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Dopo la Francia anche la Germania cavalca la fake news e chiede le dimissioni di Francesca Albanese

Le Relatrice speciale dell’Onu per la Palestina è ancora bersagliata per una frase che non ha mai detto
Dopo la Francia anche la Germania cavalca la fake news e chiede le dimissioni di Francesca Albanese
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Prima la Francia, adesso la Germania (oltre a tutta la destra di governo italiana). Le Relatrice speciale dell’Onu per la Palestina, Francesca Albanese, è ancora bersagliata per una frase che, semplicemente, non ha mai detto. Nonostante l’evidenza (basta ascoltare il video integrale, senza tagli), oggi il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, segue l’esempio del suo omologo francese e chiede le dimissioni della relatrice speciale delle Nazioni Unite: “Rispetto il sistema delle Nazioni Unite basato sui relatori indipendenti. Tuttavia Albanese ha rilasciato numerose dichiarazioni inappropriate in passato. Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele. La sua posizione è insostenibile“, ha scritto Wadephul su X.

Gli attacchi del ministro francese

Non bastano le sanzioni degli Stati Uniti, adesso i duri attacchi ad Albanese arrivano da due grandi potenze europee. Ieri il francese Jean-Noël Barrot, intervenendo davanti all’Assemblea nazionale, aveva accusato la giurista di aver fatto “dichiarazioni oltraggiose e colpevoli” durante il forum di sabato 7 febbraio organizzato da Al-Jazeera e di aver “preso di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile”. Un’accusa falsa che non trova riscontro nel messaggio-video trasmesso durante l’incontro e pubblicato su X dalla stessa Albanese. “Il nemico comune dell’umanità”, ha scritto, “è il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina”. E ieri sera collegata con il cinema Anteo di Milano – dopo la proiezione di Disunited Nations – la relatrice Onu aveva replicato: “Mi si accusa di antisemitismo per un video manipolato. Ora il ministro francese chieda scusa”. Al momento, però, non è arrivata alcuna scusa. Anzi si aggiunge la richiesta di dimissioni arrivata da Berlino.

Giuristi francesi si rivolgono alla procura dopo le fake news

Di contro, l’associazione francese dei “Giuristi per il rispetto del diritto internazionale” (Jurdi) ha rivolto una “segnalazione” alla giustizia francese per ”diffusione di false informazioni”, dopo le parole su Israele ”fraudolentemente” attribuite alla relatrice speciale dell’Onu. Secondo la Jurdi, le accuse contro la relatrice Onu che hanno indotto il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, e ora anche quello tedesco, Johann Wadephul, a chiederne le dimissioni non hanno fondamento e “rappresentano un grave oltraggio al principio di indipendenza dei meccanismi dell’Onu”. Per l’associazione, il travisamento delle reali dichiarazioni pronunciate sabato scorso da Albanese suscita anche diversi “interrogativi rispetto alla diffusione di informazioni palesemente inesatte da parte della pubblica autorità”. Jurdi riferisce quindi di aver depositato una “segnalazione presso il procuratore della Repubblica di Parigi per fatti potenzialmente suscettibili di rappresentare un reato in materia di fake news”.

La destra in Italia cavalca la polemica

In Italia, intanto, i primi a cavalcare la bufala sono stati i leghisti, seguiti a ruota dal resto della maggioranza. Un gruppo di deputati della Lega ha anche presentato una risoluzione nella quale chiedono che Albanese “lasci immediatamente l’incarico” perché una persona con le sue idee “ha ben poco da dichiararsi super partes e fomenta più che leciti sospetti sul suo antisemitismo“. Per il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri è giusta la richiesta di dimissioni “a seguito delle gravissime dichiarazioni rilasciate”: “Albanese è già nota per posizioni apertamente faziose e segnate da toni antisemiti. Tale figura continua a screditare non solo se stessa, ma l’intera istituzione che rappresenta”, ha aggiunto Gasparri. Diametralmente opposte le dichiarazioni dai partiti di opposizione: “Ho ascoltato tutto il discorso di Francesca Albanese, due volte: non solo non ho sentito nemmeno una parola che potesse avere anche solo l’ombra dell’antisemitismo, ma non ha neanche pronunciato le frasi che le vengono attribuite”, scrive sui social Nicola Fratoianni di Avs che definisce la richiesta di dimissioni “assurda e incredibile strumentalizzazione politica”. Tutto questo è “frutto di una campagna di manipolazione politica costruita dal gruppo UN Watch, che fa campagne contro l’Onu e che ha realizzato un video su Albanese tagliato ad arte per attribuirle una frase mai pronunciata”, sottolinea Angelo Bonelli. Per la vicepresidente del gruppo M5S alla Camera, Carmela Auriemma, “siamo di fronte all’ennesimo tentativo di screditare chi osa fare ciò per cui è stata nominata: documentare, denunciare, portare alla luce violazioni del diritto internazionale e possibili crimini di guerra. Colpire Albanese significa mandare un messaggio preciso: chi denuncia, chi documenta, chi non si allinea, verrà isolato e attaccato. È un precedente pericoloso, che riguarda non solo una persona ma l’autonomia delle istituzioni internazionali e la credibilità del diritto internazionale stesso”, conclude.

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