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“Mia figlia non c’è più e il suo assassino è stato promosso”: la rabbia dei genitori dei bambini morti nel crollo della scuola di San Giuliano di Puglia

A ventiquattro anni dal disastro della scuola Jovine, il geometra comunale condannato ma reintegrato ha ricevuto un aumento di stipendio, previsto per legge. I familiari delle vittime denunciano un atto “inopportuno ed eticamente inaccettabile”. La spiegazione del sindaco
“Mia figlia non c’è più e il suo assassino è stato promosso”: la rabbia dei genitori dei bambini morti nel crollo della scuola di San Giuliano di Puglia
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“Quest’anno mia figlia avrebbe fatto trent’anni. Io non ce l’ho più e devo vedere il suo assassino promosso“. La voce di Antonio Morelli trema un po’ ma gli occhi sono asciutti; 24 anni hanno levigato il dolore ma non hanno cancellato la rabbia per la più grande strage di bambini avvenuta in Italia negli ultimi decenni: il crollo dell’edificio scolastico di San Giuliano di Puglia, dove il 31 ottobre 2002 morirono 27 alunni e una maestra. “Ma non è stato solo il terremoto, gli assassini dei nostri figli stavano in municipio. Compreso il tecnico comunale che non ha fatto un giorno di carcere e è ritornato allo stesso posto di lavoro dove ha commesso i suoi errori per cui i nostri figli sono morti, e ora è stato anche premiato” dice Giulia Gentile, un’altra madre resa orfana dalla tragedia di 24 anni fa. E che insieme agli altri genitori chiede ufficialmente chiarimenti sull’atto con cui il Comune di San Giuliano ha promosso uno dei responsabili della strage colposa, il geometra comunale Mario Marinaro.

Le condanne e le pene

Riavvolgiamo il nastro: la scuola elementare dell’Istituto comprensivo Francesco Jovine fu l’unico edificio a crollare nel piccolo paese in provincia di Campobasso nel sisma del 2002, che raggiunse il nono grado della scala Mercalli. Era stata inaugurata due mesi prima, dopo lavori mal progettati e mal fatti. Ci vollero otto anni ma la sentenza definitiva del 17 maggio 2010, infatti, stabilì che la scuola venne sopraelevata appoggiando un nuovo solaio in cemento armato su quello preesistente, senza effettuare alcun calcolo della portata. Il progetto strutturale esecutivo non fu mai redatto e anche il collaudo non fu mai eseguito, “sostituito da un fraudolento “certificato di agibilità e staticità” – si legge nella sentenza – che consentì sinistramente l’ingresso a scuola di alunni, insegnanti, personale amministrativo e pubblico, fino al giorno del crollo della scuola, meno di due mesi dopo la sua inaugurazione e la sua consegna all’utenza”. Il tutto senza tenere conto che San Giuliano era un territorio a rischio sismico: così quando arrivò la scossa, la struttura collassò. Disastro colposo sentenziarono i tribunali, che condannarono a pene tra i cinque e i sette anni tutti gli imputati: il sindaco dell’epoca, Antonio Borrelli; i costruttori Giuseppe Uliano, Giovanni Martino e Carmine Abiuso; il progettista e direttore dei lavori Giuseppe La Serra; e infine il geometra comunale e responsabile del procedimento per l’appalto dei lavori, Mario Marinaro, che venne condannato a cinque anni.

Licenziamento e reintegro

“Tre anni furono subito cancellati dall’indulto – spiega Antonio Morelli, oggi presidente del comitato familiari delle vittime di San Giuliano – e il residuo di pena, circa due anni, fu scontato ai servizi sociali in una struttura del paese: questo signore non ha mai fatto un giorno di carcere. Ma non solo: licenziato dal comune, è riuscito a ritornare al suo posto di lavoro”. Anche qui, bisogna ricostruire la storia dal suo lungo iter processuale. Nel 2010 infatti Marinaro viene condannato con sentenza definitiva e il Comune di San Giuliano di Puglia a quel punto si muove di conseguenza: il segretario generale predispone il licenziamento e lo manda alla giunta comunale, guidata dal sindaco Luigi Barbieri, che lo condivide e dà parere favorevole; a quel punto l’atto torna al segretario che lo firma e lo rende esecutivo, licenziando il geometra comunale “per delitto commesso in servizio”. Ma è proprio in questo percorso il vizio di forma che permette al geometra di impugnare il licenziamento: la legge (l’articolo 55 bis del decreto legislativo 165/2001) prescrive che a decidere sanzioni così gravi non sia un singolo dirigente ma una commissione tecnica, senza alcuna intromissione dell’organo politico: la delibera di giunta, che doveva rinforzare la decisione, in realtà ne costituiva il tallone d’Achille. E una norma pensata per tutelare i dipendenti dalle ritorsioni politiche si è trasformata, in questo caso, in uno strumento di impunità.

Così prima il tribunale di Larino e poi la Corte d’Appello di Campobasso annullano il licenziamento; il sindaco Barbieri fa ricorso in Cassazione, che apre uno spiraglio alle ragioni del Comune: annulla le sentenze precedenti e manda tutti gli atti per la decisione definitiva alla Corte d’Appello di Napoli. Quest’ultima nel 2017 chiude definitivamente la porta ai ricorsi, definisce il licenziamento illegittimo e rimette Marinaro al suo posto nell’ufficio tecnico di San Giuliano di Puglia. “I condannati siamo noi” fu il commento dei genitori dei bambini della scuola Jovine, “noi ogni giorno andiamo in municipio e ci vediamo davanti il responsabile della morte dei nostri figli”. In effetti il geometra riprese il suo posto, dove lo trovò nel 2023 una troupe di La7: al cronista che gli chiedeva se almeno intendesse chiedere scusa ai genitori rimasti senza figli, Marinaro rispose con insulti, calci e spintoni. Il geometra, una volta reintegrato, avrebbe avuto diritto anche agli arretrati di stipendio; oltre alla giustizia penale e a quella del lavoro, però, della vicenda si è occupata anche la giustizia contabile.

La promozione, per il sindaco un “atto dovuto”

La Corte dei Conti del Molise infatti nel 2015 condannò il geometra comunale Marinaro (insieme all’ex sindaco Borrelli e al progettista La Serra) a risarcire le casse comunali di San Giuliano per 2.536.225 euro. Quando il comune andò a riscuotere, però, il geometra risultava nullatenente; ragion per cui pignorò gli arretrati e tutt’ora pignora una parte dello stipendio: a Marinaro viene corrisposto l’equivalente dell’assegno di inclusione (circa 10mila euro l’anno) mentre il resto dello stipendio, compresi gli scatti e gli aumenti, viene pignorato. E qui arriva l’ultimo capitolo di questa storia complessa, scritto dagli uffici comunali di San Giuliano il 17 dicembre scorso. È la data in cui una determinazione dirigenziale, in esecuzione di una delibera approvata dal sindaco Antonello Nardelli e dai suoi due assessori Arduino Ritucci e Maria Luisa Barbieri, “procede alle progressioni economiche orizzontali e del relativo differenziale stipendiale” di tre figure interne all’amministrazione tra cui figura la posizione di Mario Marinaro. Il geometra è stato, per così dire, promosso e incentivato con gli arretrati, riconosciuti a partire dal primo gennaio 2024.

Una decisione su cui i genitori esprimono “profonda indignazione e sconcerto” e con una nota ufficiale dell’associazione spiegano che la determina comunale “appare gravemente inopportuna sotto il profilo etico e istituzionale. Riteniamo che tale promozione in un simile contesto rappresenti un segnale profondamente dissonante rispetto al dovere di memoria, rispetto e responsabilità nei confronti delle vittime, dei familiari e delle ragazze e dei ragazzi sopravvissuti che ancora oggi portano con sé le conseguenze di quella tragedia”. “Io lo capisco ma purtroppo mi ritrovo questo dipendente e quello era un atto dovuto” risponde il sindaco di San Giuliano, Antonello Nardelli, che non nasconde una punta di fastidio per la polemica. “Avrebbero potuto chiamarmi direttamente” dice “ma comunque l’amministrazione era obbligata alla progressione orizzontale: io preferirei non avere un dipendente che ha fatto quello che ha fatto, ma me l’ha reintegrato il giudice del lavoro e io devo prenderne atto”. Su una cosa, però, il sindaco Nardelli rassicura: l’aumento di stipendio non andrà in tasca a Marinaro. “Tutta la parte eccedente rispetto alla somma di sopravvivenza viene pignorata, anche queste somme. Lui avrà un vantaggio solo dal punto di vista contributivo in vista della futura pensione: è la norma”. Insomma tutto è in regola, le carte sono a posto, la legge è rispettata. E la giustizia?

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