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Ghislaine Maxwell in silenzio davanti al Congresso. La sua vicenda legata al padre, sospettato di essere una spia

La storica complice di Epstein si è avvalsa della facoltà di non rispondere alle domande durante la deposizione oggi da parte della Commissione di vigilanza della Camera. I dem hanno accusato il Dipartimento di Giustizia di Pam Bondi di aver gestito male l'indagine su di lei
Ghislaine Maxwell in silenzio davanti al Congresso. La sua vicenda legata al padre, sospettato di essere una spia
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Come nelle serie tv crime che si rispettino, Ghislaine Maxwell si è avvalsa del Quinto Emendamento – “I plead the Fifth” – per evitare l’auto-incriminazione durante la sua deposizione lunedì davanti a una Commissione del Congresso. E ne ha di scheletri nell’armadio, e crimini, e nomi di potenti da proteggere, la Maxwell, ex compagna e storica complice del più efferato predatore sessuale d’America, Jeffrey Epstein. Lui è morto nel 2019 (suicida o suicidato?) e il suo fantasma aleggia più sui governi in Europa (UK e Francia) che sulla Casa Bianca. La Maxwell, arrestata nel 2020 e condannata l’anno successivo per aver aiutato Epstein a gestire il torbido traffico sessuale di ragazze, spesso minorenni, sta scontando il quarto di venti anni di galera inflitti da un tribunale per il suo ruolo. I democratici della Commissione di Vigilanza della Camera hanno allegato una lista di domande da sottoporre, e a cui lei si è rifiutata di rispondere. Tra cui, la richiesta di informazioni su quattro co-cospiratori e su 25 uomini (oltre a Epstein) che avrebbero abusato di minori a Little St. James, l’isola privata del finanziere nelle Isole Vergini, nel ranch in New Mexico e nella casa di New York. E poi: lei o Epstein hanno mai organizzato o facilitato l’accesso a ragazze minorenni per Donald Trump? Epstein aveva una lista di clienti o associati? Infine: ha mai fornito informazioni o lavorato per governi o servizi di intelligence stranieri, come quelli di Russia o Israele?

I membri democratici della Commissione di Vigilanza hanno accusato il Dipartimento di Giustizia di Pam Bondi di aver gestito male l’indagine sulla Maxwell. Male è un eufemismo, visto che in galera c’è solo lei. Dopo che la donna ha parlato con il Vice Procuratore Generale Todd Blanche, il DOJ ha disposto il suo trasferimento da un carcere federale in Florida a una struttura a minima sicurezza, il Federal Prison Camp di Bryan, in Texas. E a Washington, nell’attuale clima politico, circolano voci di grazia o commutazione della pena da parte di Trump, amico fin dagli anni ’90 di Epstein. Il nome del presidente compare migliaia di volte nei “files”, insieme a decine di foto e video con girls molto giovani.

Tra le donne più strettamente legate a Epstein c’è Karyna Shuliak, dentista bielorussa e compagna del finanziere nel suo ultimo decennio di vita, dal 2010 al 2019. Non si sono sposati e la Shuliak non risulta incriminata. Circa Ghislaine Maxwell, la sua vicenda resta legata alla figura del padre, magnate britannico dei media (proprietario del Daily Mirror). Nato nel 1923 come Ján Ludvík Hyman Biddy Hoch in un piccolo paese della Cecoslovacchia (oggi Ucraina), da una famiglia ebrea ortodossa poverissima, Maxwell divenne una figura centrale del Regno Unito e anche membro del Parlamento per il Partito Laburista tra il ’64 e il ’70. Fu sospettato per tutta la vita di essere un agente triplo (per l’MI6 britannico, il KGB sovietico e il Mossad israeliano). Morì in circostanze misteriose, un vero giallo, scomparendo in mare, in navigazione sul suo yacht battezzato, guarda caso, Lady Ghislaine. La morte, sospesa tra le ipotesi di incidente, suicidio e omicidio, fu seguita da un funerale di Stato in Israele, sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme, alla presenza dei vertici istituzionali del governo ebraico, tra cui il premier Yitzhak Shamir e Shimon Peres. Proprio nell’elogio funebre, Shamir pronunciò la frase che per decenni ha alimentato i sospetti: “Per Israele ha fatto più di quanto oggi si possa dire”. Molti ci hanno letto una conferma, seppure indiretta, di un suo coinvolgimento in operazioni coperte del Mossad. Pure su Epstein è circolata la congettura che potesse essere stato un agente ombra, anche per il modus operandi centrato sulla raccolta di materiale compromettente, con ovvie finalità di ricatto. Finora, però, i documenti ufficiali non corroborano l’ipotesi. Qualcuna delle agenzie di spionaggio degli Stati Uniti, CIA o FBI, ha insabbiato?

La divulgazione dei documenti di Epstein promette, in ogni caso, anni di guerra politica e mediatica. Resta un fatto che la rete messa in piedi dal predatore sessuale ha attraversato Silicon Valley, Wall Street, Washington e le capitali europee, e ogni nuovo rilascio di documenti aggiunge un tassello a un mosaico largamente incompleto. È il trattamento riservato in America ai grandi segreti di Stato, dall’omicidio di John F. Kennedy in poi: verità rilasciate a piccole dosi, con i meno potenti della lunga lista che cadono, mentre i più forti, palesi o occulti, restano saldi al vertice.

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