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Referendum, la destra contro il giudice “schierato” che ha deciso sul quesito. Ma Mantovano fece lo stesso sulla cannabis

La denuncia della deputata Pd Serracchiani: nel 2021 il braccio destro di Meloni valutò da magistrato la raccolta firme che aveva definito "una frode con effetti criminali"
Referendum, la destra contro il giudice “schierato” che ha deciso sul quesito. Ma Mantovano fece lo stesso sulla cannabis
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“Questo sarebbe il giudice terzo e imparziale?”, denuncia il deputato di Forza Italia Enrico Costa. “Guardiano sì, ma delle sue idee di parte. Se lui è imparziale io sono finlandese”, accusa il capogruppo azzurro al Senato Maurizio Gasparri. E Galeazzo Bignami, il suo omologo di Fratelli d’Italia alla Camera, rilancia: “Serve altro per rendersi conto che non si può più attendere per ridare terzietà alla magistratura?”. Nei giorni scorsi dalla maggioranza sono piovuti attacchi di ogni tipo contro il giudice della Cassazione Alfredo Guardiano, uno dei 21 componenti dell’Ufficio centrale per il referendum che ha modificato il quesito sulla riforma Nordio, mettendo in difficoltà il governo. La “colpa” di Guardiano è aver partecipato alla decisione sull’ammissibilità della richiesta di referendum presentata da oltre 500mila cittadini: secondo i sostenitori del Sì, infatti, avrebbe dovuto astenersi in quanto impegnato pubblicamente nella campagna contro la riforma (il 18 febbraio farà da moderatore a un evento a Napoli). “Quando un magistrato, pubblicamente schierato su questioni di rilevanza politica o istituzionale, partecipa a decisioni delicate senza astenersi, la fiducia dei cittadini nella magistratura subisce un danno irreparabile“, hanno predicato da ultime Isabella Bertolini e Claudia Eccher, componenti laiche del Consiglio superiore della magistratura in quota FdI e Lega, nonché socie fondatrici del comitato “Sì Riforma” ispirato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, braccio destro della premier Giorgia Meloni.

Chi da destra si indigna però non sa che proprio Mantovano, da magistrato, tenne un comportamento identico a quello contestato a Guardiano, anzi, assai meno opportuno. Nel luglio 2021, quando era giudice in Cassazione, l’attuale sottosegretario a palazzo Chigi – da sempre proibizionista in materia di droghe – si scagliava in un intervento sul Foglio contro la raccolta firme per il referendum sulla cannabis legale, definito “una frode con effetti criminali” che avrebbe fatto “naufragare figure di reato come l’omicidio stradale”: “Chi si sia strafatto di cocaina non avrà problemi nel porsi alla guida di un veicolo”, affermava falsamente l’allora magistrato (le norme sulla guida sotto effetto di sostanze non venivano toccate dalla proposta). Come ha denunciato la deputata e responsabile Giustizia Pd Debora Serracchiani, però, pochi mesi dopo – tra dicembre 2021 e gennaio 2022 – lo stesso Mantovano, membro dell’Ufficio centrale per il referendum, partecipava alla decisione sull’ammissibilità delle firme raccolte, integrando e modificando il quesito depositato dai promotori. Pur essendosi esposto in pubblico sull’oggetto del referendum, dunque, decise di non astenersi, proprio come ha fatto il consigliere Guardiano, finito per questo motivo nel tritacarne mediatico. Un paradosso che Serracchiani commenta con sarcasmo: “Noi, come sempre, difendiamo la separazione dei poteri e l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Anche del magistrato Mantovano”.

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