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Si sgretola il mito della casa editrice Hoepli: ipotesi liquidazione, i 100 dipendenti in cassa integrazione. A rischio anche l’archivio

Entro fine mese si potrebbe tenere l'assemblea straordinaria degli azionisti. Le tensioni tra le diverse anime della compagine societaria, tutte legate alla famiglia del fondatore, rischiano di compromettere il futuro della casa editrice. Potrebbe salvarsi solo il catalogo scolastico
Si sgretola il mito della casa editrice Hoepli: ipotesi liquidazione, i 100 dipendenti in cassa integrazione. A rischio anche l’archivio
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Nubi nerissime sul futuro della storica casa editrice milanese Hoepli, fondata nel 1870, una delle poche realtà editoriali indipendenti sopravvissute al processo di aggregazione di tutto il mercato italiano avvenuto negli ultimi decenni. Poche ore fa nella sede milanese si è sparsa la notizia, già comunicata in via preliminare ai sindacati, che è partita la richiesta di cassa integrazione a zero ore (o comunque con una riduzione sostanziale dell’orario di lavoro) per tutto il personale, un centinaio di dipendenti, che inizialmente potrebbe riguardare un periodo di 13 settimane. Ma la notizia che più allarma i lavoratori è che entro fine mese inoltre si potrebbe tenere l’assemblea straordinaria degli azionisti per decidere sulla possibile richiesta di liquidazione volontaria della società. Il rischio è che le tensioni tra le diverse anime della compagine societaria, tutte legate alla famiglia del fondatore, portino lo scontro interno – già in corso da tempo – a livelli tali da compromettere anche l’ordinario svolgimento della misura concorsuale che potrebbe sfociare in una nuova proprietà.

Hoepli è un editore che nel passato ha fatto la sua fortuna con un catalogo essenzialmente tecnico-scientifico (mitica la collana dei suoi Manuali), ma che negli ultimi anni – a causa della contrazione del mercato editoriale – ha cominciato a entrare in crisi. Nella via omonima del centro di Milano ha sede il suo storico negozio, una delle più belle e grandi librerie d’Italia, che proprio per la crisi del settore ha di recente ridotto i piani aperti al pubblico. Nonostante questa situazione, la casa editrice o almeno parte di essa è ancora appetibile, soprattutto perché ha una discreta fetta di mercato nel settore scolastico, intorno al 5%, settore ambito nel quale c’è ancora una certa concorrenza tra i diversi competitor. Proprio per tale ragione, secondo fonti interne all’azienda, all’inizio del 2025 la Hoepli è stata contattata da Mondadori, interessata all’acquisto sia della casa editrice sia della libreria. L’operazione però non ha avuto successo in quanto sono emerse forti tensioni nell’ambito della famiglia proprietaria.

La questione, raccontano le stesse fonti, è che oltre alla crisi del mercato pesano le dinamiche interne alla compagine societaria, con uno scontro ormai al calor bianco tra i due rami della famiglia proprietaria, senza esclusione di colpi e con varie cause civili e penali ancora in corso. I due fratelli Nava (figli di Bianca Hoepli) detengono il 25%, mentre il restante 75% del capitale è in mano a Ulrico Carlo Hoepli e suddiviso tra i tre figli Giovanni, Matteo e Barbara. I Nava mesi fa si sono opposti a vendere alla casa editrice di Segrate la loro partecipazione, impedendo così la realizzazione della vendita, in quanto Mondadori voleva acquistare il 100% delle azioni per non doversi misurare con eventuali soci di minoranza, data anche la fama di litigiosità che nel mondo editoriale questa vicenda ha sparso da tempo.

Tutto questo a discapito della casa editrice, che a furia di patire dell’assenza di un disegno industriale condiviso e di adeguati investimenti, ora naviga in pessime acque. È proprio questa situazione che alla fine dell’anno scorso aveva indotto anche la casa editrice Feltrinelli a interrompere le trattative in corso per acquistare la libreria e forse anche la casa editrice.

Nelle scorse settimane è tornata così alla carica Mondadori, che però ora sarebbe interessata solo al catalogo e in particolare alla scolastica. L’eventuale acquisizione delle linee Hoepli porterebbe la casa di Segrate, quotata e controllata dalla famiglia Berlusconi, a raggiungere una quota del mercato nazionale della scolastica (vera miniera d’oro per gli editori italiani) vicina a quella del primo operatore, Zanichelli.

Occorre però anche ricordare che Ulrico Carlo Hoepli e i tre figli Giovanni, Matteo e Barbara, che hanno in mano il restante 75% del capitale, sono proprietari anche di tutto lo stabile in cui hanno sede gli uffici e la libreria, ossia del palazzo nel centro di Milano progettato dal famoso studio di architetti Figini e Pollini, costruito nella seconda metà degli Anni ’50. Alcuni analisti fanno presente che l’utilizzo di questo immobile consentirebbe di salvare e rilanciare la casa editrice. Ma questa operazione a quanto pare non è nelle corse dei proprietari. Anzi, forse alla base dei dissidi c’è proprio la possibilità di realizzare un’enorme plusvalenza sull’edificio.

Alla fine, quindi, il 25 febbraio si terrà un consiglio di amministrazione chiamato a convocare a breve, forse già entro fine mese (se i tempi tecnici previsti dal codice civile lo permetteranno) una assemblea straordinaria degli azionisti al cui ordine del giorno il cda potrebbe inserire la questione della richiesta di deliberare la liquidazione volontaria di Hoepli, con la nomina di un liquidatore che potrebbe procedere alla vendita della parte scolastica, probabilmente sempre a Mondadori.

Il rischio che ricade non solo sui dipendenti ma su tutto il mondo della cultura italiana è che il resto del catalogo e dell’archivio aziendale, che da oltre 150 anni ha rappresentato un punto di riferimento per l’editoria italiana, in particolare quella tecnica e scientifica, vada disperso in modo irrimediabile.

Il Fatto Quotidiano ha cercato di contattare la direzione aziendale di Hoepli per raccogliere la loro versione e i loro commenti, ma sinora senza successo.

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