Giappone, trionfo di Sanae Takaichi alle elezioni anticipate: la premier blinda la sua maggioranza
È una vittoria schiacciante, oltre le più rosse aspettative, quella di Sanae Takaichi alle elezioni anticipate di domenica in Giappone. Una scommessa vinta per la prima premier donna nella storia del Paese, che rilancia con forza il Partito Liberal-democratico (Ldp) e apre la strada a una possibile riforma radicale dell’economia e della difesa. La vittoria, ottenuta nonostante le intense nevicate su gran parte del fronte nord-occidentale (inclusa la capitale Tokyo) riflette l’elevato consenso costruito dalla leader 64enne in poco più di tre mesi dalla sua nomina a capo del partito di governo, con un tasso di gradimento personale che secondo i sondaggi sfiora il 70%.
Secondo le proiezioni del canale pubblico Nhk, il blocco conservatore formato dall’Ldp e dal partner minore Ishin si aggiudicherebbe fino a 328 dei 465 seggi della Camera bassa. Il solo Ldp, con olre 300 seggi, segna il miglior risultato dal 2017, ai tempi dell’ex premier Shinzo Abe, assassinato nel 2022, e già mentore di Takaichi. Si tratta di un record per l’Ldp dalla sua fondazione nel 1955 e supera il precedente record di 300 seggi conquistati nel 1986 dal defunto primo ministro Yasuhiro Nakasone.
L’opposizione, nonostante la formazione di una nuova alleanza centrista e l’ascesa dell’estrema destra, era troppo frammentata per rappresentare una vera sfida a Takaichi. Il tracollo è stato totale: l’alleanza tra il Partito democratico costituzionale e il Komeito ha perso oltre due terzi dei suoi 167 seggi, mentre il partito anti-immigrazione Sanseito ha quasi triplicato la propria rappresentanza e ora guarda con interesse a un’ulteriore spinta verso destra all’interno del nuovo esecutivo di Tokyo.
Una sorridente Takaichi ha apposto un grande nastro rosso sopra il nome di ciascun vincitore su un cartello nella sede dell’Lsp, mentre i dirigenti del partito applaudivano. La premier ha comunque escluso anche un rimpasto: “Credo che l’attuale Governo sia una buona squadra. Sono passati solo poco più di tre mesi dal suo insediamento, ma i membri hanno lavorato duramente e stanno producendo risultati. Quindi non credo che cambierò idea”, ha detto ai giornalisti.
Da un lato, l’entusiasmo per la sua immagine diretta e moderna; dall’altro, la richiesta degli elettori di risposte concrete all’inflazione persistente, a fronte di prezzi al consumo in crescita e redditi in stagnazione. Una vittoria schiacciante che tuttavia non nasconde tensioni strutturali, avvertono gli analisti. Il piano per sospendere l’aliquota dell’8% sui consumi alimentari – cavalcato dalla premier durante la campagna elettorale e condiviso da molte forze di opposizione – non fa dormire sonni tranquilli agli investitori. Con un debito pubblico che supera il 200% del Pil, i rendimenti delle obbligazioni a lungo termine hanno toccato livelli storicamente elevati, mentre le aspettative di politiche fiscali accomodanti continuano a erodere il valore dello yen sui mercati internazionali, aggravando i costi delle importazioni. Sul fronte geopolitico, il nuovo mandato rafforza la linea dura intrapresa fin qui da Takaichi nei confronti di Pechino.
Ritenuta un elemento di continuità con l’approccio nazionalista di Abe, la premier ha già innescato una delle crisi diplomatiche più gravi degli ultimi decenni alludendo a un possibile intervento militare in caso di un attacco cinese a Taiwan, facendo salire la tensione nella regione. Rapporti nettamente più idilliaci, invece, con Washington, dove il presidente Donald Trump nei giorni scorsi ha offerto alla premier il proprio “totale endorsement” e confermato un vertice alla Casa Bianca in programma a marzo, sottolineando l’importanza dell’alleanza strategica nippo-statunitense nel nuovo contesto di competizione globale con la Cina. E a lei oggi sono arrivate le congratulazioni anche di Giorgia Meloni: “Buon lavoro alla mia cara amica Sanae e al nuovo Parlamento giapponese”, ha scritto sui social la presidente del Consiglio.
Il voto giapponese si inserisce in una tendenza più ampia e uno scenario asiatico segnato da un rafforzamento delle forze conservatrici e filogovernative. Anche in Thailandia, nel voto per il rinnovo del Parlamento, i risultati preliminari indicano un’avanzata dei partiti di destra, con la formazione del premier Anutin Charnvirakul in testa, pur senza una maggioranza autonoma. Una tendenza politica che segnala una crescente domanda di leadership forti e di stabilità, in un contesto regionale segnato da rallentamento economico, tensioni sociali e crescenti pressioni geopolitiche.