
L’arte va in questa direzione e un banchiere fa mettere subito un bollino rosso: vuol dire venduta la carta geografica con bandierine di Alighiero Boetti. Sono tutti pezzi unici, iconici, da collezionisti, come il vaso scomposto e sfaccettato in bronzo di Lavina Fuksas, il talento socrre in famiglia, è figlia dell’architetto Fuksas ed è volata direttamente da New York.

E Aviteur si chiama la linea haute couture pelletteria disegnata da Patricia Gucci, figlia di Aldo e nipote del fondatore Guccio. La sapienza artigianale è impressa nel dna di famiglia. Valigie, borsoni, così belli da accarezzare e da personalizzare, Ma la collezione ha anche porta/cagnolino e porta/abiti per scendere non certo da un low cost ma dall’Orient Express, il treno di lusso che da quest’anno da Parigi aggiunge come destinazione la perla del Hotel Caruso Belmond di Ravello.
Oro e argento alle stelle Giorgio Bulgari ( della celebre dinastia dell’arte orafa) già puntava su altri materiali, bronzo, ceramica e titanio. Comunque non voleva fare il figlio d’arte. Campione di vela, laurea in storia dell’arte, suggestioni e ispirazioni che trasferisce nei suoi gioielli signature come gli orecchini La Palma in titanio blu e brillanti(ini) che Sharon Stone ha scelto di indossare alla notte degli Oscar. Per Giorgio é la consacrazione. Non si chiede il prezzo.Se lo chiedi non te lo puoi permettere “, Gianni Agnelli dixit. Infatti Alice non lo chiede, li compra e basta. Siccome tira aria buona di San Valentino, io lo omaggio indossando un vintage della maison Valentino, ovviamente di quella tonalità di rosso che fa accendere qualsiasi passione. Gstaad é tutta un Happy Nest di cuori e cuoricini. Ritesh Raghavan, master all’Ecole Hotelerie di Lausanne, la numero uno al mondo, ha aperto il suo Happy Nest, un lounge con speziate specialità e musica indiana, é diventato the Place per il dopo/sci. Ed é già set per Bollywood in trasferta alpina.

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