Il mondo FQ

Affitti brevi, archiviata l’inchiesta su Airbnb: “Norma nuova e incerta”. La piattaforma ha pagato oltre mezzo miliardo al Fisco

a gip di Milano accoglie la richiesta della Procura: il quadro normativo del 2017 era di “assoluta novità” e difficile interpretazione. Decisivi anche i 576 milioni versati al Fisco. Cade l’accusa sul mancato pagamento della cedolare secca per quasi 4 miliardi di canoni
Affitti brevi, archiviata l’inchiesta su Airbnb: “Norma nuova e incerta”. La piattaforma ha pagato oltre mezzo miliardo al Fisco
Icona dei commenti Commenti

Fu evasione fiscale? Sì, no, forse. Certo è che l’affaire Airbnb è stato chiuso con un’archiviazione e il pagamento mezzo miliardo al Fisco italiano. Il “contesto di assoluta novità” e “gli elementi di complessa interpretazione” della “normativa introdotta” in materia di affitti brevi che avrebbero generato “condizioni di incertezza” in cui operare, a cui si aggiunge il versamento di oltre 576 milioni per saldare il debito con il fisco italiano, sono i principali motivi per cui è stata archiviata l’indagine della Procura di Milano a carico di tre ex amministratori di Airbnb accusati di reati fiscali. Ad accogliere la proposta avanzata dai pm Giovanni Polizzi, Giancarla Serafini e Cristiana Roveda è stata la giudice per le indagini preliminari, Angela Minerva secondo la quale le loro argomentazioni, “che recepiscono in gran parte i rilievi difensivi, sono in gran parte condivisibili”.

La giudice, che nel novembre 2023, durante l’indagine, aveva dato il via libera al sequestro, poi revocato, di oltre 779 milioni di euro eseguito dalla Guardia di Finanza nei confronti di Airbnb Ireland Unlimited Company, titolare dell’omonima piattaforma, nel provvedimento di archiviazione depositato nei giorni scorsi ha sottolineato “l’assoluta specificità e novità della normativa introdotta con chiari elementi di discontinuità rispetto alla disciplina tradizionale in materia di sostituto d’imposta”.

Ciò “conferma le obiettive condizioni di incertezza sulla portata della norma tributaria (…) che inevitabilmente si riflettono sulla attribuzione della qualifica di sostituto di imposta ad Airbnb”. E ciò, assieme a una serie di considerazioni tecniche, ha portato la gip a ritenere che “non può considerarsi validamente introdotto” l’”obbligo dichiarativo”. E , “pertanto deve concludersi che l’azione penale non possa essere sostenuta in giudizio”. L’inchiesta aveva contestato il mancato pagamento della cedolare secca su quasi 4 miliardi di euro di canoni corrisposti per gli affitti brevi tra il 2017 e il 2021.

Al centro della vicenda, una legge del 2017 su cui da anni era in corso una battaglia legale tra l’Agenzia delle Entrate. La norma prevede che le piattaforme facciano da sostituto d’imposta per gli host – i cittadini non professionisti che mettono le loro case a disposizione per affitti brevi sul sito – trattenendo, e poi versando, il 21% sui guadagni che i titolari delle case sono tenuti a pagare al fisco appunto la cosiddetta cedolare secca. Airbnb, incassa infatti solo quelle degli host professionali e le tasse di soggiorno (che versa ai Comuni), mentre tiene per sé i costi del servizio trasmettendo gli utenti il loro margine e fornendo l’elenco di tutti i movimenti per la dichiarazione dei redditi.

La norma italiana era stata impugnata da Airbnb davanti al Tar e poi il Consiglio di Stato aveva coinvolto la Corte di giustizia dell’Ue che a dicembre 2022 aveva stabilito che l’Italia può chiedere alle piattaforme di raccogliere informazioni e dati sulle locazioni effettuate, e soprattutto di applicare la ritenuta alla fonte prevista dal regime fiscale nazionale, ma aveva dato ragione ad Airbnb sulla parte relativa all’obbligo di designare un rappresentante fiscale, giudicata “una restrizione sproporzionata alla libera prestazione dei servizi”. Ed è proprio in base a quel verdetto che le indagini erano proseguite fino all’epilogo dell’archiviazione.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione