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Bitcoin in caduta libera: a ottobre valeva 125mila dollari, oggi è sotto i 70mila

Le minacce tariffarie, le pretese statunitensi sulla Groenlandia e le tensioni geopolitiche con Iran e Venezuela hanno spinto gli investitori a correre verso i beni rifugio che garantiscono maggiore sicurezza: oro e argento
Bitcoin in caduta libera: a ottobre valeva 125mila dollari, oggi è sotto i 70mila
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Era dal novembre del 2024 che il Bitcoin non scendeva sotto i 70mila dollari. E’ successo giovedì, quando la regina delle criptovalute si è ulteriormente distanziata dal picco senza precedenti di oltre 125mila dollari toccato a ottobre 2025. Stando alle ultime quotazioni, si assesta poco sopra quota 67mila dollari. La performance negativa ha riguardato anche Ethereum, Binance, Dogecoin e Cardano.

Non è certo la parola fine per l’asset speculativo più popolare del terzo millennio, che già in passato era arrivato più volte a perdite anche del 70-80%. Ma è una caduta che arriva in un momento critico. L’immagine del Bitcoin e delle altre valute virtuali sponsorizzate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump si sta sgretolando di fronte al crescente desiderio di sicurezza e solidità degli investitori. Intorno alle monete virtuali sembra essersi diffuso un clima di delusione e anche un certo snobismo, soprattutto da parte degli investitori istituzionali. Bitcoin &c non sono infatti riuscite a rispondere agli sviluppi del mercato legati alle spesso imprevedibili mosse di Trump. Ne è esempio evidente il rapporto con il dollaro: la moneta americana si è indebolita per gran parte di gennaio, perché gli investitori sono diventati sempre più diffidenti nei confronti dei rischi politici posti dall’amministrazione Usa, ma l’andamento al ribasso della valuta americana, che in passato avrebbe automaticamente sostenuto il valore delle cripto, non ha invece inciso sul sentiment dei mercati nei confronti degli asset virtuali.

La contrapposizione con il dollaro si è fatta però sentire quando il biglietto verde si è improvvisamente apprezzato dopo la nomina di Kevin Warsh alla Federal Reserve, spingendo il valore delle coin digitali sempre più in basso. Allo stesso tempo, il Bitcoin non ha offerto alcuna risposta significativa durante il rally dell’oro verso massimi storici e non ha attratto afflussi di fronte alla brusca inversione di tendenza dei metalli preziosi registrata venerdì scorso.

Di certo, il bitcoin nel giro di poche settimane ha polverizzato il rally del primo anno di amministrazione Trump 2.0. Mostrando “i limiti del favore politico, tutta la vanteria intorno al fare dell’America una superpotenza crypto fra deregolamentazione e indulgenze ai cryptocriminali“, scrive il Nobel all’Economia Paul Krugman. Per gli investitori una “situazione alla Willy il Coyote” che “significa anche aver perso soldi per chi credeva che Trump avrebbe reso il bitcoin più grande che mai”. La narrativa dell’oro digitale è “svanita”, ha scritto sul Financial Times Pramol Dhawan, amministratore delegato di Pimco. E il calo dei prezzi dimostra che “non c’è alcuna rivoluzione monetaria”. Il Bitcoin ha raggiunto livelli record mentre gli investitori applaudivano le mosse pro-criptovalute di Trump, tra cui la nomina di enti regolatori favorevoli, l’interruzione delle azioni coercitive contro le società di cripto e l’approvazione di regole storiche sulle stablecoin. Ma da allora molto è cambiato. Le minacce tariffarie, le pretese statunitensi sulla Groenlandia e le tensioni geopolitiche con Iran e Venezuela hanno spinto gli investitori a correre verso i beni rifugio che garantiscono maggiore sicurezza, ovvero oro e argento. Ed anche i trader hanno iniziato a trattare le criptovalute come un asset più rischioso. “Il Bitcoin è associato all’amministrazione”, ha detto un investitore al FT, sottolineando che la moneta sta “pagando il prezzo dell’associazione con il partito repubblicano”.

In 24 ore, ieri, il mercato delle crypto ha distrutto oltre 775 milioni di dollari di valore. La clientela italiana, al 30 giugno scorso, deteneva circa 1,9 miliardi di asset virtuali secondo l’Organismo agenti e mediatori. Per ora i capi delle istituzioni finanziarie globali guardano e tacciono. Per il presidente della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau “i rischi si stanno materializzando” anche se questo “non crea un pericolo sistemico”. Ma la conta dei danni si allarga: Strategy, il detentore principale al mondo, perde il 70% dalla scorsa estate e al 5 febbraio aveva perdite non realizzate per 6,3 miliardi di dollari. In un anno la celebre ‘Trump Coin’ è crollata dai 17 dollari del debutto a 3,50, mentre la Dogecoin sponsorizzata da Elon Musk segna -66%. E gli occhi sono puntati anche su Tether, la stablecoin maggiore al mondo il cui ancoraggio al dollaro scricchiola pericolosamente: tre quarti degli investitori la usano come ‘pontè per entrare nel mondo crypto.

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