Euronews, la tv che ha incassato 352 milioni dalla Commissione Ue e ora sostiene Orbàn e vari autocrati
Il rapporto opaco tra la Commissione Ue e i media, raccontato da Ivo Caizzi per il Fatto, sta emergendo sempre più nettamente anche per vicende che si svolgono fuori dai confini italiani. Nei giorni scorsi la testata europea Euractiv con una poderosa inchiesta ha svelato che nel corso di 15 anni la Ue ha finanziato con 352 milioni Euronews, l’ex tv europea attiva da 33 anni e comprata da poco da una famiglia di imprenditori portoghesi sempre più vicini a Orban e a vari autocrati del Golfo e dell’Asia centrale, oltre che ai regimi di destra dei Balcani e dell’Europa orientale, che oggi sono tra i suoi principali clienti e ne sostengono i bilanci. Nel frattempo i tagli alla redazione ma anche le interferenze e le censure al lavoro dei giornalisti sono diventate la norma. Così il progetto di creare un canale democratico europeo, una sorta di Cnn del Vecchio Continente con una estesa rete internazionale, si è trasformato paradossalmente grazie i soldi della stessa Unione Europea in un megafono dei nemici del pluralismo e della democrazia.
Mancano molti dati sul passato dei bilanci di Euronews perché non sono disponibili cifre precise sull’ammontare dei fondi pubblici ricevuti dall’emittente nei suoi primi 18 anni di attività, ma anche basandosi su stime prudenti, la spesa totale della Ue per Euronews dalla sua nascita renderebbe la rete di gran lunga l’organizzazione mediatica più sovvenzionata nella storia dell’Unione. Solo negli ultimi 15 anni, comunque, l’esecutivo di Bruxelles ha impegnato oltre 350 milioni a sostegno del’emittente. Solo l’anno scorso ha versato 12 milioni. Nel 2024, la tv ha tagliato i costi operativi di oltre un quarto, portandoli a 30 milioni, e i costi del personale di quasi un quinto, riducendoli a 39 milioni dopo che la redazione era stata già quasi dimezzata nel 2022. Dalla sua fondazione la tv ha registrato perdite per 180 milioni e lo scorso anno il suo debito totale ha raggiunto i 103,5 milioni, inclusi 19 milioni di fatture non pagate. Euronews afferma che nel 2025 ha avuto il record dei ricavi a oltre 77 milioni ma il record è invece di alcuni anni fa.
Quando Euronews andò in onda nel 1993, era sostenuta da numerose emittenti pubbliche e godeva del sostegno politico dei leader di tutto il continente. Tuttavia, anche al suo apice, il sostegno pubblico non è mai stato sufficiente per competere in un mercato televisivo ad alta intensità di capitale. Il canale, di cui l’ex Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker scherzava dicendo di essere l’unico spettatore, un tempo affermava di raggiungere 7 milioni di spettatori al giorno. Ora non divulga più questi dati, ma analisi di mercato confermano un’audience molto più modesta.
Fondata a Lione nei primi anni ’90, Euronews voleva proporsi come voce europea in un panorama mediatico dominato dalle emittenti americane. Nel 2011, gestiva più di 30 sedi in tutto il mondo, con una presenza che si estendeva da Washington e Pechino al Medio Oriente e all’Africa, un progetto che, secondo i critici, ha fatto più per garantire spazio mediatico ai leader della Ue che per costruire un’emittente globale con un’ampia portata di pubblico. Poi però i conti sono franati. Dagli anni 2010, gli azionisti hanno incluso emittenti televisive collegate allo Stato provenienti da Russia, Turchia e Marocco. La svolta decisiva è avvenuta nel 2015, quando il miliardario egiziano Naguib Sawiris ha assunto il controllo di maggioranza, affiancato da Nbc News, che deteneva una quota di minoranza. Per la prima volta, la rete era sotto controllo privato. La società Alpac Capital del finanziere portoghese Pedro Vargas David, attiva nel settore dei media lusitani, nel 2022 ha acquisito Euronews con il supporto di un associato di Orbán. David ne è divenuto presidente e principale investitore. Mário David, padre di Pedro ed ex eurodeputato portoghese, è confidente del primo ministro ungherese Viktor Orbán. Pedro Vargas David è un finanziere che ha partecipato all’acquisizione di Vodafone Ungheria, ampiamente considerata dagli analisti come parte del più ampio sforzo di Orbán per consolidare l’influenza sui media nazionali.
A fronte di un crescente controllo politico, i finanziamenti della Commissione si sono gradualmente ridotti: oggi il sostegno dell’UE rappresenta ora meno del 15% delle entrate di Euronews, in calo rispetto al 20-32% registrato tra il 2022 e il 2024. A tenere in piedi oggi Euronews, secondo Euractiv, è una combinazione di tagli radicali ai costi, finanziamenti della Ue e nuove iniziative commerciali con regimi autoritari, i loro investitori, lobbisti e i loro media, con partnership in Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan, Qatar e Cina, tra cui accordi di sponsorizzazione con il canale statale Cgtn in seguito ad accordi commerciali con le autorità statali. Tra i nuovi sostenitore della tv c’è l’autoritario presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, che ha ereditato il controllo dell’ex repubblica sovietica da suo padre nel 2003. Aliyev è uno dei dittatori più famigerati della regione. A più di trent’anni dal crollo dell’Unione Sovietica, l’Azerbaigian non ha ancora una stampa libera, libere elezioni o qualcosa che assomigli a un regime democratico. Aliyev è stato intervistato non meno di quattro volte da Euronews dal 2023. In una di queste , ha liquidato il Washington Post e il New York Times come “fake news”, un’affermazione che non è stata contestata dal moderatore di Euronews: “Riuscite a immaginare? Hanno pubblicato decine di articoli definendomi un dittatore”. Solo negli ultimi due anni, le autorità azere hanno arrestato quasi 30 giornalisti e operatori dei media con “false accuse”, riferiscono le organizzazioni per i diritti umani. Emerge poi il ruolo del ministro della cultura azero Adil Karimli, che ha definito “di lunga data” la “collaborazione” tra il suo Paese ed Euronews. La collaborazione di Euronews con l’emittente azera Anewz offre un’ulteriore finestra sulla natura dei suoi rapporti con Baku. Secondo i media locali dell’opposizione, Anewz ha stretti legami con il governo e la compagnia petrolifera statale Socar. Anewz non ha risposto alla richiesta di commento di Euractiv. I giornalisti e i dirigenti dell’emittente sono stati ospiti fissi del forum annuale sui media a Shusha, la capitale culturale del Nagorno-Karabakh, la regione montuosa da cui l’esercito di Aliyev ha costretto 100mila armeni a fuggire nel 2023, un esodo che il Parlamento europeo ha definito “pulizia etnica”.
Nel 2024, i contratti annuali con Azerbaigian, Kazakistan e Uzbekistan per “riviste sponsorizzate” – clip televisive a pagamento – hanno contribuito per circa 18 milioni al fatturato annuo di Euronews. Due anni fa l’Azerbaigian è stato tra i primi 10 clienti pubblicitari di Euronews, insieme al gruppo ungherese New Land Media e all’Ufficio nazionale del Turismo del Marocco. Sebbene la nuova attività abbia contribuito a migliorare i profitti dell’emittente, la strategia ha anche sollevato interrogativi all’interno della redazione, chiedendosi se la dirigenza abbia sacrificato l’integrità editoriale di Euronews, scrive Euractiv. Un gruppo di 48 dipendenti a giugno ha scritto una lettera anonima a David: “La consolidata indipendenza editoriale di Euronews sembra intaccarsi. Abbiamo ripetutamente subito interferenze nel nostro lavoro, che hanno portato ad autocensura e ritardi nella copertura mediatica. Questo non solo compromette i nostri standard giornalistici, ma mina anche la nostra credibilità”.
Euractiv ha contattato più volte i dirigenti di Euronews per chiedere un commento sulla sua inchiesta. Non ha ricevuto risposta nemmeno da Claus Strunz, ex caporedattore del quotidiano tedesco Bild che l’anno scorso ha assunto il doppio ruolo di amministratore delegato e direttore editoriale di Euronews. Ma l’inchiesta svela che le pratiche di finanziamento da parte di dittatori e regimi illiberali non riguardano solo Euronews: “Sotto la precedente proprietà, Euractiv ha regolarmente stretto accordi commerciali con regimi autoritari, anche se mai della portata di Euronews. In seguito all’acquisizione di Euractiv nel 2023 da parte di Mediahuis, il gruppo con sede ad Anversa, la nuova dirigenza dell’organizzazione ha ridotto tali accordi, insieme ai progetti che si basano sui finanziamenti dell’Ue”. Chi abita in una casa di vetro come quella dei media faccia attenzione a iniziare a tirare pietre, insomma.