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La denuncia: “Io caregiver di mia nonna centenaria cacciata dall’ospedale come una criminale e lei è morta sola senza dignità”

La struttura, Aurelia Hospital del gruppo Garofalo, nega ogni addebito. La nipote dice di aver mandato, due giorni prima della morte della signora, una pec alla direzione sanitaria chiedendo spiegazioni sul divieto di assistere la nonna disabile al 100% anche fuori orario come previsto dalla legge - Racconta la tua testimonianza a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it
La denuncia: “Io caregiver di mia nonna centenaria cacciata dall’ospedale come una criminale e lei è morta sola senza dignità”
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“Non sono mai stata autorizzata. Neanche la sera in cui stava per morire. Cacciata come una criminale. Cacciata come una bandita per una settimana. E perfino in punto di morte”. Monica Raucci è molto amareggiata. Sua nonna Maria è morta all’età di 100 anni nella notte tra il 15 e il 16 dicembre scorso in una stanza dell’Aurelia Hospital, struttura ospedaliera romana privata accreditata con il Servizio sanitario regionale. La signora si era rotta il femore ed era ricoverata presso la clinica romana dall’8 dicembre. La nipote, in quanto caregiver della nonna che era al 100% non autosufficiente ai sensi della legge 104 del 1992, denuncia di aver chiesto più volte alla struttura di poter assistere la nonna anche al di fuori degli orari di visita, appellandosi al dpcm del 2 marzo 2021 che prevedeva il libero accesso anche nelle zone di degenza degli accompagnatori dei pazienti “in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104”, seppure “nel rispetto delle indicazioni del direttore sanitario della struttura”. Concetto per altro ribadito all’articolo 2 della successiva legge 87 dello stesso anno, secondo il quale ai caregiver dei disabili certificati “è sempre consentito prestare assistenza, anche nel reparto di degenza, nel rispetto delle indicazioni del direttore sanitario della struttura”.

Raucci dice di aver fatto più volte la debita richiesta, senza successo, al personale del reparto di ortopedia in cui era ricoverata la nonna, che le ha risposto negandole il permesso in quanto non autorizzata dalla direzione sanitaria. E così il giorno 11 di dicembre ha chiamato la direzione sanitaria al telefono. “Spiego, mi dicono che parlano con il direttore e mi richiamano, nulla. La stessa mattina vado di persona, stessa storia”, racconta esibendo il registro delle chiamate del suo cellulare. La domenica 14 dicembre, poi, scrive una pec alla direzione dell’ospedale. “Ho chiesto due volte a voi sia telefonicamente che recandomi in presenza di autorizzarmi ad avere accesso al reparto fuori dall’orario delle visite, con tempistica e modalità concordate con voi (come previsto dal DPCM del 2 marzo 2021), per assistere fisicamente ed emotivamente mia nonna, molto provata, trattandosi di una paziente fragile e chiaramente a detta dei medici stessi critica – si legge nella lettera -.Nessuno di voi mi ha mai dato una risposta, ma dal reparto mi è arrivato il diniego. Vorrei sapere la motivazione”, chiede, non aspettandosi una risposta prima dell’indomani.

Il giorno dopo, però, gli eventi precipitano. “Quel pomeriggio ci hanno chiamato verso le 17 perché aveva avuto una crisi respiratoria improvvisa (“abbiamo dovuto chiamare il rianimatore“) alle 17.30 eravamo lì, stava in condizioni pietose, maschera ossigeno (mai avuta prima), l’orario di visita normale era 18-18.45 e alle 18.45 ci hanno mandato via. Ho supplicato caposala e medico di turno di poter restare vista la gravità, ma nulla. Risposta: domani chiedete una singola”. Ma per la signora Maria non c’è stato un domani: risulta deceduta alle 6.15 del mattino dopo.

“Io sono stata trattata da criminale e mia nonna senza dignità – commenta Raucci – Mi auguro non accada più a nessuno, lì o in qualsiasi altro ospedale, mi interessa solo questo…Pazienti così gravi, che stanno per morire senza neanche la possibilità di una carezza”. In effetti generalmente negli ospedali la prassi è che, in questi casi, venga fatta una domanda formale alla direzione sanitaria e vengano fornite le indicazioni e/o le spiegazioni del caso. Ovviamente in forma scritta e secondo parametri uguali per tutti. Senza spazio per le ambiguità e nel rispetto della normativa.

Aurelia Hospital, interpellata in merito, mette le mani avanti e si dice innanzitutto “fortemente amareggiata per essere accusata di comportamenti contra legem, che non trovano alcun riscontro nei fatti”. Poi cita la norma: “È proprio la disposizione di legge menzionata a richiamare esplicitamente ‘il rispetto delle indicazioni sanitarie della struttura nel definire modalità di accesso agli accompagnatori di persone disabili e non autosufficienti’, che deve essere necessariamente limitato e regolamentato nell’interesse di tutti i pazienti ricoverati nel medesimo reparto”, sostiene la direzione della struttura che fa capo al gruppo quotato Garofalo Health Care, replicando alle richieste di chiarimento. La norma, tuttavia, parla di indicazioni della direzione sanitaria da seguire a proposito delle modalità con cui prestare assistenza, cosa che di suo sembra invece essere sempre permessa ai caregiver di persone non autosufficienti.

Per Aurelia la questione non sta in questi termini: “Facendo riferimento al caso specifico indicato, sottolineiamo che nella stessa stanza della Sig.ra Maria, era ricoverata all’epoca dei fatti un’altra paziente coetanea, anche lei estremamente fragile e non autosufficiente. E che, nel medesimo periodo erano presenti in reparto altri 7 pazienti con la stessa limitata autonomia e di età avanzata, oltre che un paziente in isolamento da contatto per infezione. Tutto ciò riteniamo sia sufficiente a descrivere la delicatezza del contesto e la necessità di tutelare tutti i pazienti in egual misura”. Ma è solo una premessa. Perché poi la struttura esibisce una mail inviata alla signora Raucci a mezzogiorno del 15 dicembre in risposta alla pec ricevuta il giorno prima. “Sottolineiamo, affinché la notizia venga data correttamente, nell’interesse di entrambe le parti, che non corrisponde assolutamente al vero, che la nipote della Signora non abbia mai avuto risposta alla pec inviata alla direzione sanitaria, che, infatti, ha risposto con email (qui di seguito riportata), confermando alla Sig.ra Raucci (dichiaratasi nipote e caregiver della Sig.ra) l’autorizzazione, che le era già stata data dalla caposala e non le è stata mai negata, a rimanere in reparto oltre l’orario ordinario di visita, seppure con le necessarie limitazioni che le sono state indicate”, scrivono.

La mail ordinaria però non può aver raggiunto la casella Pec della signora Raucci per motivi tecnici e anzi dovrebbe essere tornata indietro al mittente. Ma nessuno se n’è accorto. Il fatto poi che alla nipote della signora Maria il giorno dello scambio epistolare mancato non sia stato permesso di trattenersi oltre l’orario di visita, sembra confermato anche dalle dichiarazioni della stessa struttura: “Per quanto riguarda il decesso della signora, la nipote era stata opportunamente allertata dalla struttura sul peggioramento dello stato di salute della nonna nel primo pomeriggio del 15 dicembre, ma non potendo prevederne il decesso, che difatti è avvenuto alle 6.15 del mattino del 16 dicembre, sarebbe stato impossibile consentire una permanenza notturna, peraltro in una stanza condivisa”, concludono. Considerati i normali orari di un ospedale, tra il termine della visita alle 18.45 e la notte c’è ben poco spazio per trattenersi oltre.

“Nella speranza di aver fatto chiarezza e porgendo nuovamente ai familiari della Sig.ra le condoglianze da parte della struttura, desideriamo ribadire la professionalità e l’impegno costante di tutto il personale medico ed infermieristico di Aurelia Hospital”, è la formula finale. A richiesta di ulteriori chiarimenti alla luce delle incongruenze rilevate, la direzione della struttura ha poi ribadito “che ai familiari della Sig.ra è stata accordata, dal primario e responsabili di reparto, la possibilità di trattenersi anche oltre il normale orario di visita – come suo diritto, ma nel rispetto delle necessarie limitazioni che le sono state indicate – e di tale possibilità ha, in modo dimostrabile, effettivamente usufruito”. Ma non è stato possibile avere alcun chiarimento sulla tipologia delle “necessarie limitazioni” e delle indicazioni che la struttura sostiene di aver dato alla signora per poter assistere la nonna anche dopo l’orario di visita, nonché delle possibilità di visita cui la signora Raucci avrebbe usufruito “in modo dimostrabile”.

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