Oltre la guerra giusta: un dialogo sulla responsabilità tragica. Le voci del Patriarca Bartolomeo e di Simone Weil
Di fronte al crollo del diritto internazionale, i vertici della Chiesa invitano i governanti al “non riarmo” unilaterale. Ma i politici (cattolici) respingono sistematicamente tali inviti. E così, la Chiesa non ha un messaggio univoco da offrire: come può essere ‘sale della Terra’? C’è bisogno di un confronto interno pacato e franco. In questa serie (1, 2) di interventi, a volte immaginari, di personalità del passato e del presente metto a confronto alcune idee-guida che circolano nella Chiesa.
***
In un tempo in cui il mondo trema nuovamente sotto il fragore delle armi, sollecitati da recenti riflessioni sul dilemma tra purezza e responsabilità, in questo post due voci si incontrano in uno spazio che trascende la cronaca. Da un lato Sua Santità Bartolomeo I di Costantinopoli, Patriarca Ecumenico; dall’altro Simone Weil, la filosofa morta nel 1943, che ha guardato nell’abisso della forza.
I. La Forza non è un’Idea, è un’Eclissi
Simone Weil: Santità, ho ascoltato le vostre preghiere, e sento l’urgenza di rompere le astrazioni. Oggi si parla di guerra come se fosse una categoria dello spirito. Ma attenzione, la guerra non è un’idea. È un fatto ontologico! È una Forza cieca che trasforma l’uomo … in una “cosa”. Io questa Forza l’ho vista da vicino: prima nelle fabbriche e poi sui campi della guerra di Spagna. Lì ho capito che la Forza, una volta scatenata, non risponde più a nessuno: trasforma chi cade in un cadavere e chi colpisce in un automa di pietra. Quando un carro armato avanza verso una creatura nuda, la sventura accade con la stessa necessità delle leggi della gravità.
Patriarca Bartolomeo: Sorella, le vostre parole descrivono perfettamente ciò che noi percepiamo nello spirito. La guerra è la negazione assoluta della persona, perché cerca di cancellare l’immagine di Dio nell’altro. È un’eclissi del divino. E vorrei estendere questa visione. Come “Patriarca Verde”, ricordo che ogni atto di guerra è anche un crimine contro il Creato. Le bombe non solo uccidono i corpi, ma inquinano l’acqua, avvelenano la terra che Dio ci ha affidato. La guerra è un’offesa ‘a tutto tondo’ al Creatore perché distrugge l’armonia dell’universo.
II. Il Peccato della Neutralità e l’Ombra del 1939
Simone Weil: Di fronte a tale orrore, la tentazione della purezza è forte. Per anni sono stata una pacifista radicale. Ma di fronte all’orrore del nazismo, ho dovuto guardare in faccia la realtà. Ho capito che il pacifismo, se diventa un modo per non sporcarsi le mani mentre il prossimo viene annientato, è un peccato di omissione.
Patriarca Bartolomeo: È il punto nevralgico: l’ombra del 1939. Guardando alla martoriata terra d’Ucraina, affermiamo che la neutralità non è un’opzione. La neutralità, quando si trasforma in indifferenza verso la vittima, diventa una vergognosa complicità. Restare in silenzio, o passivi, non sono atti di pace, ma una ferita alla Verità e alla Carità. La Chiesa non può essere “neutrale” tra chi bombarda le città e chi cerca disperatamente di proteggere la propria esistenza.
III. Il Mito della “Guerra Giusta” e la Responsabilità Tragica
Patriarca Bartolomeo: Eppure, qui dobbiamo essere prudenti. Il saggio di Piergiorgio Gawronski che ha provocato questo nostro incontro ci invita giustamente a non confondere la profezia del Regno con la gestione del tempo storico. Ma mentre l’Occidente ha sviluppato la dottrina della “guerra giusta” — spesso è citato San Tommaso — noi nell’Oriente cristiano abbiamo sempre guardato alla guerra con un occhio diverso. Per i Padri greci, la guerra non è mai “giusta”. Anche quando è necessaria per fermare un male maggiore, essa rimane un male, una conseguenza del peccato e un ostacolo sul cammino della theosis. Non esiste “guerra santa” nel Vangelo; esiste solo la tragedia di una scelta che, pur essendo talvolta inevitabile per la legittima difesa, rimane un fallimento dell’umanità.
Simone Weil: Condivido pienamente. Si parla di “guerra giusta” per rassicurarsi, ma chiunque impugni un fucile entra in un dominio dove Dio è assente. Non si può difendere la verità usando la stessa logica di chi vuole distruggerla pensando di non contrarre un debito spirituale. Per questo, le parole di certi politici su “istituzioni” e “sovranità” mi sembrano astrazioni distanti. Le istituzioni non provano dolore; gli uomini sì. L’Europa non si salverà accumulando armi con orgoglio, ma riscoprendo il senso dell’obbligo verso l’essere umano.
Patriarca Bartolomeo: Questo ci porta al dilemma del riarmo. Comprendo il grido profetico di Papa Francesco quando definisce la corsa agli armamenti una “pazzia”. Un mondo che si arma fino ai denti ha smarrito la fede nella Provvidenza. È un problema di “idolatria”: abbiamo trasformato le armi in vitelli d’oro.
Simone Weil: Il Papa ha ragione sulla follia del prestigio, ma la sventura non aspetta il disarmo dei cuori. Il mio obbligo verso l’altro mi impone di agire ora, anche se l’unico modo per fermare quel metallo è usare altro metallo. Questa è la scelta “adulta”: non scegliere con leggerezza, ma compiere l’atto necessario per fermare un carnefice sentendo tutto il peso del male che stiamo commettendo. Se l’Europa decide di armarsi, deve farlo con la tristezza di chi accetta una medicina amara.
IV. Conclusione: Penitenza e Attenzione
Patriarca Bartolomeo: Con la tristezza e con il pentimento. Anche chi combatte per la giustizia deve poi curare le ferite della propria anima. Una parola ferma va spesa contro chi, nel mondo ortodosso, usa la teologia per giustificare l’aggressione russa, parlando di una “missione spirituale”. Questa è un’eresia che chiamiamo etnofiletismo: mettere la nazione sopra la fede. Ma in generale, quando l’altare benedice i carri armati, la fede viene svuotata della sua luce.
Simone Weil: Esattamente. Se dobbiamo impugnare la spada per proteggere gli oppressi, non chiamiamola mai “santa”. Chiamiamola col suo nome: una terribile necessità che ci obbliga a chiedere perdono proprio mentre cerchiamo di fare il bene. Non costruiamo un’Europa basata eminentemente sulla forza, ma una civiltà dell’attenzione.
Patriarca Bartolomeo: La Chiesa deve stare nel fango delle trincee, non per benedire le baionette, ma per stare accanto a chi soffre. La nostra responsabilità è ricordare che il fine della storia non è il trionfo di un impero, ma il trionfo dell’Amore sulla morte. Lavoriamo affinché ogni uomo riconosca nell’altro un’icona vivente del Signore della Pace.