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Scuola, nel decreto Sicurezza anche pene più severe per le aggressioni al personale. Esultano i presidi, dubbi tra i genitori

I rappresentanti dei dirigenti scolastici: "Recepite le nostre richieste". Ma le famiglie avvertono: "L'effetto deterrente non basta, serve prevenzione"
Scuola, nel decreto Sicurezza anche pene più severe per le aggressioni al personale. Esultano i presidi, dubbi tra i genitori
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Con il decreto legge sulla sicurezza approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri sono state introdotte pene più severe anche per le aggressioni ai docenti. Un’iniziativa che divide il mondo di chi dovrà fare i conti con la nuova norma: se l’Associazione nazionale presidi canta vittoria, dall’altra parte chi rappresenta il mondo dei genitori teme una forma di carcerizzazione del conflitto scolastico se non affiancata da politiche educative e preventive. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ci aveva già provato qualche mese fa, con un disegno di legge rimasto insabbiato in Parlamento. Ora le norme entrano nel pacchetto sicurezza. L’arresto in flagranza differita, che consente di procedere entro le 48 ore dal fatto sulla base di documentazione video-fotografica certa, viene esteso anche ai reati di lesioni, violenza o resistenza commessi ai danni del personale scolastico.

Per le lesioni la pena prevista è la reclusione da due a cinque anni, aggravata, in caso di lesioni gravi o gravissime, rispettivamente da quattro a dieci anni e da otto a sedici anni. Un provvedimento che preoccupa Claudia Di Pasquale, presidente dell’Associazione genitori: “Speriamo che queste misure rappresentino un rafforzamento della tutela del personale scolastico, riconoscendo la gravità di episodi di violenza all’interno delle istituzioni educative e dal punto di vista deterrente ci auguriamo che pene più severe possano scoraggiare comportamenti aggressivi. Tuttavia, la sola repressione non basta! Affinché la normativa sia efficace, dovrebbe essere accompagnata da interventi di prevenzione, mediazione e supporto psicologico, in modo da affrontare anche i problemi alla radice legati al disagio giovanile o ai conflitti scolastici”.

Di Pasquale chiede attenzione anche sulla proporzionalità della pena: “La reclusione da due a cinque anni per atti violenti contro il personale è significativa, e va valutata molto attentamente, soprattutto nei casi in cui gli autori siano minorenni; va bilanciato l’effetto deterrente con le possibilità di reinserimento. Se è vero che il pacchetto sicurezza rappresenta un passo positivo nel rafforzare la protezione legale del personale scolastico è anche vero che la sua efficacia reale dipenderà dall’integrazione con strategie educative e di prevenzione dirette a ridurre la violenza alla radice”. Contraria alla proposta del governo è Angela Nava dei Genitori democratici, che a ilfattoquotidiano.it spiega: “Sembra si confermi un assioma: il reato costituisce un elemento di deterrenza. Purtroppo, non c’è alcuna evidenza scientifica di questo. Noi genitori abbiamo bisogno di affrontare questo tema con la prevenzione. Le soluzioni adottate tendono a semplificare uno dei problemi più inquietanti dei nostri tempi”.

Soddisfatto, invece, Antonello Giannelli, numero uno dell’Associazione nazionale presidi: “Esprimo soddisfazione per la bozza del decreto Sicurezza nella parte relativa al personale scolastico, in quanto recepisce in modo chiaro e concreto le nostre richieste avanzate da tempo. Si tratta di un segnale importante di attenzione e di ascolto nei confronti di tutto il personale scolastico, troppo spesso vittima di aggressioni ignobili e criminali. Auspico che le misure previste possano finalmente porre fine all’inaccettabile sequela di atti di violenza che negli ultimi anni ha colpito, senza distinzione dirigenti, docenti e personale Ata, restituendo all’ambiente scolastico la dignità, la sicurezza e la serenità che costituiscono prerequisiti imprescindibili per lo svolgimento di un’ordinata attività didattica”. Più cauta, ma comunque d’accordo con il governo Paola Bortoletto, a capo dell’Associazione nazionale dirigenti scolastici: “Credo che i problemi della scuola, luogo di educazione e istruzione, non si risolvano per via giudiziaria. Ma è naturale che azioni violente contro il personale della scuola debbano essere penalmente perseguite. Un riconoscimento delle offese ricevute contribuisce a valorizzare il ruolo di esercenti un pubblico servizio”.

Prevista, inoltre, una multa da duecento a mille euro ai genitori dei minori che portano fuori casa coltelli o altri strumenti atti ad offendere senza giustificato motivo. Se nel decreto-legge si affronta l’aspetto repressivo, nel disegno di legge approvato in parallelo è prevista l’istituzione di una “rete territoriale per l’alleanza educativa”: il legislatore pensa incontri di formazione che possano supportare mamme e papà a comprendere i fenomeni di devianza precoce. L’idea è quella di mettere attorno ad un tavolo specifiche figure individuate dalle istituzioni scolastiche, oltre a referenti di associazioni e società sportive, per co-progettare iniziative che saranno finanziate con una quota dei fondi assegnati al Dipartimento per la Famiglia.

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