Epstein, la passione per i passaporti falsi e Parigi come “base operativa in Europa”
Quante volte Jeffrey Epstein ha transitato per lo scalo parigino di Roissy sotto falsa identità tra il 1982 e il 1987 e per quale motivo. È un nuovo interrogativo che si aggiunge all’inestricabile caso degli Epstein Files. Stando a Le Figaro, dall’ultima tranche di documenti declassificati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, emerge che il criminale sessuale, morto in carcere nel 2019, ha fatto più volte ricorso ad un falso passaporto per i suoi viaggi in partenza da Charles-de-Gaulle, il maggiore aeroporto di Parigi, “punto nevralgico”, scrive il giornale, di questi spostamenti. Ma risultano anche timbri di uscita e ingresso dagli scali di Orly, a sud di Parigi, e di Nizza, per soggiorni anche a Londra e a Malaga nell’autunno 1982. Risulta poi un visto rilasciato dal consolato dell’Arabia Saudita nel maggio 1982. Sul falso passaporto figura la foto di Epstein, ma il nome è un altro: Marius Robert Fortelni. Come anno di nascita era indicato il 1954, e non il 1953, come luogo di nascita Vienna e come luogo di residenza Dammam, in Arabia Saudita. Lo scorso dicembre, la stampa austriaca riportava che le autorità austriache hanno aperto un’inchiesta su quel misterioso passaporto contraffatto, rilasciato nel 1982 dalla Direzione federale di polizia di Vienna. Il documento non è più valido dal 1987.
Nel 1982, a neanche trent’anni, Epstein era già inserito nel mondo della finanza. Aveva appena lasciato Bear Stearns, un’importante banca d’investimento, dove aveva lavorato per cinque anni, e aveva creato la propria società di consulenza finanziaria, J. Epstein & Co. Ora si conosce anche, dalle ultime rivelazioni, l’interesse che Epstein ha avuto per la capitale francese: nel 2001, quando era già miliardario, acquistò per 3,5 milioni di euro un immenso appartamento in avenue Foch, vicino agli Champs-Elysées. Dopo la morte di Epstein, nel settembre 2019, la polizia francese lo perquisì. Tutte le stanze erano coperte di moquette rossa sul pavimento e di rivestimenti rossi alle pareti. Tende oscuranti erano state messe alle finestre. Nell’immenso pied-à-terre erano presenti anche due sale per i massaggi. Ma soprattutto le pareti erano tappezzate con centinaia di foto di giovani donne. La polizia aveva sequestrato computer e altro materiale informatico. Ma con la morte di Epstein non era stato dato seguito all’inchiesta. Per dirla con France Info, Parigi era la “sua base operativa in Europa”.
Anche il falso passaporto austriaco fu ritrovato nel luglio 2019, durante una perquisizione dell’appartamento di Epstein nell’Upper East Side, a New York. Il faccendiere era appena stato arrestato con l’accusa federale di traffico sessuale, mentre sbarcava dal suo jet privato in arrivo da Parigi all’aeroporto di Teterboro, nel New Jersey. Se ne parlò all’epoca anche per le circostanze particolari del ritrovamento del documento: si trovava dentro una cassaforte chiusa, insieme a 48 diamanti e 70.000 dollari in contanti. Erano stati trovati anche tre passaporti statunitensi. Se ne riparla ora perché la foto tessera è tornata a circolare tra i documenti declassificati dagli Usa. I legali di Epstein allora avevano dichiarato che il loro cliente lo aveva ricevuto “da un amico” ma che non lo aveva mai utilizzato. Tuttavia, vi figurerebbero diversi timbri di ingresso e di uscita da diversi Paesi, almeno tra il 1982 e il 1983. Dati i molteplici viaggi all’estero, dato il falso documento straniero, i giudici gli rifiutarono la libertà su cauzione, temendo che potesse lasciare gli Stati Uniti. Epstein si suicidò in cella neanche un mese dopo. Probabilmente il criminale sessuale aveva una “passione” per i passaporti.
Di recente ABC News ha ripescato negli Epstein Files, e pubblicato online, diverse richieste di secondi passaporti “per motivi di sicurezza” e denunce di smarrimento o furto del passaporto presentate da Epstein, soprattutto negli anni 80 e 90. Uno lo avrebbe perso in un taxi di Londra, un altro gli sarebbe stato sfilato dalla “tasca della giacca” mentre era al ristorante.