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Salvador, le ong denunciano il “metodo Bukele”: “Morti almeno 1.300 detenuti e quattro bambini”

"Oltre il 90% dei detenuti era estraneo alle gang", sostiene Socorro Jurídico Humanitario. Anche disabili e leader religiosi tra le vittime. Il regime d'eccezione è stato decretato dal presidente dopo 87 omicidi avvenuti l'anno scorso tra il 25 e 27 aprile
Salvador, le ong denunciano il “metodo Bukele”: “Morti almeno 1.300 detenuti e quattro bambini”
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Nayib Bukele entra nella cerchia stretta delle “persone favorite” di Donald Trump, che al National Prayer Breakfast lo ha presentato come “un grande alleato”. Il tycoon ha anche speso parole di elogio per le carceri di El Salvador, su cui Washington ha investito 4,76 milioni di dollari per spedire “assassini e trafficanti di droga entrati illegalmente” negli Usa. “Fanno un lavoro fantastico” e “molto umano”, ma “sono abbastanza forti”, ha osservato Trump, ringraziando il leader salvadoregno, presente alla cerimonia religiosa.

“Molta gente non sa che il nostro nemico non era solo di carne e ossa, ma anche spirituale”, ha poi detto Bukele, parodiando le Sacre Scritture per giustificare il regime di eccezione contro i Pandilleros, che “adorano Satana“. L’endorsement di Trump non è casuale, ma arriva pochi giorni dopo le rilevazioni dell’Ong Socorro jurídico humanitario, che denuncia la morte di almeno 1.300 detenuti sotto custodia dello Stato salvadoregno dall’inizio del regime di eccezione imposto da Bukele, cioè dal 2023 al 2025. L’ong ha documentato individualmente 470 casi specifici nei quali un terzo delle morti, il 31,8%, è dovuta alla violenza fisica, e il 31,6% per mancata attenzione medica di fronte a malattie come il diabete, l’ipertensione, pneumonia o malnutrizione severa. Inoltre nel 31% dei casi la causa di morte risulta “sconosciuta” o “riservata” mentre lo 0,9% è attribuita al suicidio.

Tra i morti ci sono anche quattro bambini, tra cui Génesis, 17 mesi, deceduta per una pneumonia bilaterale, senza accesso alle cure mediche, e Carlitos, sei mesi, nato in cella e deceduto dopo 172 in condizioni igieniche precarie, colpito da scabbia, pneumonia e insufficienza renale ed epatica. Nell’elenco delle vittime c’è pure Henry Joya, disabile, morto sotto anch’egli sotto custodia. È stato tumulato in una fossa comune nel cimitero La Bermeja: le autorità non avevano neppure informato i familiari del suo decesso.

Secondo Socorro Jurídico Humanitario il 94% delle vittime non erano criminali: “Soltanto il 6% appartenevano o avevano fatto parte di gruppi criminali”. L’indagine, dal titolo Informe de muertos en prisiones de El Salvador, durante el régimen de excepción 2022-2025, è stata eseguita sulla base di testimonianze di familiari e congiunti, senza riscontri da parte delle autorità salvadoregne. Il regime d’eccezione è stato decretato da Bukele dopo l’impennata di 87 omicidi registrata dal 25 al 27 aprile, con le quali le Gang hanno smentito l’esistenza del “Plan de control territorial” annunciato dallo stesso Bukele. “Il cosiddetto piano non esisteva. C’era semmai un piano di non aggressione fra gruppi armati, che il governo Bukele vendeva come proprio”, spiega la direttrice dell’Ong, Ingrid Escobar. “Poi qualcosa si è rotto e il gruppi criminali hanno inviato un messaggio al governo, trucidando persone innocenti”.

Nei tre anni di “regime” si sono registrate 90.844 arresti, di cui 27mila – il 30% – sono detenzioni arbitrarie. La popolazione carceraria è salita a 119.200 reclusi, con un tasso di sovraffollamento del 369,5% e una stima di 1.820 detenuti ogni 100mila abitanti. Molte di queste detenzioni sono frutto di pressioni governative sugli agenti di polizia, ai quali venivano assegnate quote di detenzione obbligatorie. “Sono stati arrestati migliaia di innocenti, anche su segnalazione delle stesse gang e senza prove”, si legge sul dossier. “Dovete fermare cinque persone oggi, non importa il perché”, era l’ordine impartito agli agenti della Policía nacional civil durante la formazione del mattino. “Ci dicevano: ‘non potrete tornare al comando senza raggiungere la meta giornaliera’”, confessa un agente a Human Rights Watch, che conferma l’imposizione di una soglia minima di detenzioni giornaliere alla Pnc.

Nelle retate sono stati portati via anche predicatori evangelici, ritenuti – senza prove – gangster o collaboratori delle gang, tra cui Mauricio Quintanilla Medrano, 53 anni, ed Eddy Berrios Castellon, 55 anni: entrambi morti a causa di aggressioni e torture fisiche. Gli operatori di Socorro jurídico humanitario commentano che “la cifra dei decessi in carcere potrebbe essere ben più alta”, ma i familiari “temono rappresaglie” da parte del potere centrale. Molti di loro hanno ricevuto le salme dei propri cari dentro urne sigillate, senza possibilità di autopsia, e numerose esequie si sono svolte sotto lo sguardo vigile degli agenti armati.

Interpellato sul dossier, Bukele non riconosce gli eccessi del regime d’eccezione, ma parla di “cifre inventate” e “accuse pretestuose”. Più che generare imbarazzo il Sistema penitenziario salvadoregno è divenuto punto di riferimento per alcuni Paesi della regione, tra cui gli alleati Argentina ed Ecuador che accelerano le procedure per emulare il “modello Bukele”. Anche Messico, Guatemala e Perù hanno inviato delegazioni diplomatiche a San Salvador per prendere appunti. Il mantra, ripetuto una settimana fa dal presidente cileno José Antonio Kast, in visita a San Salvador, è sempre lo stesso: “Decisioni dure, ma necessarie”, per “evitare la deriva criminale”.

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