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Il rapporto Ue sull’evasione fiscale ci espone alla vergogna internazionale: evadere in Italia è ancora un buon affare

L’Italia ha due anomalie: un’evasione fiscale molto alta ma anche molto concentrata in precise categorie di contribuenti che si possono facilmente scovare
Il rapporto Ue sull’evasione fiscale ci espone alla vergogna internazionale: evadere in Italia è ancora un buon affare
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La scorsa settimana ci ha regalato alcune news, peraltro molto tradizionali, sull’evasione fiscale nel nostro Paese. Il fisco alza il tiro sugli evasori, come recita il titolo di un noto quotidiano economico, oppure è il solito polverone mediatico che si dileguerà in un giorno? Sono abbastanza propenso per questa seconda interpretazione, anche se qualcosa fortunatamente si muove.

La prima notizia è che l’Agenzia delle Entrate invierà più di due milioni di lettere ai contribuenti che non sono risultati in regola con le loro dichiarazioni fiscali, per errori più o meno grandi. Sembra finalmente che ci sia il tanto atteso cambio di passo. Tuttavia registriamo che due milioni di lettere di compliance, per usare il nuovo linguaggio fiscale, sono state inviate l’anno scorso, e anche l’anno prima. Insomma la milionata di lettere non è un fatto nuovo, e si tratta di una poco invidiabile costante.

L’Agenzia, purtroppo, non ha specificato gli importi contestati, le categorie di contribuenti coinvolti e tutti gli altri opportuni dettagli statistici. Il dato offerto, oltre che clamoroso, è abbastanza povero e confuso. Né Vincenzo Carbone ci ha detto quanti soldi sono stati recuperati dalle lettere inviate l’anno scorso. A questa carenza possiamo parzialmente supplire con i dati europei che hanno quantificato per il 2024 un’evasione tributaria di 72,3 miliardi, con un recupero di 12,7 miliardi. Cioè appena il 17,7% e quindi c’è poco da festeggiare. Evadere in Italia è ancora un buon affare. Il fatto nuovo, se così lo vogliamo interpretare, è che sono stati scoperti 200.000 evasori totali, 86.000 addirittura sconosciuti al fisco. Il cyber-fisco sembra dare i suoi frutti, e non certo per la volontà della politica.

La seconda notizia è di tipo macroeconomico. L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha ripreso i dati del recente rapporto europeo sull’evasione fiscale e ha fatto un po’ di calcoli. Il recupero dell’evasione potrebbe portare in maniera indolore a una riduzione sostanziale del debito pubblico. Secondo le stime, un’azione abbastanza incisiva porterebbe il rapporto debito/Pil dal 138% attuale al 114% nel 2041, una riduzione piuttosto notevole e senza conseguenze per la gran massa dei contribuenti. Diciamo che il contrasto all’evasione dovrebbe costituire l’ossatura delle prossime leggi di bilancio.

L’Upb riprende i dati del rapporto europeo sull’evasione fiscale pubblicato a dicembre 2025. Si tratta di un primo dossier molto importante perché ci offre l’opportunità di un confronto tra i vari Paesi europei. Il capitolo sull’Italia non dice nulla di nuovo dal punto di vista domestico, ma ci espone alla vergogna internazionale. Nella prima pagina del rapporto troviamo una valutazione che conviene riportare per intero: “[In Italia] L’evasione fiscale rimane alta. In particolare, i lavoratori autonomi sono responsabili per la maggior parte dell’evasione fiscale con un tax gap sul reddito del 59,8% nel 2022. In accordo con le stime, i lavoratori autonomi evadono più della metà del loro carico fiscale per un valore stimato di 37 miliardi”. In altri tempi questa frase lapidaria per la sua autorevolezza avrebbe provocato una grande indignazione, anche governativa. Calandola nel modesto presente, sarebbe ora si smetterla di parlare di evasione fiscale in generale, ma di qualificarla in maniera precisa.

Non tutti i contribuenti hanno le stesse opportunità di evadere. Mi chiedo allora cosa possono pensare i bravi cittadini europei che ci hanno regalato 70 miliardi a fondo perduto con il Pnrr quando leggono queste pagine. Il rapporto europeo è molto ricco di dati e considerazioni che avrebbero meritato una grande attenzione nelle sfere governative, che invece l’hanno ignorato, come pure presso l’opinione pubblica.

Mi ha sorpreso anche il titolo di questo primo rapporto sull’evasione fiscale in Europa. Oramai c’è la tendenza a normalizzare il fenomeno con un linguaggio neutrale e pseudo oggettivo, meglio se si usa la lingua inglese. Di conseguenza, la lotta all’evasione fiscale diventa la ricerca della compliance fiscale, in questo caso l’adesione spontanea dell’evasore beccato. L’evasione in quanto tale viene descritta in termini di tax gap, cioè di percentuale di tasse non pagate. Il rapporto europeo viene intitolato addirittura Mind the Gap (attenzione al gradino o simili), espressione che nasconde completamente il suo contenuto. Anche da punto di vista linguistico c’è la tendenza a nascondere il fenomeno, invece che a denunciarlo e contrastarlo, per farlo passare come qualcosa di inevitabile o peggio, naturale.

Ora che l’evasione italiana ha raggiunto con il rapporto Mind the Gap una platea europea, speriamo sia più facile per nostra classe politica intraprendere le azioni che servono per riportarci almeno al livello della media delle altre nazioni europee, cioè per farci tornare un paese normale. L’Italia ha due anomalie: un’evasione fiscale molto alta ma anche molto concentrata in precise categorie di contribuenti che si possono facilmente scovare anche senza l’aiuto della IA. Per risolvere il problema basterebbe seguire le migliori pratiche degli altri Stati.

Sarebbe bello che nel giro di pochi anni l’Italia non fosse più il paese dicotomico degli evasori e dei tartassati, così anche il debito pubblico non farebbe più paura.

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