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Una protezione nucleare in Europa a trazione francese. Berlino tratta con Parigi ma Merz precisa: “Non sarà una alternativa alla Nato”

Jet Rafale dotati di testate atomiche potrebbero essere schierati in Germania, Polonia, Danimarca, Paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania) e Svezia. Sul progetto pesano altri scenari politici, come le presidenziali in Francia del prossimo anno. Il Rassemblement nazionale di Le Pen-Bardella è favorito e contrario alla condivisione degli armamenti in chiave anti Russia
Una protezione nucleare in Europa a trazione francese. Berlino tratta con Parigi ma Merz precisa: “Non sarà una alternativa alla Nato”
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Una protezione di marca francese. Jet Rafale dotati di testate atomiche da schierare in Germania, Polonia, Danimarca, Paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania) e Svezia. “Ho avviato colloqui riservati con il presidente francese sulla deterrenza nucleare europea”, ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco; l’obiettivo, per Berlino, è evitare la nascita di “zone con livelli diversi di sicurezza all’interno dell’Europa”. Merz comunque precisa: non si tratterebbe di una attività alternativa, ma di una protezione “aggiuntiva” a quella di marca Nato.

Un contesto nuovo per l’Europa, sulla base dei cambiamenti imposti dall’America di Trump. Anche se a Monaco il segretario di Stato americano Rubio assicura: “Vogliamo che l’Europa sia forte. Crediamo che l’Europa debba sopravvivere. In definitiva, il nostro destino è intrecciato al vostro”. Resta il dato di fatto: con un capo della Casa Bianca che fornisce ogni giorno una chiave di lettura diversa rispetto al conflitto in Ucraina avviato dalla Russia con una invasione che dura da quattro anni, l’Europa ha capito che è il momento di fare da sola.

Ma le questioni da risolvere non sono di poco conto: i paesi dell’Unione stanno investendo somme considerevoli per ammodernare le rispettive capacità militari. Nel 2025, l’Unione Europea e il Regno Unito hanno speso complessivamente oltre 530 miliardi di dollari per la difesa. Il tasto dolente resta sempre quello economico: “Il deterrente nucleare francese non è l’ombrello nucleare che la Nato ci offre – ha dichiarato a Bloomberg il primo ministro belga Bart De Wever – e quando si parla di armi nucleari, significa spendere molti soldi”.

Per quel che riguarda la protezione nucleare, Francia e Regno Unito hanno circa 400 testate nucleari schierate, contro le 1.670 degli Stati Uniti. Parigi e Londra spendono per il loro arsenale nucleare circa 12 miliardi l’anno e nel 2025 hanno firmato la Dichiarazione di Northwood, con questo impegno: “Le nostre forze nucleari sono indipendenti, ma possono essere coordinate e dare un contributo significativo alla sicurezza complessiva dell’Alleanza, nonché alla pace e alla stabilità nella regione euro-atlantica”.

Il gruppo di studio dell’Ifri (Institut français des relations internationales) ritiene che l’Eliseo potrebbe schierare aerei da combattimento con capacità nucleare in altri paesi europei, o comunque richiedere una maggiore partecipazione dei paesi Nato alle esercitazioni nucleari francesi e una più stretta cooperazione tra la Francia e il Gruppo di Pianificazione Nucleare della Nato. Nello stesso tempo, c’è da tenere in considerazione il fattore politico francese, che ha in programma il prossimo anno le nuove elezioni presidenziali e i principali avversari di Macron – Il Rassemblement Nazionale di Marine Le Pen e Jordan Bardella – quest’ultimo favorito nei sondaggi – non fanno mistero di essere contrari a una condivisione della deterrenza nucleare francese, soprattutto in chiave di protezione dalla Russia.

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