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Bill e Hillary Clinton testimoniano sul caso Epstein: ecco i punti che il Congresso chiede di chiarire

Al momento l'ex commander-in-chief non è accusato di nessun reato. Peraltro Hillary ha dichiarato di non aver mai parlato né incontrato il finanziere. Ma ci sono molti elementi da spiegare: a partire dalle 17 visite che Clinton fece a Epstein quando era alla Casa Bianca
Bill e Hillary Clinton testimoniano sul caso Epstein: ecco i punti che il Congresso chiede di chiarire
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Lord Mendelson, Bill Gates, Sarah Ferguson. E molti altri. Anche l’ultimo rilascio degli Epstein files da parte del Dipartimento di Giustizia ha scosso il mondo della politica, case reali, personaggi del jet set. Senza dimenticare che ha omesso di tutelare alcune vittime – incluse minorenni all’epoca dei fatti – delle quali sono stati pubblicati nomi, foto e video in cui si trovavano nude. Ora anche il nome di Bill Clinton rientra nello scandalo: a quasi trent’anni dal caso Lewinsky – dopo un scontro che va avanti da mesi col presidente della commissione di vigilanza della Camera, James ComerBill e Hillary hanno deciso di testimoniare davanti al Congresso. E questa volta le conseguenze della stretta amicizia con il finanziere pedofilo potrebbero essere perfino più gravi per l’ex presidente.

Il rischio era troppo grande: l’accusa di oltraggio al Congresso, punibile con un anno di carcere o una multa di 100mila dollari. Oltre all’enorme macchia su una reputazione già messa a dura prova nel 1998 e ora più che mai traballante dopo la pubblicazione degli ultimi documenti sul caso. Files che hanno rivelato maggiori dettagli sui legami tra Epstein e Bill Clinton. Le deposizioni si svolgeranno il 26, l’ex segretaria di Stato, e il 27 febbraio, l’ex commander-in-chief. Sarà la prima volta che un ex presidente americano testimonierà davanti a una commissione del Congresso dai tempi di Gerald Ford nel 1983. I repubblicani vogliono che la testimonianza non abbia limiti di tempo e che sia registrata in audio e in video. Pare che i Clinton abbiano accettato tutte le condizioni ponendone solo una: che i colloqui siano pubblici, per evitare che i repubblicani possano strumentalizzare le loro dichiarazioni.

L’ex inquilino della Casa Bianca al momento non è accusato di nessun reato. Peraltro Hillary ha dichiarato di non aver mai parlato né incontrato Epstein. Ma la commissione guidata dai repubblicani chiede maggiore chiarezza su una serie di punti. Oltre alle foto imbarazzanti che ritraggono Clinton in situazioni sconvenienti con ragazze molto giovani, c’è la circostanza che quando era presidente Epstein ha visitato il numero 1600 di Pennsylvania Avenue ben 17 volte. Ci sono poi i registri del jet privato del finanziere che mostrano che Bill ha effettuato quattro voli internazionali nel 2002 e nel 2003. Poco dopo l’arresto di Epstein con l’accusa di traffico sessuale nel luglio 2019, il portavoce di Clinton confermò che l’ex presidente aveva viaggiato a bordo dell’aereo ma solo per viaggi legati alla sua fondazione. La posizione dell’ex presidente si è complicata poi dopo la recente pubblicazione da parte del dipartimento di Giustizia di milioni di pagine di documenti e immagini sul caso.

In questi mesi di braccio di ferro con il Grand Old Party l’ex presidente e l’ex segretaria di Stato hanno sostenuto di aver già fornito tutte le “poche informazioni” in loro possesso sul pedofilo morto suicida in carcere, accusando la commissione di “voler mettere in imbarazzo gli avversari politici su ordine di Donald Trump”. L’avvocato della coppia, Angel Ureña, ha sottolineato su X che i Clinton “hanno negoziato in buona fede”: “Voi no. Hanno detto sotto giuramento ciò che sanno ma a voi non importa”, ha attaccato il legale, che sabato aveva giocato l’ultima carta per evitare la deposizione proponendo invece un’intervista di quattro ore a Bill Clinton e una deposizione scritta per Hillary. Ma Comer aveva bocciato l’idea, spiegando di temere che l’ex presidente possa eludere le domande e far trascorrere il tempo senza fornire risposte concrete.

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