Trapianto combinato cuore-fegato alle Molinette di Torino: intervento senza precedenti su paziente con organi invertiti
Un intervento senza precedenti a livello mondiale, capace di riscrivere le possibilità della chirurgia dei trapianti combinati. All’Ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino è stato eseguito con successo un trapianto “in blocco” di cuore e fegato su un giovane di 32 anni affetto da una rarissima condizione anatomica: il situs viscerum inversus, che comporta la disposizione “a specchio” degli organi interni rispetto alla normalità. Un caso clinico di straordinaria complessità che ha richiesto competenze multidisciplinari di altissimo livello, capacità organizzativa impeccabile e una strategia chirurgica mai sperimentata prima in una situazione simile.
Una storia clinica complessa fin dalla nascita
Il paziente, originario della Campania, conviveva dalla nascita con una grave cardiopatia congenita. Tra infanzia e adolescenza aveva già affrontato tre interventi a cuore aperto che gli avevano consentito di raggiungere l’età adulta. Con il passare degli anni, però, la condizione cardiaca aveva progressivamente compromesso la funzionalità epatica, fino all’evoluzione in cirrosi. Nell’ultimo anno era comparso anche un carcinoma epatico. Le terapie interventistiche locali avevano inizialmente contenuto la malattia, ma la comparsa di un nuovo nodulo aveva reso evidente che l’unica possibilità di sopravvivenza fosse un trapianto combinato di cuore e fegato. A rendere tutto ancora più complesso era proprio il situs viscerum inversus: l’anatomia completamente invertita del paziente rendeva estremamente difficile l’impianto di organi provenienti da un donatore con disposizione anatomica normale.
La sfida accolta dall’eccellenza torinese
I medici campani hanno quindi indirizzato il paziente a Torino, dove un’équipe multidisciplinare ha studiato una soluzione innovativa. A lavorare al caso sono stati, tra gli altri, i cardiochirurghi Carlo Pace Napoleone, Mauro Rinaldi, Massimo Boffini e Antonino Loforte, il cardiologo Giuseppe Annoni, l’epatologa Silvia Martini e il chirurgo epatico e Coordinatore Regionale Trapianti Renato Romagnoli. La strategia messa a punto è stata quella di inserire il paziente in lista per un trapianto combinato cuore-fegato “in blocco”, cioè mantenendo i due organi uniti in continuità anatomica, così da facilitare l’adattamento in un torace e in un addome con geometria completamente invertita.
Quando il Coordinamento Donazione e Prelievi del Piemonte ha segnalato la disponibilità di un donatore compatibile al Centro Regionale Trapianti e al Centro Nazionale Trapianti, si è attivata una macchina organizzativa imponente, che ha coinvolto decine di professionisti. Un’équipe multispecialistica si è recata nell’ospedale del donatore per il prelievo del blocco cuore-fegato, mantenendo un collegamento costante con Torino. Nel frattempo, alle Molinette, la sala operatoria era pronta.
Diciassette ore di intervento
L’operazione è durata complessivamente diciassette ore, di cui oltre dodici di chirurgia effettiva. Il cuore è stato impiantato mantenendolo in continuità con il fegato; contemporaneamente l’organo epatico è stato posizionato nell’addome nella sede fisiologica. L’anatomia “a specchio” ha imposto scelte tecniche creative: sono state costruite nuove connessioni vascolari, utilizzando segmenti di vasi prelevati dal donatore e percorrendo soluzioni innovative mai applicate prima in un contesto simile. Alla fine, il momento decisivo: il blocco cuore-fegato ha ripreso a funzionare e il sangue è tornato a scorrere regolarmente.
Il post-operatorio e il valore del sistema trapianti piemontese
Il decorso post-operatorio, prevedibilmente complesso, è stato gestito con successo dall’équipe di Cardio-Rianimazione, con il supporto di infettivologi, nefrologi e chirurghi vascolari. Oggi il paziente è ricoverato nell’area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato e il percorso di riabilitazione procede positivamente. L’intervento rappresenta non solo un primato clinico, ma anche la dimostrazione concreta dell’eccellenza della Città della Salute e della Scienza di Torino, punto di riferimento europeo e internazionale per la chirurgia dei trapianti complessi. Il direttore generale Livio Tranchida ha parlato di “storia a lieto fine che diventa esempio dell’eccellenza dei nostri professionisti”, mentre l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha sottolineato come il Sistema Trapianti del Piemonte si confermi ai vertici italiani ed europei, aprendo “una nuova frontiera nei trapianti combinati”. Un risultato che rafforza il ruolo della Città della Salute come futuro IRCCS Trapianti e che sarà modello per il nascente Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione. Determinante, come sempre, la generosità del donatore e della sua famiglia: senza quel gesto, questo traguardo scientifico e umano non sarebbe stato possibile.
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