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Palazzo Chigi dimezza lo smart working a un giorno a settimana: i dipendenti pronti allo sciopero

Per l'Fp Cgil "l'orientamento alla riduzione dello smart working si pone in controtendenza rispetto ai più avanzati modelli organizzativi e manageriali". Flp: "Ingiustificato e inaccettabile arretramento"
Palazzo Chigi dimezza lo smart working a un giorno a settimana: i dipendenti pronti allo sciopero
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I dipendenti della presidenza del Consiglio sono pronti allo sciopero, anche se la data non è ancora stata fissata. La decisione è stata presa all’unanimità durante un’assemblea dei lavoratori. È l’ultimo capitolo di una mobilitazione iniziata a fine gennaio per protesta contro la decisione dell’amministrazione di dimezzare lo smart working concesso ai dipendenti, limitandolo a un giorno a settimana. Inaccettabile per chi lavora a Palazzo Chigi: due giorni a casa sono “obiettivo minimo di negoziazione”, come ribadito in un documento approvato due giorni fa. Se non arriverà un passo indietro, quindi, scatterà l’astensione dal lavoro.

I sindacati hanno scritto al Ministro per la pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, evidenziando “che l’orientamento alla riduzione dello smart working si pone in controtendenza rispetto ai più avanzati modelli organizzativi e manageriali” e che “lo scostamento rischia di produrre non solo effetti interni, ma anche ricadute esterne e reputazionali”, come ha riassunto la segretaria nazionale Fp Cgil, Giordana Pallone. “La vicenda inizia l’estate scorsa con la firma del contratto, che noi come Cgil non abbiamo firmato perché non c’era il lavoro agile – ha spiegatoPallone. “Come volevasi dimostrare, alla fine dell’anno molti dipartimenti hanno iniziato a restringere le giornate di lavoro agile e porre restrizioni nella possibilità di fruizione, ad esempio non attaccarle al fine settimana”.

“Quanto sta avvenendo proprio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri rappresenta purtroppo il segnale di un ingiustificato e inaccettabile arretramento, che sta progressivamente coinvolgendo anche altre pubbliche amministrazioni”, ha commentato il segretario generale della Flp, Marco Carlomagno. “Si stanno introducendo ostacoli privi di reali motivazioni, a fronte del fatto che in questi anni l’utilizzo delle diverse modalità di lavoro da remoto ha consentito di conciliare efficacemente le esigenze di vita e di lavoro e, al tempo stesso, di garantire la continuità e la qualità dei servizi a cittadini e imprese”.

Per Roberto Cefalo, segretario generale aggiunto Flp, la scelta è tanto più incomprensibile perché “la Presidenza per prima ha applicato il lavoro agile. Ci sono state una serie di interlocuzioni, poi una lettera al ministro della Pa, ed è stato chiesto un incontro al sottosegretario Alfredo Mantovano, nel frattempo lo sciopero è stato annunciato ma non fissato”.

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