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Zbigniew Herbert, la parola contro la menzogna della storia (traduzione di Annalisa Carlevaro)

Le poesie presentate fanno parte della raccolta del 1974 Pan Cogito (Il signor Cogito), personaggio alter ego della coscienza moderna: disincantato, vulnerabile ma fedele a un rigore etico
Zbigniew Herbert, la parola contro la menzogna della storia (traduzione di Annalisa Carlevaro)
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Poeta polacco, uno degli esponenti più autorevoli del Novecento europeo. La sua scrittura si fonda su un equilibrio teso tra rigore etico, lucidità razionale e una profonda diffidenza verso ogni forma di retorica ideologica. Segnato dall’esperienza del totalitarismo e della guerra, Herbert rifiuta sia il lirismo intimistico puro sia l’enfasi propagandistica. Sceglie una parola sobria, ironica e insieme tragica, una parola che si fa strumento di resistenza morale per dire l’orrore della storia e per rendere comprensibile il vero in un’epoca di menzogna. Orrore che si ripete oggi come ieri, in una Polonia che può essere ovunque. E quindi, come si chiede anche Adam Zagajewski: “Da dove viene Herbert? E da dove viene la sua poesia? La risposta più semplice è: non lo sappiamo. Come non sapremo mai da dove viene ogni grande artista, indipendentemente da dove sia nato”.

Le poesie presentate fanno parte della raccolta del 1974 Pan Cogito (Il signor Cogito), personaggio alter ego della coscienza moderna: disincantato, vulnerabile ma fedele a un rigore etico. Il nome stesso rimanda a Cartesio, ma il “cogito” herbertiano non è trionfante, non è un eroe, bensì un testimone fragile, esitante e proprio per questo moralmente credibile. Ne emerge una poesia civile non urlata, che affida alla misura e alla responsabilità della parola il compito di salvare la dignità dell’uomo.

C.

L’abisso del Signor Cogito

A casa è sempre al sicuro

ma appena varcata la soglia
quando al mattino il signor Cogito
esce per la sua passeggiata
incontra – l’abisso

non è l’abisso di Pascal
non è l’abisso di Dostoevskij
è un abisso
a misura del signor Cogito

la sua caratteristica peculiare
non è né la profondità
né il terrore che suscita

lo segue come un’ombra
si ferma davanti al panificio
al parco alle spalle del Signor Cogito
legge con lui il giornale

fastidioso come un eczema
fedele come un cane
troppo superficiale per inghiottirlo
testa braccia e gambe

un giorno forse
l’abisso crescerà
l’abisso maturerà
e diventerà serio

se solo sapesse
quale acqua beve
con quale grano nutrirlo

ora
il signor Cogito
potrebbe raccogliere
alcune manciate di sabbia
e riempirlo
ma non lo fa

e così quando
torna a casa
lascia l’abisso
appena fuori dalla porta
coprendolo con cura
con un pezzo di stoffa vecchia

Il signor Cogito legge il giornale

In prima pagina
la notizia dell’uccisione di 120 soldati

la guerra è durata a lungo
ci si può abituare

proprio accanto a questa notizia
di un crimine sensazionale
con il ritratto dell’assassino

lo sguardo del signor Cogito
scivola indifferente
sull’ecatombe dei soldati
per immergersi desideroso
nella descrizione della macabra quotidianità

un agricoltore trentenne
in preda a una depressione nervosa
ha ucciso la moglie
e i due figli piccoli

è stata riportata con precisione
la dinamica dell’omicidio
la posizione dei corpi
e altri dettagli

120 caduti
inutile cercarli sulla mappa
una distanza troppo grande
li ricopre come una giungla

non parlano all’immaginario
sono troppi
il numero zero alla fine
li trasforma in astrazione

un argomento su cui riflettere:
l’aritmetica della compassione

***

Zbigniew Herbert nasce a Leopoli (allora Polonia, oggi Ucraina) nel 1924. Vive la giovinezza prima sotto l’occupazione nazista e poi nel contesto oppressivo del regime comunista, esperienze che segnano profondamente la sua visione etica e civile. Dopo la guerra studia diritto, economia e filosofia tra Cracovia e Varsavia. Esordisce negli anni Cinquanta ma la fama internazionale arriva con raccolte come Ermete, il cane e la stella e soprattutto Il signor Cogito. Tra gli anni Settanta e Ottanta Herbert vive a lungo all’estero (Francia, Germania, Stati Uniti, Italia) e diviene una voce simbolo dell’opposizione morale ai totalitarismi. Le sue poesie circolano clandestinamente nella Polonia comunista e solo dopo il 1989 viene pienamente riconosciuto in patria. Rientra definitivamente a Varsavia nel 1992, dove muore nel 1998.

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