La Francia chiede le dimissioni di Francesca Albanese: chi la accusa sa di essere in malafede
“Invece di fermare la Russia, gran parte del mondo l’ha armata, le ha dato scuse politiche, riparo politico, supporto economico e finanziario. Ora vediamo che noi, come umanità, abbiamo un nemico comune”.
Scommetto che queste parole non avrebbero destato scandalo.
Scommetto che nessuno di quelli che chiede le dimissioni di Francesca Albanese asserendo che con questa dichiarazione – dove al posto della Russia c’era Israele, e che oltretutto non ha mai pronunciato in quei termini, come spiego tra un attimo – intendesse cancellare Israele e i suoi abitanti (e non, come ovvio, cancellare la politica criminale di Israele), oserebbe chiedere le dimissioni di chi dichiara di voler “fermare la Russia” e “smettere di dare supporto economico, militare, finanziario e politico alla Russia” (anche perché la Russia, in conseguenza dell’invasione dell’Ucraina, la sanzioniamo: 19 volte. Mentre Israele, che invade la Palestina, il Libano, bombarda la Siria, l’Iran, lo Yemen, il Qatar, le navi cariche di aiuti militari in acque internazionali, e qui mi fermo – con Israele, che pure è parecchio più invasore della Russia, ci facciamo accordi militari e commerciali, gli forniamo materiale bellico, garantiamo l’impunità al suo primo ministro condannato per crimini di guerra e contro l’umanità e al suo governo accusato da una commissione indipendente dell’Onu di genocidio, apartheid, occupazione illegale, lo sanzioniamo zero volte ma sanzioniamo chi ne persegue i crimini).
Le parole pronunciate da Albanese sono state in realtà queste: “Il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida. Se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune. Il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile”.
Dopo una traduzione maldestra, il taglio di 85 parole che c’erano in mezzo, ci si è inventati un virgolettato attribuito ad Albanese e che lei non ha mai pronunciato. Tuttavia, basterebbe sostituire la Russia a Israele in quel virgolettato per smascherare la malefede.
Intendiamoci: chi accusa Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi, sa benissimo di essere in malafede. Sa benissimo che fermare la Germania voleva dire fermare Hitler e cancellare il nazismo e il suo impero fondato sulla supremazia della razza e non cancellare la Germania e tantomeno i tedeschi. Lo sanno benissimo perché sono gli stessi che dicono che bisogna “fermare l’Iran” e con questo non intendono dire che bisogna eliminare gli iraniani o l’Iran ma cambiare il regime in Iran (anche se sono disposti a che ne vengano eliminati un bel po’, di iraniani, sotto le bombe per esportare la democrazia).
Come è evidente, Francesca Albanese non chiede la fine di Israele e tantomeno degli israeliani che non sono poi tutti ebrei e tantomeno la fine degli ebrei, che non sono tutti in Israele: gli eredi di quelli che davvero predicavano e praticavano l’annientamento degli ebrei sono nelle destre europee e non nelle piazze per la Palestina, e quelli che accusano Francesca Albanese lo sanno benissimo. Sanno benissimo che in quelle piazze per la Palestina ci sono gli eredi di quelli che hanno combattuto a costo della vita affinché gli ebrei potessero tornare liberi e vivere liberi in ogni paese.
E noi, forti di quell’esempio, continuiamo a batterci per la fine dell’occupazione (o, domando, vale solo per l’Ucraina?); a batterci come ci si è battuti in Sudafrica per la fine dell’apartheid e non per la fine del Sudafrica. A batterci per la fine del colonialismo che viola il diritto internazionale e in violazione del diritto procede: non solo con l’attuale governo ma ininterrottamente, da decenni, massacro dopo massacro, esproprio dopo esproprio, colonia illegale dopo colonia illegale. Avanza con la complicità dell’Occidente, avanza dotandosi di leggi razziste, avanza con una politica istituzionalizzata di segregazione, deportazione, confische e distruzione e quelli che accusano Francesca Albanese lo sanno benissimo: la accusano perché l’Onu vorrebbe che tutto questo si fermasse e loro vogliono che tutto questo continui fino a cancellare non Israele ma la Palestina: non sanno più come dirlo i ministri israeliani che questo è lo scopo, che non ci sarà mai uno stato palestinese! Non sanno più come dirlo che per sterminare i palestinesi che non accettano l’idea non basta nemmeno la morte ma, sostiene il ministro israeliano Amihai Eliyahu: “Dobbiamo trovare modi più dolorosi della morte”.
Quelli che accusano Francesca Albanese e le piazze per la Palestina sanno benissimo di essere in malafede e di non venire più creduti. Conoscono le parole del ministro e sanno che sono simili a quelle di tutti i ministri e parlamentari israeliani, per questo – per nasconderle all’estero e amplificarle in Israele – spendono milioni nella propaganda, per questo comprano giornali e giornalisti, per questo finanziano le campagne elettorali dei politici che promettono di girarsi dall’altra parte di fronte alle decine di migliaia di civili morti e di lasciarli fare, per questo si dotano di leggi speciali che consentano di censurare le critiche e perseguitare chi dissente: per fermare con la violenza e la sopraffazione chi si batte per fermare la violenza e la sopraffazione.
Vorrei dire che non ci fate paura, ma non è vero. Siete spaventosi. Così spaventosi che io mi domando: ma non vi fare paura da soli? Non avete paura a restare da soli in una stanza con uno come voi, cioè da soli, voi, in una stanza? La sera, davanti allo specchio, non vi fate paura? A giustificare il bombardamento di 36 ospedali su 36 e l’uccisione di quasi duemila tra medici e sanitari e quella sistematica dei giornalisti presi di mira dai cecchini e l’incarcerazione dei bambini e le torture in carcere, e i proiettili in pancia a chi è in coda per il pane e gli ulivi tagliati, i cadaveri di intere famiglie sotto le macerie e le decine di migliaia di morti innocenti non vi fate paura?
Quello che fate è spaventoso e lo sapete benissimo: volete fare paura. Dirò, però, che non ci fermeremo anche se siete spaventosi. Non siete i primi a fare paura. Facevano paura tutti i tiranni prima di voi e facevano paura i loro eserciti e i loro complici, eppure sono stati sconfitti. E mica da gente che non aveva paura, eh: da gente che si è fatta coraggio a vicenda, perché non c’era altra scelta. Non c’è altra scelta che ribellarsi all’occupazione violenta della tua terra. Non c’è altra scelta che ribellarsi all’uccisione dei tuoi cari, al bombardamento della tua casa e della tua scuola. Non c’è, per noi che assistiamo inermi, altra scelta che denunciare, altra scelta che manifestare, altra scelta che boicottare.
Per quanti soldi possiate spendere e giornalisti comprare e istituzioni corrompere e politici ricattare e giudici sanzionare e manifestanti intimorire non potete far apparire giusto ciò che è sbagliato, morale ciò che è immorale. Non potrete giustificare l’occupazione agli occhi dei popoli, non potete impedire che i popoli si ribellino. Mettetevi il cuore in pace.