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Certe ideologie o guru improvvisati minano il rapporto medico-paziente: l’empatia invece è fondamentale

Sfido questi opinionisti a usare intelligenze artificiali o teorie strampalate per avere buoni risultati coi veri pazienti
Certe ideologie o guru improvvisati minano il rapporto medico-paziente: l’empatia invece è fondamentale
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Nei trattamenti medici esiste una componente tecnica e una umana. La parte tecnica si manifesta in protocolli di intervento, in esami standardizzati e in tecniche chirurgiche o mediche ripetitive. La parte umana nella personalizzazione della diagnosi, che il più delle volte è plurima soprattutto negli anziani (comorbidità).

Occorre individuare assieme al paziente un percorso terapeutico che risponda al meglio alla complessità della situazione e alle sue scelte e idee sulla vita. In certi casi, tipo effettuare una radiografia, la tecnica predomina, anche se non bisogna mai sottovalutare l’aspetto umano, mentre in altri come una visita ad un anziano con tanti acciacchi da parte del suo medico di famiglia, al contrario, la parte umana prevale.

Ho fatto questa premessa perché ritengo che il “rapporto medico-paziente” e la “relazione empatica” siano prevalenti nella fase attuale della medicina in moltissime situazioni cliniche. Parecchie esternazioni di valenti scienziati o opinionisti negli ultimi tempi tendono, purtroppo, a minare questi fondamentali elementi presenti nella vita sanitaria di ogni persona che si reca dal medico.

Persone autorevoli affermano, forse per sponsorizzare qualche libro, che i medici non sanno gli effetti delle medicine che prescrivono, che l’intelligenza artificiale è molto meglio del medico nel formulare le diagnosi, che le medicine hanno tutte effetti collaterali di cui il medico pare non avere consapevolezza.

Sparare sulla classe medica è divenuto una sorta di sport nazionale. Sono in tanti che si ergono a paladini di ideologie antimedicina. Naturalmente le ricette si sprecano tipo vivere in modo naturale, usare sostanze naturali, mangiare quello che dice il guru di turno, fare esercizi o pratiche che il santone della porta accanto ritiene adeguate. Rammento che anche le medicine derivano perlopiù da sostanze naturali e che anche la morte e la sofferenza sono naturali.

I medici sanno benissimo che – se non necessarie – certe cure è meglio non farle. Ben vengano le teorie su come vivere a lungo e in benessere ma, come affermava un mio vecchio professore, “la prima cosa da fare sarebbe scegliersi i genitori per avere un patrimonio genetico che ci permetta di vivere bene e in salute”.

Questo post non vuole però confutare le teorie sulla salute che ogni individuo ha il diritto di avere. Se una persona vuole fare questo o quello per stare bene lo faccia, ma non criminalizzi chi deve prendere farmaci. Se un bambino nasce con un problema che richiede un farmaco cosa facciamo? Per seguire la teoria antimedicina dell’ultima moda non gliela diamo?

Immagino come si sentono i pazienti dopo aver letto le esternazioni in cui si afferma che i medici non sanno gli effetti delle medicine. Smetteranno di assumerle mettendo a rischio la loro vita? Con che spirito andranno dal loro medico che secondo l’opinionista à la page “non ne sa nulla”? Non si rendono conto questi valenti opinionisti che con le loro esternazioni, soprattutto se sono persone autorevoli, minano il rapporto medico-paziente e l’empatia che dovrebbe instaurarsi per poter curare efficacemente la persona sofferente?

Rimango sempre meravigliato per il silenzio dell’ordine dei medici. Credo che qualcuno che rappresenti tutta la categoria dovrebbe difendere il povero medico che ora funge da ”punching ball” per i politicanti, gli opinionisti in cerca di like e i guru improvvisati.
Vorrei ribadire con forza che nessuno dei colleghi che conosco usa le medicine a casaccio. Io personalmente conosco benissimo i pro e i contro dei farmaci che utilizzo. Li somministro per il tempo necessario e in accordo col paziente in base a una valutazione che coinvolge il suo punto di vista.

Sfido questi opinionisti a usare intelligenze artificiali o teorie strampalate per avere buoni risultati coi veri pazienti. L’intelligenza artificiale al momento è un ottimo ausilio, ma non è in grado di fornire una cura adeguata al paziente complesso che abbisogna di empatia.

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