Di Antonino Zichichi si può dire un gran bene. Peccato solo per la sua opinione sull’evoluzionismo
Dei morti si dice sempre bene, ma ci possono essere eccezioni. Oggi è morto Antonino Zichichi, e di lui si può dire un gran bene. Ha fondato un centro di ricerca e divulgazione scientifica a Erice, sede di importanti eventi sulle diverse branche della scienza; ha dato contributi concreti alla fisica nucleare e subnucleare; negli anni Sessanta guidò gruppi di ricerca presso laboratori come il Cern di Ginevra e il Fermilab di Chicago, dove il suo team contribuì a osservare uno dei primi nuclei di antimateria, l’antideutone, confermando sperimentalmente che antiprotoni e antineutroni possono legarsi e formare strutture analoghe ai nuclei ordinari.
In tutta la sua carriera è stato professore emerito di Fisica all’Università di Bologna, ha firmato centinaia di pubblicazioni scientifiche e ricoperto incarichi di rilievo nelle comunità internazionali della fisica, tra cui la presidenza dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della World Federation of Scientists.
Nonostante questi contributi reali alla comprensione delle particelle elementari e delle forze fondamentali, da biologo che si interessa di evoluzione non posso non ricordare che Zichichi scrisse diversi articoli sull’evoluzione. Non su riviste scientifiche, però. Sui giornali. Uno con il titolo: L’evoluzione? non è una scienza. Per Zichichi la scienza parla col linguaggio della matematica e le sue affermazioni devono essere confermate sperimentalmente. Dato che non c’è l’equazione dell’evoluzione, e non c’è un esperimento che faccia originare una specie da un’altra specie, per lui l’evoluzione non è scienza.
In effetti, ne L’Origine delle Specie Darwin non usa notazioni matematiche, anzi, dice che utilizzarle gli procura pena. Però fa esperimenti, e basa la teoria della selezione naturale sulla selezione artificiale con cui gli allevatori “direzionano” le caratteristiche di animali e piante, con incroci selettivi, veri e propri esperimenti. Zichichi, però, non propone spiegazioni alternative all’origine delle specie, suggerendo che la scienza non abbia nulla da dire sul fatto che le specie siano differenti tra loro, anche se tutte parlano la stessa lingua.
Per fugare ogni dubbio, va chiarito che la biologia evoluzionistica è una disciplina scientifica rigorosa che descrive come le popolazioni di organismi cambino nel tempo attraverso processi misurabili come mutazioni genetiche, selezione naturale, deriva genetica e speciazione, e questa dinamica è documentata prove indipendenti e convergenti. Le testimonianze fossili mostrano successioni coerenti di forme di vita in strati geologici di diverse età, e le relazioni tra specie spiegate dalle sequenze di Dna e dalla genetica delle popolazioni sono in forte accordo con un antenato comune. Queste prove non sono semplici opinioni ma evidenze empiriche del processo evolutivo, e lo collocano saldamente nell’ambito della scienza moderna.
L’affermazione di Zichichi, che risponde con la religione a domande che la sua scienza non riesce ad affrontare, è quindi una posizione personale, non un confutare la teoria evoluzionistica nel suo metodo e nelle sue basi empiriche. Si potrebbe dire che sono fatti suoi, e in effetti è così. Ma queste posizioni indussero Letizia Moratti, da ministro della Pubblica Istruzione, a togliere ogni riferimento all’evoluzione nei percorsi formativi dell’istruzione obbligatoria. Dove, invece, la religione c’è, con un’ora alla settimana, praticamente per 13 anni. Religione sì, evoluzione no. La comunità scientifica insorse e da allora si istituì il Darwin Day, il 12 febbraio, anno del compleanno di Darwin. Sarebbe stato simpatico se il Creatore avesse concesso qualche giorno di vita in più a Zichichi, chiamandolo a sé proprio nel Darwin Day. Comunque ci siamo andati vicini.
Zichichi ha imperversato per decenni nei media, inclusa la televisione, e ha realizzato un capolavoro di comunicazione: è riuscito a far passare una parte della scienza (la fisica) per il tutto. Tutti i fisici che conosco dicono di non approvare la strategia comunicativa di Zichichi ma… tant’è, ha avuto una pervasività che ancora permane. Nessuno nega il valore assoluto della fisica, per la quale il nostro paese si onora di diversi premi Nobel, ma quel che dà fastidio (almeno a me) è che si rifiuti il valore di altre branche della scienza, prima di tutto la biologia evoluzionistica.
Zichichi non era solo nella sua battaglia contro l’evoluzione. A tener alta la bandiera antievoluzionistica contribuì un legionario di Cristo, Roberto De Mattei, che ebbe la ventura di essere vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e che, nella sede del Cnr, organizzò il convegno: Evoluzionismo, il tramonto di un’ipotesi. Da cui fu tratto un libro omonimo, pubblicato a spese del Cnr. L’allora presidente del Cnr, un fisico, non se la sentì di censurare il suo vice, e parlò di “libertà di parola”. Ma un altro fisico, per fortuna, condannò senza se e senza ma le posizioni antiscientifiche del vicepresidente del Cnr. Quel fisico era Nicola Cabibbo, allora Presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze. Solo in Italia il vicepresidente del Cnr attacca la scienza, e questa viene difesa da un’istituzione vaticana.
Zichichi è stato oggetto di imitazioni da parte di Crozza, proprio come oggi lo è un altro fisico assurto agli onori dei media: Carlo Rovelli, con discorsi che, ai non fisici compreso Crozza, paiono incomprensibili, affascinando le platee con ragionamenti astrusi che nessuno osa dichiarare di non capire, ma che, a differenza di Zichichi, almeno non sparla di discipline non sue.