Trattato per gli armamenti nucleari: Mosca pronta a una proroga, ma Trump vuole rinegoziarlo anche con Pechino (che declina l’invito)
Ad Abu Dhabi, nei colloqui trilaterali appena conclusi con l’Ucraina al tavolo, Russia e Stati Uniti non si sono limitati a discutere del conflitto in corso dal 2022: le controparti hanno infatti deciso di riattivare i contatti militari tra le rispettive forze armate – rimasti congelati per quasi quattro anni e interrotti nel 2021, alla vigilia dell’inizio della guerra in Ucraina. La volontà di riaprire i canali di comunicazione riflette la consapevolezza che questi strumenti restano cruciali per la gestione del rischio e prevenzione di escalation in un momento di volatilità strategica. Il Comando europeo degli Stati Uniti ha reso noto che “mantenere il dialogo tra le forze armate è un fattore importante per la stabilità e la pace globali, che può essere raggiunto solo attraverso la forza, e fornisce un mezzo per una maggiore trasparenza e una de-escalation. Questo canale garantirà un contatto costante tra le forze armate mentre le parti continuano a lavorare per una pace duratura”.
La decisione è stata messa a punto nel corso dei colloqui tra funzionari russi e statunitensi – dopo un confronto tra il generale statunitense, Alexus Grynkewich, massimo generale americano e della Nato in Europa, e il capo delegazione russo, il numero uno del Gru, intelligence militare russa, l’ammiraglio Igor Kostyukov – nel momento in cui è scaduto il New Start, Strategic Arms Reduction Treaty. L’accordo, negoziato e firmato nel 2010 da Obama e dall’omologo russo dell’epoca, Medvedev, era l’ultimo pilastro del regime di controllo degli armamenti nucleari tra le due maggiori potenze atomiche al mondo e fissava un tetto rigoroso allo schieramento degli arsenali strategici: limitava ciascuna parte a 1.550 testate su 700 vettori operativi – tra missili balistici intercontinentali, aerei e sottomarini.
Da ieri, la scadenza del trattato apre uno scenario inedito e letale: per la prima volta in oltre mezzo secolo, Washington e Mosca si ritrovano prive di limiti per contenere e regolare le rispettive ambizioni atomiche. Ma il Cremlino ha aperto la porta: si è detto pronto a prolungare l’intesa, rendendosi disponibile ad avviare un nuovo dialogo bilaterale, rilanciare il percorso negoziale e prorogare il trattato di un altro anno, assicurando che la Russia continuerà a mantenere un “approccio responsabile e ponderato alla stabilità nel campo degli armamenti nucleari”, precisando però che la linea d’azione sarà “naturalmente guidata”, in primis, “dagli interessi nazionali”. A questa proposta russa Trump ha risposto con un post su Truth: lo Start è stato “negoziato male” e “viene gravemente violato”; “Dovremmo far lavorare i nostri esperti nucleari su un trattato nuovo, migliorato e modernizzato che possa durare a lungo nel futuro”. Washington nelle ultime ore sta ponendo una condizione dirimente: al tavolo del prossimo trattato dovrà sedere anche Pechino. Dalla Cina ieri è arrivato però un secco rifiuto: il ministero degli Esteri cinese ha reso noto che non intende partecipare a un eventuale, nuovo, modernizzato trattato di riduzione degli armamenti nucleari.