Ciccio, “il Tabaccaio” e l’uomo di Palazzo Chigi. Tutte le chat della Squadra Fiore: “Risolviamo problemi, loro sanno tutto”
Cinquemila pagine di chat tra l’hacker Samuele “Sem” Calamucci e l’ex spia, nome in codice Tela, Vincenzo De Marzio. Tre anni di messaggi riservati tra i maggiori protagonisti dell’inchiesta milanese sulla società Equalize dietro la quale si celava una centrale di dossieraggi illegali e che mettono sul tavolo non solo i rapporti, ma anche la stessa struttura, con nomi, contatti e società di comodo, del gruppo Fiore. Una squadretta di spioni romani composta da soggetti vicini o interni alle istituzioni e all’intelligence dello Stato su cui sta indagando anche la Procura di Roma. Il nuovo atto in mano ai pm milanesi assomiglia alla trama di un romanzo di John Le Carrè dove ben poco è come sembra. E così chat dopo chat si svelano i componenti e i fiancheggiatori del gruppo nonché i rapporti con la banda milanese di via Pattari dove aveva sede Equalize. Non sempre ci sono i nomi, spesso bastano le iniziali o gli alias. Chi viene identificato è Francesco Renda, caporalmaggiore inserito nel reparto di Informazione sicurezza dell’esercito e che dirà a Calamucci (forse millantando) di lavorare anche per l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn). Poi c’è R. che risulta aver lavorato presso la Presidenza del consiglio dei ministri e sopra di loro il Tabaccaio, il cui nome non è svelato, ma che risulterebbe vicino all’ex capo centro Cia Robert Golerick e all’ex capo dell’Aisi (intelligence interna) Alberto Manenti. I due, non indagati, hanno una società di cybersecurity la cui sede romana si trova a pochi passi dal centro nevralgico dei palazzi dei servizi segreti italiani.
“Se rispetti le regole i soldi non saranno un problema”
Questa storia si sviluppa in due parti: la prima quando Calamucci aggancia i rapporti con Renda, il quale promette di vendere al gruppo foto imbarazzanti di Leonardo Maria Del Vecchio e la seconda con l’hacker che in continuo contatto con Tela incontra i vertici del gruppo Fiore. Iniziamo allora da qua, dalle chat “gruppo Fiore”. Il 5 febbraio 2024 Sem scrive a Tela: “Aspetta che sulla chat Fiore uno sta scrivendo”. Calamucci rispetto al suo coinvolgimento aveva chiesto se sarebbe stato pagato con un fisso. In quel momento nel gruppo qualcuno scrive: “Se rispetti le regole, i soldi non saranno un problema, ricordati che loro sanno tutto anche quello che non dici. Importante non fare merdoni. Se sei leale, i problemi li risolviamo noi. Domani ci sentiamo per domani. Il fine comune è quello di risolvere i problemi non crearne come il tuo amico (riferimento forse a De Marzio, ndr). Ricordati di avvisare se ci sono cambi di programma. E se hai bisogno di soldi basta solo dirlo. Cerca di capire Barbara N. chi è? Cosa fa e come lo fa”. Individuato il soggetto, Calamucci che da mesi sta collaborando con le procure di Roma e di Milano, scrive: “Luxottica?”. Immediata la risposta del gruppo Fiore: “Non dirmi cose che non ci riguardano. Hai molta intelligenza. Mi raccomando venerdì”. Calamucci, difeso dagli avvocati Antonella Augimeri e Paolo Simonetti, si confida con De Marzio: “Inizio ad avere ansia, è un giochino che non mi piace”. L’ansia aumenta, quando riceve un altro messaggio: “Ciao oggi è venerdì. Stasera vieni qua, 18:30. Stesso menù”. L’hacker, su suggerimento di Tela, scrive che lui non può spostarsi che ha famiglia, ma che “se posso fare qualcosa dimmi pure”. Al che ottiene questa risposta: “Stai cercando di fuck? App ha position, hai voglia di risolvere il problemi e guadagnare?”. Naturalmente Calamucci gira queste chat a De Marzio, il quale ha un dubbio: questi non sono italiani e scrivono dall’estero. Guardando gli orari ragiona: “Ecco il tempo che trascorre, non scrivono dall’Italia. Merdone in inglese viene tradotto come un vile un traditore, nessuno in Italia usa questo termine, al limite merda. E poi Ciccio (Renda, ndr) ha sempre iniziato con compare”.
Il viaggio a Roma. De Marzio: “Ti vorranno arruolare”
Calamucci così scende a Roma. Qui invia a De Marzio la foto del civico 22 di piazza Bologna dove si incontrerebbe il gruppo. L’ex agente Tela cerca l’indirizzo su google e con sorpresa scrive a Sem: “Su google maps il palazzo è oscurato come per gli obiettivi militari”. I sospetti aumentano quando si scopre che a quell’indirizzo lavorano professionisti che collaborano con l’Ambasciata americana. Quindi l’hacker viene portato al ristorante Girarrosto fiorentino che De Marzio-Tela conosce molto bene: “Mangiano quelli dell’ambasciata americana, praticamente è a due passi dall’ambasciata”. E ancora: “Sono loro. Ora ti vorranno arruolare!” E da brava ex spia suggerisce: “Digli che sono un figlio di puttana e che faccio tutto per soldi e che tu puoi farmi avere informazioni false per salvarli tutti”. Più avanti poi parlano di Francesco Renda che chiamano Ciccio e del suo fantomatico ruolo in Acn: “Quindi – scrive Sem – ha accesso a un botto di roba”. L’Acn, spiega Tela si trova “in via Santa Susanna” dove “c’ era la sede del Cesis, dove si va a firmare quando sei assunto alla Presidenza” e comunque se Ciccio realmente è in Acn, prosegue De Marzio “ha accesso a un’infinità di informazioni. Ma tutte le interrogazioni sono controllatissime, ma se sono tutti d’accordo è più semplice”. Dopodiché una riflessione comune di entrambi sulla squadra Fiore. Sem: “Non è l’azienda Luxottica o Enel o altro, non sono i soldi. È riuscire a tenere in pugno le persone”. De Marzio concorda: “Sono d’accordo con te, i soldi sono per Ciccio e gli altri galoppini, chi li comanda vuole il potere”.
Una società di comodo americana
E così per capire, tocca tornare al primo tempo di questa storia, quando Renda rivela a Calamucci che la squadra Fiore, come loro, sta lavorando su Del Vecchio e in particolare su un ricatto con sue foto compromettenti. E’ durante il loro rapporto iniziato già nell’ottobre 2023 che in un viaggio a Roma, Calamucci scopre il nome di una società di comodo del gruppo Fiore. Si tratta della Fcc Usa Llc con sede in Liberty street a New York. “Dimmi chi sono – dice a De Marzio – , non squillare scrivi, siamo qui ora”. Poco dopo Tela lo informa: “Opera come First Capital, fornisce servizi di finanziamento del capitale circolante, il telefono è degli Emirati arabi”. Quel giorno, è il 12 dicembre 2023, Calamucci è con Renda per cercare di avere le foto compromettenti di Del Vecchio. Il “galoppino” del gruppo Fiore però fa melina, prima dice di sì poi non si fa sentire.
Foto hot di Del Vecchio jr, “operazione Piombo fuso”
La trattativa dura da ottobre. L’operazione, De Marzio, la chiama “Piombo fuso”. Il 21 ottobre, quando Calamucci a Roma incontra R., la trattativa sembra ben avviata. “Devo beccare R. – scrive Calamucci – se voglio i documenti”. Poche ore dopo: “Abbiamo trovato l’accordo”. Da mesi il gruppo Fiore sta raccogliendo foto imbarazzanti di Del Vecchio jr probabilmente per ricattarlo. Chi sia il mandante ancora oggi però non risulta chiaro. E quando il gruppo di via Pattari, che per Del Vecchio sta spiando l’allora fidanzata, inciampa in questa storia si mette pancia sotto per recuperare i documenti in accordo con lo stesso entourage del giovane erede di Luxottica. Ma l’operazione Piombo fuso risulterà più difficile del previsto e alla fine non troverà sbocchi. E però nelle decine di chat scambiate emergono particolari salienti sul gruppo Fiore. Tra questi il ruolo di vertice del “tabaccaio” che lo stesso Ciccio incontrerà nei pressi dei giardini di Villa Torlonia per decidere l’affare.
Il Tabaccaio amico della Cia
E’ il 22 novembre quando per la prima volta Renda fa riferimento al Tabaccaio. “Compà – scrive su Telegram a Calamucci – allora chiedo al tabaccaio, foto, contratti, prezzo se ha, un paio di foto carabinieri”. Il 27 ancora Ciccio Renda informa: “Comparuzzo, ieri visto tabbac, ha penso tutte le carte, stasera mi faccio le 4 foto che ti servono, lui non si era portato nulla cazzo di mal pensante ho detto che siamo persone di parola e oneste”. Al ché Calamucci informa De Marzio: “Mi dice ha chiesto dei soldi, pensavo 20k”. Il giorno dopo ancora l’hacker riferisce all’amico: “Ciccio sta per noi, oggi avremo tutto, se confermo la richiesta di soldi che farà il tabaccaio. Mi dice che lui ha chiesto 70, 20 fa ridere, il compromesso sta a 35. Poi pensiamo a un modo sicuro per scambiare il tutto”. La cifra reale è 70mila euro così come viene indicata nel decreto di perquisizione a carico di Renda indagato dalla procura di Roma perché membro della squadra Fiore.
La gola profonda del gruppo: “Io so tutto”
Immediatamente De Marzio che ha una fretta tremenda di avere quelle foto riferisce a Marco Talarico, Ceo della Lmdv di Del Vecchio e poi riporta: “Ok da Marco ora si organizza. Domani mattina prestissimo mi vedo con Marco!”. A dicembre durante la visita alla sede romana della società americana Fcc, Calamucci strappa apparentemente l’ok finale: “Patto fatto!”, scrive entusiasta. Alla fine il patto non si farà perché dice De Marzio: “Il tabaccaio si è sempre rifiutato di darvi i documenti; tutta la richiesta dei soldi e il seguito è stato architettato da F; F. ha chiesto al tabaccaio di reggergli il gioco promettendogli che non avrebbe dato niente”. Così sarà, nonostante Ciccio Renda, emerge dalle chat, continuerà a promettere e a scusarsi fino a confessare tutto l’opera del gruppo Fiore rispetto alle foto di Del Vecchio jr tirando in ballo anche una nota agenzia di intelligence privata francese diretta da un tale Eric. “Io so tutto – svela Ciccio – ho fatto tutto io il lavoro con R. e un altro che si chiama Eric e parla solo con me e R. Nel mese di marzo vengo contattato da R. che ho sempre saputo che lavorasse per la PdC (Presidenza del consiglio, ndr) per fare alcuni accertamenti investigativi. Poi mi ha fatto contattare dal tizio Erik che aveva i nomi e le cose da fare, il quale secondo me era un passacarte. Io mi metto in moto per eseguire il lavoro, poi prima di Pasqua mi spiegano che la situazione è delicata, ci sono più attori e non dobbiamo pestare i piedi a nessuno. Lo sai per me R. è da tempo fonte di guadagno ogni mese. Dopo mi è venuto in mente che visto che tutto era nelle tue zone tu potessi darmi una mano, ma alla fine mi sono fatto prendere la mano dai soldi. Ho cercato di vendere doppie le poche informazioni raccolte”. Insomma, dagli uomini della Presidenza del consiglio all’intelligence privata francese, fino al Tabaccaio ritenuto vicino al Viminale in rapporti con Robert Golerick, ex capocentro della Cia a Roma e con Alberto Manenti, ex capo del nostro servizio segreto interno (Aisi). Del primo l’agente Tela riferisce: “È in pensione ma vende i servizi alla Cia”. Del secondo: “E’ 100% Cia”.