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Meloni e il blocco navale “compatibile con le regole Ue”. Perché non è vero e perché la sua legge non può bloccare le Ong

Ecco cos'ha detto la presidente del Consiglio sui social. E cosa non torna nel suo annuncio ai follower: la pretesa di interdire alle navi delle Ong l'ingresso nelle acque territoriali è illegittima e incompatibile con la Costituzione - L'analisi
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“Abbiamo finalmente potuto mantenere un altro impegno che avevamo preso con i cittadini nel nostro programma di governo: per tutti quelli che dicevano che era impossibile voglio ricordare che niente è davvero impossibile per chi è determinato”. Giorgia Meloni annuncia così, con un video sui social network, il disegno di legge licenziato ieri dal Consiglio dei ministri che contiene, tra l’altro, quello che tutti chiamano “blocco navale“. Per dirla col video della premier, si tratta “della possibilità, nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale come il rischio di terrorismo, ma anche una pressione migratoria eccezionale, di impedire l’attraversamento delle acque territoriali italiane e di condurre i migranti che sono a bordo di quelle imbarcazioni sottoposte all’interdizione anche in paesi terzi”.

Ma arriviamo al punto: “Una opzione che cammina ed è compatibile con le nuove regole europee che tra l’altro l’Italia ha contribuito a definire”, aggiunge Meloni. Quali regole europee? Il passaggio in acque territoriali è materia regolata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), ratificata anche dall’Italia e quindi legge nazionale in virtù dell’articolo 117 della Costituzione, che impone il rispetto “dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. Nemmeno le regole europee possono sostituire queste norme, che infatti rendono il “blocco navale” di Meloni inutile, ad andar bene, o peggio illegittimo. Perché? La Convenzione Onu già prevede i casi in cui il passaggio di navi nelle acque territoriali – un diritto di tutte le imbarcazioni finché inoffensivo –, può rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale. Ed elenca già tassativamente i casi in cui uno Stato può interdire l’ingresso: uso della forza, spionaggio, esercitazioni militari, traffici illegali di persone o merci, pesca o ricerca non autorizzate. Ipotesi che vanno applicate in modo stringente, con proporzionalità e senza poter discriminare le navi.

Questo il recinto in cui può agire uno Stato. Che al contrario, “non può aggiungere arbitrariamente nuove eccezioni, specialmente se violano l’obbligo di soccorso e la tutela dei diritti fondamentali“, ha spiegato al Fatto Giuseppe Cataldi, ordinario di Diritto internazionale all’Università L’Orientale di Napoli e presidente dell’Associazione internazionale del diritto del mare. Invece è proprio quello che fa il ddl del governo, che oltre al rischio terrorismo, aggiunge a piacere anche la “pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie internazionali ed eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza”. Ipotesi che esulano dal recinto della Convenzione Onu, col rischio che la loro applicazione, oltre che illegittima, sia pure a rischio di incostituzionalità. Tutto per la solita lotta alle navi delle Ong, che sbarcano appena il 12% di tutte le persone soccorse, oggi come ieri, quando al Viminale c’era Salvini. Non solo: le navi che hanno a bordo persone soccorse sotto il coordinamento degli Stati costieri, possono sempre entrare in acque territoriali perché sempre prevale l’obbligo di salvataggio, come impongono altre convenzioni internazionali alle quali aderiamo.

Ma non è finita. Nel suo video Meloni scivola ancora e proprio quando parla di “condurre i migranti che sono a bordo di quelle imbarcazioni sottoposte all’interdizione anche in paesi terzi“. Perché quelle sulle navi umanitarie, come quelle a bordo di una motovedetta della Guardia costiera, sono persone soccorse e restano tali finché l’operazione SAR (search and rescue) non si conclude, obbligatoriamente in un luogo sicuro dove le persone non siano a rischio e possano chiedere protezione. Lo Stato che coordina le operazioni può assegnare il porto di sbarco, eventualmente anche straniero se offre le necessarie garanzie. Ma non può mai impedire l’ingresso in acque territoriali di persone soccorse in mare. Figurarsi dichiarare preventivamente e indiscriminatamente “pericolosa” ogni nave umanitaria per un mese intero, come pretende il nuovo ddl, magari perché ci sono le Olimpiadi o perché ospitiamo un summit internazionale. E allora? Allora niente. Appena approvata in Parlamento, la legge verrà applicata, nell’attesa che un magistrato, lui sì tenuto ad applicare le norme internazionali, ne evidenzi le criticità per poi accusarlo di essere politicizzato e dire che non ti fanno lavorare mentre tu volevi “difendere i confini”, come naturalmente ricorda Meloni nel suo video. “Noi – dice – ce la stiamo mettendo tutta, speriamo solo che tutti facciano la loro parte senza creare ostacoli fantasiosi e dal chiaro sapore ideologico”.

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