Usa-Iran, conclusi i colloqui in Oman. Teheran. “Buon inizio”. Ma Washington sanziona il petrolio degli ayatollah
Sul tavolo i mediatori regionali, i delegati dell’Oman, avevano messo una proposta quadro in 5 punti, che prevede tra le altre cose la rinuncia all’arricchimento dell’uranio per 3 anni da parte di Teheran e la gestione delle sue scorte in un paese terzo. In cambio di un patto di non aggressione con gli Stati Uniti. “Il negoziato indiretto sul nucleare tra Teheran e Washington a Muscat si è concluso venerdì pomeriggio, con il ritorno delle delegazioni nelle rispettive capitali”, ha riferito Islamic Republic of Iran Broadcasting, l’emittente radiotelevisiva di Stato iraniana, aggiungendo che il negoziato “potrebbe continuare nei prossimi giorni“.
I colloqui hanno riguardato “esclusivamente il nucleare” e “nel complesso, è stato un buon inizio“, ha detto Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri di Teheran che guidava la delegazione iraniana mentre quella degli Usa era formata dall’inviato speciale Steve Witkoff e il genero di Donald Trump, Jared Kushner. “Oggi si sono svolti diversi cicli di incontri. Le nostre opinioni e preoccupazioni sono state espresse in un’atmosfera molto positiva”, ha aggiunto Araghchi. “I colloqui sono iniziati dopo otto mesi turbolenti”, ha detto Araghchi, citando l’interruzione del negoziato durante il conflitto tra Iran e Israele nel giugno 2025. “Dopo la guerra di 12 giorni, è emersa la sfiducia. Dobbiamo prima superare questa sfiducia e definire un quadro per i negoziati”, ha affermato il capo della diplomazia di Teheran, aggiungendo che “se questo approccio e la prospettiva della controparte persistono, possiamo raggiungere un quadro per i negoziati“. Riguardo alla possibilità che i colloqui continuino nei prossimi giorni, Araghchi ha detto che “la prosecuzione dipenderà dalla controparte e, naturalmente, dalle decisioni prese a Teheran”.
Il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr al Busaidi, che ha mediato oggi il negoziato, ha dichiarato che i colloqui di Muscat sono stati “molto seri“, aggiungendo che hanno contribuito a chiarire le idee di entrambe le parti e a individuare aree di possibile progresso.
Nelle stesse ore, tuttavia, Washington ha annunciato nuove sanzioni contro il petrolio dell’Iran e la sua “flotta ombra“. “Il dipartimento di Stato sanziona 15 entità, due individui e 14 navi della flotta ombra coinvolte nel commercio illecito di petrolio, prodotti petroliferi e prodotti petrolchimici iraniani”, si legge in una nota del portavoce.
Sul sito dell’ambasciata virtuale a Teheran campeggiano ancora due inviti, uno del 14 gennaio e l’altro del 5 febbraio, in cui gli Stati Uniti chidono agli americani in Iran di lasciare immediatamente il Paese o comunque di “tenere un profilo basso” ed essere “sempre in contatto” con famiglia e amici. “A causa di misure di sicurezza rafforzate, chiusure stradali, interruzioni dei trasporti pubblici e blocchi di internet”, si legge nell’allerta del 5 febbraio. I cittadini americani, se possibile in sicurezza, devono valutare la possibilità di lasciare l’Iran via terra verso l’Armenia o la Turchia. Altrimenti, si avverte “trovate un luogo sicuro, evitate le manifestazioni, mantenete un profilo basso”.
L’Iran sembra aver riparato rapidamente diverse strutture missilistiche balistiche danneggiate dagli attacchi dell’anno scorso, ma ha apportato solo riparazioni limitate ai principali siti nucleari colpiti da Israele e Stati Uniti, emerge da un’analisi di immagini satellitari condotta dal New York Times. Il quotidiano ha esaminato circa due dozzine di siti colpiti da Israele o dagli Stati Uniti a giugno e ha rilevato lavori di costruzione in più della metà di essi. Gli esperti hanno avvertito che l’entità delle riparazioni rimane poco chiara.
Le immagini indicano che alcune riparazioni sono avvenute subito dopo gli attacchi a diverse strutture missilistiche, il che suggerisce che l’Iran abbia fatto della produzione di missili la sua priorità a breve termine. Al contrario, affermano gli esperti, le immagini dei principali impianti nucleari iraniani danneggiati mostrano solo riparazioni parziali e lavori di fortificazione, che hanno accelerato solo negli ultimi mesi. Funzionari occidentali e israeliani, aggiunge il Times, hanno trovato pochi segnali che l’Iran abbia compiuto progressi significativi nel ripristinare la sua capacità di arricchire il combustibile nucleare e di produrre una testata nucleare.
Le immagini mostrano che negli ultimi mesi sono stati effettuati lavori di riparazione in una dozzina o più di impianti missilistici, compresi i siti di produzione: le valutazioni dell’intelligence hanno rilevato che l’Iran ha ampiamente ricostruito il suo programma missilistico balistico dopo gli attacchi di giugno. Rispetto al nucleare gli esperti affermano che, nonostante alcuni lavori visibili, i tre principali impianti di arricchimento iraniani – Isfahan, Natanz e Fordo – sembrano inoperativi.