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“Quella scena l’ho vista con i miei occhi”: la cronista racconta cosa è successo prima del pestaggio del poliziotto a Torino

La giornalista freelance Rita Rapisardi stava seguendo gli scontri avvenuti dopo il corteo per Askatasuna: in un post su Facebook la sua testimonianza su cosa è accaduto nei secondi antecedenti al video diventato virale
“Quella scena l’ho vista con i miei occhi”: la cronista racconta cosa è successo prima del pestaggio del poliziotto a Torino
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“Fortuna vuole che quella scena l‘abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle”. La cronista Rita Rapisardi, giornalista freelance che sabato a Torino ha seguito per il Manifesto il corteo pro Askatasuna e poi gli scontri tra alcuni manifestanti e la polizia, racconta in un post su Facebook ciò che ha visto nei secondi precedenti al video diventato virale: quello in cui si vedono attivisti incappucciati pestare l’agente Alessandro Calista, mentre è a terra, anche con un martello. Il poliziotto 29enne è stato ricoverato in ospedale senza ferite gravi: oggi ha ricevuto la visita della premier Giorgia Meloni, mentre le forze di governo proprio sulla scorta di quel video invocano il pugno duro dei giudici e una nuova stretta normativa.

La giornalista Rapisardi ha assistito a tutta la scena. Per questo decide di ricostruire tutto il contesto in cui è avvenuta: “A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi”. Era però ancora una situazione di tensione, “perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate”. La cronista decide di tornare in corso Regina Margherita: “Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un’altro batte sull’angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto”.

A quel punto ecco la scena cruciale: “Vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero”, si legge nel post. Che prosegue: “Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un’asta in mano. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello)”, ricostruisce Rapisardi. Sono pochi attimi: “Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l’hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, ‘basta, basta, lasciamolo stare’. I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno”. Questa è la testimonianza fornita da chi era sul posto e ha visto la scena per intero.

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