Referendum, cosa succede dopo la Cassazione: convocato cdm. I promotori della raccolta firme: “Fiduciosi in nuova data”. Nordio: “Se slitterà sarà di poco”
Riunione d’emergenza del consiglio dei ministri alle 12 di oggi sul referendum sulla riforma della giustizia. La decisione arriva dopo l’ordinanza della Corte di Cassazione, che ha riformulato il quesito referendario accogliendo la versione proposta dal comitato dei 15 giuristi promotori della raccolta firme popolare che ha superato le 500mila adesioni. La Cassazione ha detto sì all’inclusione degli articoli costituzionali che verrebbero modificati dalla riforma, una precisazione che i giuristi avevano richiesto per consentire agli elettori di esprimere un voto consapevole.
Secondo la legge 352 del 1970 sul referendum, infatti, è obbligatorio indicare nel quesito le norme costituzionali coinvolte dalla proposta di modifica. La decisione ha riaperto la partita sulla data del voto, fissato dal governo per il 22 e 23 marzo: non è detto che l’esecutivo possa limitarsi a modificare il quesito senza spostare le urne a un momento successivo, in una data “fra il 50° e il 70° giorno successivo all’indizione del referendum”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un’intervista al Corriere della sera, anticipa che “bisognerà fare un’integrazione al quesito referendario”, che “viene semplicemente integrato e chiarito”, ma “questo non dovrebbe avere conseguenze sulla data del referendum. In ogni caso si tratterebbe di uno slittamento molto breve“, di “due o tre settimane come previsto dalla Costituzione”.
I promotori della raccolta firme, soddisfatti del risultato ottenuto, definiscono la decisione della Corte “una conferma sia della utilità e della correttezza della nostra iniziativa, sia della necessità di fornire agli elettori la indicazione degli articoli della Costituzione che il testo approvato e sottoposto a referendum intende modificare, e sui quali è richiesto il loro voto ed una loro consapevole riflessione”. E ora restano “in fiduciosa attesa della decisione del Consiglio dei ministri in merito alla fissazione della nuova data“. “Il nostro obiettivo”, ribadisce l’avvocato Carlo Guglielmi, “è sensibilizzare sul rischio che la riforma comporta per l’equilibrio dei poteri dello Stato”.